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Previsioni Euribor e Irs del 21 luglio 2017

La risposta unanime del direttivo della Banca Centrale Europea ai rialzi dei rendimenti delle obbligazioni, anticipatori del graduale ritiro delle misure straordinarie espansive, ha messo in chiaro che viene prestata attenzione non solo al raggiungimento dell’obiettivo della crescita dei prezzi ma pure al modo in cui i mercati reagiscono alle novità economiche e finanziarie.euribor-360-gg-21-07-2017

Difatti se la Bce reputasse distorta la ricezione degli input, anche provenienti dalla sola comunicazione dell’autorità politica, sarebbe pronta a reagire all’irrigidimento delle condizioni monetarie e valutarie, che mettono a rischio la ripresa economica, azionando strumenti finalizzati ad ottenere risposta contraria ai rialzi delle ultime settimane.

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A fine seduta di giovedi, dopo la conferma dei tassi base tra cui il Refi allo 0%, la discesa di rendimento del Btp è stata pari a nove centesimi; il rendimento del Bund, invece, ha perso appena un centesimo secondo una dinamica ridotta e molto vicina a quella dei tassi future di Londra che proseguiva da inizio settimana ed aveva prodotto limature progressive lungo l’intera scaletta.

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Nell’immediato, quindi, l’intervento di Mario Draghi sembra aver sortito effetto principale sulla periferia europea, dove lo spread italiano è tornato ai minimi di gennaio.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-21-luglio-2017L’Euribor 3 mesi, dopo aver eguagliato per due sedute il minimo storico di aprile, il 21/07/2017 torna ad essere fissato a -0,331% sul mercato interbancario e continua ad essere visto in quota -0,32% per settembre prossimo.

A partire dalla scadenza di dicembre 2017, invece, le contrattazioni degli operatori del Liffe arrivano quasi a riprodurre l’appiattimento della curva delle attese fino a marzo 2018 (-0,295%) per effetto della strategia comunicativa dell’istituto centrale che in tal senso può essere considerata ancora una volta vincente.

Il ritmo delle rivisitazioni al ribasso per i tassi previsti si mantiene costante sui nove centesimi da marzo 2020 (0,18%) a marzo 2022 (0,8%).

Scende da 1,14% di venerdi scorso fino a 1,03% l’Euribor 3 mesi a fine 2022.

Anche per i tassi fissi non è arrivato il momento cruciale della fase al rialzo, ma il superamento di quota 0,5% per il decennale tedesco, il rafforzamento della moneta unica ai massimi dal 2015 proprio dopo la riunione Bce ed il rialzo del prezzo del petrolio rappresentano segnali molto significativi.

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Nella prima settimana di luglio l’unico spunto che spingeva i tassi ancor più verso l’alto era la lettura delle minute Bce da cui emergeva la discussione sulla possibilità di non estendere il QE oltre la scadenza programmata del 2017.

Gli investitori, con tutta evidenza, si dividevano in due correnti strategiche: coloro che scommettevano sull’anticipo dei tempi del tapering, basandosi sulle parole pronunciate da Draghi a Sintra, e vendevano Bund spingendolo verso il prossimo target 0,7%; coloro che mantenevano il titolo in portafoglio e sposavano la linea Bce, pronta a rafforzare il programma di acquisto delle attività se il cammino dell’inflazione a “dente di sega” rappresentasse un impedimento alla formazione di un trend duraturo al rialzo.

Il Btp, causa lentezza per le riforme strutturali, risultava particolarmente penalizzato e lo spread aumentava a 177 p.b.; Irs 10 anni all’1% il 7 luglio.

La settimana dal 10 al 14 luglio procedeva a sedute alterne: speculazione sulla futura politica restrittiva Bce e ricoperture alternavano il segno dei movimenti dei tassi.

futures-sul-bund-eurex-21-luglio-2017E’ ancora presto per dire se il Bund ha traslato il trading range da 0,2-0,5% a 0,4-0,7%, ma è un dato certo che giovedi 13 abbia superato quota 0,6% come non succedeva da gennaio 2016. L’Irs 10 anni chiudeva a 0,96%.

Nell’ultima settimana tutto il comparto obbligazionario della zona Euro ha beneficiato della prudenza manifestata dalla Bce, di pari passo con gli insuccessi politici di Trump e con i dati macro poco brillanti che hanno suggerito alla governatrice Yellen altrettanta prudenza.

irs-21-07-2017Il 21 luglio 2017 l’Irs 10 anni viene fissato al ribasso in quota 0,9% anche grazie al contributo del Btp, il cui rendimento sceso a 2,08% riporta lo spread a 157 punti base.

Le aspettative sul tasso fisso di fine mese, tuttavia, vanno tarate tenendo in considerazione non solo quella parte di investitori che precorrono i tempi contro ogni evidenza ma anche i fattori del tasso di cambio e del petrolio che stanno cambiando gli equilibri indicati nelle precedenti previsioni: la fascia di oscillazione dell’Irs 10 anni sembra spostarsi e ampliarsi verso l’alto tra quota 0,75% e quota 1,05%.

Rimane confermato che il mercato non si trova nella fase di salita dei tassi ma è evidente l’attraversamento di un momento critico, di avvicinamento ai nuovi target che saranno imposti dalle banche centrali, in cui eventuali accelerazioni verso l’alto saranno favorite da volumi estivi tipicamente limitati.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 28 luglio 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 9 giugno 2017

Il mercato secondario e quello dei derivati di Londra archiviano una settimana caratterizzata da tassi in discesa ma priva di sussulti, durante la quale la Banca Centrale Europea ha eliminato ogni riferimento a possibili futuri nuovi tagli dei tassi base (Refi sempre nullo e Deposit Rate sempre a -0,4% come da previsioni di venerdi scorso).

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Il messaggio arrivato agli operatori, nelle linee generali che fondano anzitutto sulle prospettive d’inflazione a medio termine riviste verso il basso per i minori prezzi del petrolio, comunica un sostanzioso allungamento dei tempi per la realizzazione della exit strategy: contrariamente al predicato dei banchieri del nord, la Bce rimane pronta ad aumentare il programma di acquisto delle attività in termini di dimensione e/o durata.euribor-360-gg-9-giu-17

Le pressioni maggiori sui tassi del Liffe, al ribasso nella seduta di martedi, sono state esercitate con la consapevolezza della continua crescita economica europea, evidenziata in particolare dal settore delle vendite al dettaglio, ma col segnale predominante dei riflessi sul petrolio per la rottura delle relazioni tra Stati arabi e Qatar.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-9-giugno-2017

Il 9 giugno 2017 i tassi impliciti nei futures sull’Euribor 3 mesi riflettono appena sulle prime scadenze disponibili i ribassi del mercato interbancario (fixing -0,331%): aspettativa -0,31% a dicembre, quando inizia ad essere apprezzabile l’aumento di pendenza per la curva.

Quota -0,29% vista per marzo dell’anno prossimo, epoca in cui appaiono molto basse le probabilità che i derivati attribuiscono ad un rialzo del tasso sui depositi per 10 punti base.

Senza grandi novità sul lungo termine, le scadenze a cavallo tra il 2018 ed il 2019 associate a tassi future compresi tra -0,19% e -0,145% subiscono ribassi che, per quanto limitati, aiutano i mutuatari nel pagamento delle rate.

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Anche il mercato delle obbligazioni, nell’orizzonte temporale più vicino, offre il medesimo scenario laterale.

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Nella seconda metà di maggio, col Treasury fermo e con i dati macro europei buoni, la discesa di rendimento del Bund appariva imputabile al calo del prezzo del petrolio: paradossalmente, proprio nel giorno del prolungamento (scontato) dei tagli decisi dall’OPEC per nove mesi, il mercato reagiva all’esclusione di un’ulteriore riduzione dell’output in discussione al momento. L’Irs 10 anni, che aveva tentato la risalita, calava da 0,86% a 0,8% rimanendo invariato a sette giorni.

Nella settimana tra fine maggio e inizio mese corrente la creazione di posti di lavoro negli Usa deludeva e l’inflazione europea scendeva bruscamente su base annua: nonostante la comunicazione di altri dati macro positivi per entrambe le aree economiche, la discesa dei tassi per i benchmark europeo e americano si fondeva alla salita forte del tasso Btp. Irs 10Y a 0,79% il 2 giugno, dopo aver disatteso le aspettative.

Negli ultimi giorni i toni rassicuranti ed espansivi di Mario Draghi e l’esito delle urne britanniche hanno tolto pressione all’obbligazionario europeo: a beneficiarne sono stati principalmente i decennali italiani che hanno ridotto lo spread dello 0,15% anche grazie ai flussi di acquisto per l’allontanamento delle elezioni, conclusione implicita nel fallito accordo sulla legge elettorale.futures-sul-bund-eurex-9-giu-17

Il rialzo dei tassi Usa per mercoledi prossimo è già scontato dagli investitori, che adesso temono revisioni al ribasso nelle stime del Pil e impediscono di prendere quota al rendimento del Treasury.

Il secondo fattore da tenere in considerazione è rappresentato dal prezzo del petrolio che non ha imboccato la via della salita, ma anzi scende. Se le recenti spinte inflattive nella zona euro avevano tratto origine da questa componente esogena, va sé che le aspettative di tapering subiscono ora un duro colpo.irs-9-giu-17

Le variazioni del Bund nella fascia di rendimento 0,2-0,5% sono destinate a prolungarsi nel tempo, e con esse i movimenti in orizzontale del tasso fisso intrappolato dalle politiche divergenti delle banche centrali: pertanto le previsioni di fine giugno per l’Irs 10 anni, fissato a 0,78% venerdi 9, delineano una banda di oscillazione che va da un minimo di 0,67% ad un massimo di 0,89%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 16 giugno 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 30 giugno 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 28 aprile 2017

Attentissimo a calibrare la comunicazione nel corso della conferenza stampa di giovedi, per evitare fraintendimenti Mario Draghi ha definito debole l’inflazione di base nell’area Euro, perciò bisognosa di un elevato livello di accomodamento monetario, e privo di persistenza il livello generale dei prezzi che dovrebbe invece mantenersi idealmente poco sotto il 2% per ciascuno dei Paesi membri.

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Questi concetti, espressi poco dopo l’annuncio sul previsto mantenimento a condizioni invariate per QE e tassi base (Refi 0% e tasso sui depositi bancari a -0,4%), hanno inciso nella giusta direzione e misura sui listini azionari e sui rendimenti europei, sin troppo vivacizzati da altre novità nel corso delle sedute precedenti.euribor-360-gg-28-aprile-2017

Tra lunedi e martedi l’esito delle elezioni francesi, per quanto non definitivo, aveva suscitato la reazione positiva (e probabilmente spropositata) dei traders sui mercati finanziari che poi si è tramutata nella vendita rapida dei titoli rifugio, solo in minima parte mitigata dalle correzioni di mercoledi: sul tratto di scaletta corrispondente all’anno 2020, a titolo d’esempio, le increspature dei tassi future sul Liffe avevano raggiunto la misura degli otto centesimi.

In chiusura di settimana, nonostante con grande sorpresa l’inflazione di aprile da fonte Eurostat venga rilevata in crescita oltre le attese sulla lettura preliminare, e ancor più nella componente core, i tassi previsti dagli operatori sul breve termine si abbassano per segnalare il ruolo predominante della dialettica credibile usata dall’autorità monetaria, attenta pure a quantificare la variabilità nella successione storica dei prezzi che giustifica la forward guidance.

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Il 28 aprile 2017 la prima previsione disponibile per l’Euribor 3 mesi, -0,33% di metà giugno, si riallinea al fixing -0,329% che sul mercato interbancario è stato confermato per l’intera settimana in forza di un eccesso di liquidità sistemico a quota 1.600 miliardi di euro. Il maggior ribasso per i prossimi dodici mesi tocca il tasso di metà settembre, visto a -0,32%.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-28-aprile-2017

Oltre la scadenza di marzo 2018, invece, prevalgono movimenti dei derivati che rafforzano l’andamento crescente dei tassi nominali: Euribor 3 mesi visto in quota 0,105% per fine 2019.

Considerate le ultimissime stime di inflazione per lo stesso anno 2019, il corrispondente tasso reale si troverà attorno al’1,7% negativo.

Superato il primo turno delle elezioni francesi, gli operatori hanno esercitato pressioni verso l’alto sul tratto di medio e lungo termine delle curve di rendimento in Europa perché, come descritto, sono tornati ad attribuire importanza ai fatti economici.

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Fino a metà mese si segnalava la continua avversione al rischio per la situazione politica internazionale, con gli Usa pronti allo scontro militare, e per il destino della moneta unica legato all’esito delle elezioni in Francia (con la candidata Le Pen sfavorita, tuttavia).

Con l’appoggio di un Treasury a tasso inferiore a quello preelettorale, il Bund scendeva ininterrottamente fin sotto quota 0,19% ma l’Irs10 anni rimaneva fermo tre sedute in quota 0,71% sostenuto dal Btp di nuovo sopra il 2,3% (Oat in calo).

Nella settimana tra il 17 ed il 21 la conferma dell’inflazione preliminare non spostava nulla, mentre il clima di tensioni politiche non riusciva ad impedire lievi rialzi dei tassi dovuti a riposizionamenti tecnici, suggellati in chiusura dalla continua crescita record della manifattura e dei servizi nell’Eurozona secondo il Markit flash di aprile. Col governativo americano fermo a 7 giorni, il rendimento del Bund risollevava in pari misura l’Irs10 a 0,76% in chiusura.

Nell’ultima settimana la crescita dell’Irs 10Y, fissato a 0,79% il 28/04/2017, è risultata in linea con le attese formulate nell’ipotesi di mancato successo elettorale per il partito di Marine Le Pen, e soltanto in parte può essere imputata al dato dell’inflazione flash di aprile e alle buone trimestrali.

irs-28-aprile-2017Se da un lato l’avversione al rischio per la disgregazione dell’Eurozona ha superato la fase acuta (Le Pen appare distanziata da Macron nelle proiezioni del secondo turno), dall’altro il quadro macroeconomico sulle due sponde dell’Atlantico viene ridimensionato nelle stime degli analisti: per le prossime settimane non sembra quindi ipotizzabile il terzo tentativo di avvio di una robusta fase rialzista, a suggello della quale occorrerebbe un barile di greggio stabilmente sopra i 60$.

Il Bund si muove nel trading range 0,2%-0,5% da dicembre scorso, e l’analisi dell’ultimo mese indica il rientro del differenziale col Treasury per 20 punti base ed il mantenimento di quello col Btp sui 200 punti.futures-sul-bund-eurex-28-aprile-2017

Nell’ipotesi più accreditata di sconfitta del partito anti-europeista l’Irs 10 anni verrebbe sospinto dalle vendite del governativo tedesco verso quota 0,92% per fine maggio (e posto che il mese prossimo il ruolo della Fed si manterrà neutrale); diversamente si assisterebbe ad una nuova fase di ricerca del titolo rifugio col tasso fisso in ribasso a 0,65%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 5 maggio 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 19 maggio 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 10 marzo 2017

E’ solo in parte imputabile alla dialettica di Mario Draghi la prosecuzione del movimento rialzista dei tassi di interesse attesi sul Liffe a partire dalla seconda metà dell’anno.

Le increspature di giovedi, che avevano fatto seguito a quelle della seduta prima, non hanno a che vedere con indirizzi innovativi di politica monetaria Bce, confermata con l’ultimo meeting nei tassi base (Refi 0%) e nella portata del Quantitave Easing. L’inflazione europea in aumento, infatti, dovrà fornire duraturi segnali di ripresa nella componente di fondo e la sola sottolineatura rilevante del governatore ha riguardato il venir meno del senso di urgenza per l’adozione di nuove misure atte a contrastare il rischio deflazione.

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tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2022-liffe-10-marzo-2017La rivisitazione verso l’alto dei tassi Euribor 3 mesi previsti il 10 marzo 2017, che per la seconda volta non tocca le scadenze più vicine ma risulta superiore allo 0,2% nell’arco settimanale, rende più ripida la curva e aumenta l’escursione tra i due estremi: dall’1,33% si passa ora all’1,515% tra massimo e minimo atteso.

La scadenza di giugno, dove il tasso viene confermato a 0,29%, rimane influenzata dall’andamento del mercato interbancario che strabocca di liquidità: l’Euribor 3 mesi fissato per l’ennesima seduta a -0,329% in data 10/03/2017, infatti, presenta uno storico orizzontale a partire dalla seconda metà di gennaio.

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Parametro dei mutui a tasso variabile in quota -0,2% per fine anno, quando la Bce non avrà ancora toccato il tasso sui depositi (-0,4%).

Euribor 3 mesi positivo a fine 2018 (0,02%) e sopra quota 1% a metà 2022.

La causa scatenante i rialzi delle ultime settimane risiede nell’atteggiamento di un numero sempre maggiore di operatori attenti a ciò che accade oltreoceano.

I segnali di miglioramento per l’occupazione nordamericana non conoscono soste e, uniti al segno di altri indicatori economici, rafforzano sempre più l’idea del ritocco dei tassi Usa in occasione della riunione programmata per mercoledi 15. Attualmente i futures sui Fed funds indicano due manovre entro l’anno: la direzione del Treasury, come è noto, influenza il tasso fisso europeo che sulla durata decennale ha ormai superato lo 0,9%.eurirs-10-mar-17

A metà febbraio le minute Bce rivelavano novità importanti sulla variazione della “capital key rule” che consentirà di recare ulteriore aiuto ai periferici italiani e spagnoli: il rientro del tasso Btp portava subito in basso l’Irs 10 anni a quota 0,76%.

Dopo il 20 febbraio continuavano a manifestarsi le paure per la politica europea con l’allargamento dello spread francese, imputabile alla deriva separatista del partito di Marine Le Pen, e con l’accentuazione degli acquisti sui titoli rifugio che portavano a -0,97% il governativo tedesco a due anni.

In clima di piena avversione al rischio, a cui contribuiva la percezione delle difficoltà realizzative della politica americana promessa all’elettorato, Bund e Irs 10 chiudevano rispettivamente a 0,19% e 0,69% la seduta del 24.

Previsioni corrette per il verificarsi del fenomeno flight to quality a fine febbraio (per la precisione: IRS10Y a 0,72% il 1° marzo).

Tuttavia il rendimento del decennale tedesco, a cavallo tra il mese passato e marzo, riceveva una serie di spinte verso l’alto per vari motivi: i dati europei sulla produzione convincenti, l’inflazione euro giunta al 2%, la dialettica di Trump su fisco, infrastrutture e ridimensionamento dell’Obamacare intonata con quella della Yellen sul numero dei rialzi annui per i tassi base.

Il Treasury tornava così al minimo relativo da febbraio ed il rendimento si muoveva all’unisono con quello del Bund che guadagnava 17 punti base in soli sette giorni, facendo passare l’Irs10 da 0,69% a 0,82%.

Nell’ultima settimana i toni meno accomodanti del presidente Bce hanno influenzato tutto il mercato obbligazionario: il titolo Usa, salito fino al 2,607% per poi assestarsi al 2,58%; il Bund che chiude vicino allo 0,5%; il Btp in salita a 2,37%.

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I timori sulle elezioni francesi (comunque in rientro) non sembrano impedire la fase discendente del titolo tedesco ma possono solo rallentarla: dopo il tentativo fallito circa un mese fa, se è corretta l’ipotesi di ingresso nella fase di vendita del tasso fisso, l’Irs 10 anni raggiungerà quota 1,26% per fine marzo.

Questo secondo tentativo di rialzo dei tassi originerebbe dal Treasury che punta al 3% e culminerebbe con la proiezione dell’Irs 10 verso il livello 1,32% secondo un percorso rapido e costellato di imprevisti (tra questi ultimi, il WTI tornato a 48 euro al barile!).

futures-sul-bund-eurex-10-mar-17L’ipotesi alternativa che perde probabilità, ma che ancora non può essere considerata debole, tornerebbe a vedere gli investitori attratti dai porti sicuri: in tal caso l’Irs10 oscillerebbe gradualmente attorno a quota 0,83% per fine mese.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 17 marzo 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 7 aprile 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 20 gennaio 2017

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Nel corso di una conferenza stampa piuttosto noiosa, chiusa opportunamente con un quarto d’ora di anticipo prima che potesse cadere dalla sedia un’assonnata giornalista intervenuta, il governatore Draghi ha illustrato lo scontato (e di fatto previsto) mantenimento della politica monetaria europea in termini di tassi base (Refi 0% e Deposit Rate -0,4%) e QE (80 miliardi di euro al mese fino a marzo, quindi 60 fino a dicembre).euribor-360-gg-20-1-17

Il motivo non può che essere individuato nelle pressioni sui prezzi che permangono limitate, nonostante la componente energetica abbia trainato il rialzo recente dell’inflazione. Né, in generale, si avvertono segnali di rafforzamento della ripresa economica globale.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2022-liffe-20-gennaio-2017Proprio la giornata di mercoledi, in cui era stata fornita la lettura definitiva sulla dinamica dei prezzi al consumo nell’Eurozona di dicembre, era stata caratterizzata dai maggiori rialzi dei tassi future sul Liffe; quindi aumento lieve per giovedi, di pari passo con i tassi sul mercato secondario che non beneficiava dei listini azionari europei tutti in rosso (ad eccezione di Piazza Affari).

Sul mercato interbancario sia l’Euribor 1 mese che l’Euribor 3 mesi (-0,328%) hanno iniziato e concluso la settimana con la stessa quotazione, anche se quest’ultimo ha stabilito il nuovo record un millesimo più in basso. E’ sceso l’Euribor 6-12 mesi.

La curva dei tassi Euribor 3 mesi previsti in data 20/01/2017 prosegue ad alternare il segno dei movimenti: stavolta sempre positivi, i differenziali incidono a partire dal breve termine. Ribadita l’esclusione del tapering anche da parte di Benoit Coeuré, le increspature di metà e fine anno (-0,31% e -0,265%) per l’Euribor 3 mesi sono imputabili all’onda lunga delle ferme intenzioni manifestate oltreoceano a dare seguito al ciclo rialzista dei tassi.

Euribor 3 mesi positivo già a settembre 2019 con quota 0,025%.

Nonostante la previsione di marzo prossimo si mantenga allineata al fixing, l’irrigidimento della curva è misurato dalla maggiore escursione coi valori di lungo termine: 1,36% è la distanza complessiva che separa l’Euribor 3 mesi da quota 1,035%, raggiunta in poco meno di sei anni, contro la distanza 1,23% stimata la settimana scorsa.

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L’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti è l’occasione di cambiamento che i mercati obbligazionari aspettavano da molto tempo: non a caso il tasso del Bund si è avvicinato sempre più al limite superiore del trading range.

Nella prima settimana dell’anno l’inflazione della Germania risultava in salita oltre le attese, preludio di un ritorno alla carica da parte dei falchi tedeschi desiderosi di porre termine alla politica ultra-espansiva Bce. Anche l’inflazione europea, in crescita come non accadeva dal 2013, e la risalita dei salari Usa che faceva leva sul Treasury, venduto assieme ai governativi europei, caratterizzavano questo periodo in cui l’Irs 10 anni risaliva a 0,74%, curiosamente proprio in concomitanza con la ripresa degli acquisti di titoli condotti dalla Bce nell’ambito del Quantitative Easing.

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Nella settimana dal 9 al 13 gennaio si segnalava il solo taglio della produzione petrolifera dell’Arabia Saudita prima della chiusura dell’Irs 10Y a 0,72%.

Nelle ultime sedute i rendimenti delle obbligazioni europee sono apparsi condizionati più dai commenti della Yellen che da quelli dei banchieri Bce: il Treasury pesante ha risollevato il rendimento del Bund oltre quota 0,4% come non accadeva da un anno esatto e l’Irs 10 anni è stato fissato a 0,79% il 20 gennaio 2017.eurirs-20-1-17

I mercati finanziari sono giunti al bivio da cui origina la fase ascendente dei tassi: se Donald Trump riuscirà a far “comprare e assumere americano”, dimostrando di saper passare dagli slogan della campagna elettorale ai numeri dell’economia reale, allora la rotazione dei portafogli indirizzerà il denaro sulle attività di rischio e i titoli governativi torneranno ad offrire percentuali interessanti.

Se ciò dovesse accadere l’Irs 10 anni punterebbe gradualmente verso quota 1,10%.

futures-sul-bund-eurex-20-1-17Se invece Trump non riuscisse a governare con la stessa disinvoltura con cui gestisce il proprio profilo social, allora il Bund stazionerebbe ancora entro i limiti dell’attuale trading range mantenendo stabile l’Irs 10 anni a 0,76% per fine gennaio.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 27 gennaio 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 10 febbraio 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 9 dicembre 2016

Da previsioni poco variate entro l’orizzonte temporale 2018, dove le limature non raggiungono i due centesimi per la seconda settimana di seguito, si conclude che gli operatori sui futures di Londra stanno ancora stimando gli effetti del prolungamento della politica ultra-espansiva oltre il mese di marzo, ipotesi a cui avevano aperto con cautela senza rappresentare una situazione dei tassi di interesse caratterizzata da elementi di assoluta novità.

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I banchieri europei, dopo l’ultimo incontro dell’anno tenutosi giovedi, da un lato hanno confermato i tassi base (Refi 0%) e dall’altro hanno esteso il limite temporale del Quantitative Easing a tutto il 2017. Tuttavia il prolungamento annunciato sarà contemperato dalla riduzione dell’importo mensile degli acquisti, in discesa da 80 a 60 miliardi di euro a partire dal prossimo aprile.

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La Bce, inoltre, ha reso più elastico il programma riservandosi da gennaio la facoltà di acquisire titoli a durata residua anche inferiore ai due anni, ma superiore ad uno, e con rendimenti di mercato che potranno essere inferiori al deposit rate (confermato a -0,4%).

Come Draghi ha precisato, la decisione presa a maggioranza non attiene al tapering perché il direttivo non ha discusso il progressivo alleggerimento delle operazioni di acquisto fino a zero ma anzi il programma potrebbe tornare ad essere rinforzato per volume o durata sulla base della velocità di avvicinamento all’obiettivo inflazionistico fissato per mandato.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2022-liffe-9-dicembre-2016Giovedi sul Liffe, a fine seduta, limature minime fino a tutto il 2018 e increspature sul tratto medio-lungo, secondo un copione già sperimentato che vede agire forze di segno opposto tra la prima e la seconda parte della curva dei tassi previsti, resa in tal modo più ripida.

Se le scadenze più lontane tengono conto della salita dei rendimenti per vari motivi, ai quali si è aggiunto in settimana il rialzo delle previsioni Eurostat sul Pil Eurozona a base annua, le attese sui tassi nei prossimi mesi riflettono anche la mole notevole di liquidità (eccesso sistemico vicino ai 1.200 miliardi di euro e destinato a salire) che nelle ultime sedute ha schiacciato l’Euribor 3 mesi verso nuovi record: il fixing -0,316% del 9 dicembre 2016 si pone poco sopra il minimo storico (-0,318%) registrato il giorno prima sull’interbancario.euribor-360-gg-9-dic-2016

Tasso a scadenza trimestrale visto a -0,29% a giugno dell’anno prossimo, mentre nel 2019 il tasso reale tenderà ad avvicinarsi all’1,7% negativo.

Euribor 3 mesi in quota 0,7% a fine 2021, sei centesimi sopra l’ultima previsione.

Chiuso il lunghissimo periodo dei rendimenti delle obbligazioni decennali ai minimi storici, affiora sempre più l’idea di un mondo finanziario fatto da tassi normalmente positivi.

Ma il passaggio non può essere immediato ed il contesto attuale prevede un braccio di ferro tra quanti venderanno il titolo rifugio tedesco, correlato al Treasury, e quanti lo acquisteranno aiutati dal QE.

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Nella seconda parte del mese scorso l’emotività continuava ad essere presente sui mercati ma l’effetto delle elezioni americane andava spegnendosi: volava il Treasury a 2,36% aiutato dalle parole della Yellen che definiva breve il tempo rimasto prima della stretta. Si allargava lo spread tra governativi Germania e Usa e poi l’Irs, dopo aver vissuto un massimo relativo a quota 0,74% come se Trump fosse stato eletto governatore della Bce, chiudeva il 18 novembre a 0,68% (invariato a 7 gg).

La settimana successiva il Treasury manteneva inalterato il rendimento, segnale verde per i mercati obbligazionari che, sulla via del completamento delle operazioni di aggiustamento, avevano già incamerato le aspettative di inflazione alta ed elevato debito pubblico per la politica di Trump.irs-9-dic-2016

Il Btp si teneva saldo al 2,1% perché la speculazione lucrava sul “No” al referendum, sulla fine della fase delle riforme in Italia e più in genere della moneta unica europea: chi vendeva carta italiana comprava Bund, che perdeva tre punti base in una settimana esattamente come l’Irs che scendeva a 0,65% venerdi 25.

Nella settimana a cavallo tra novembre e dicembre tornava a perdere quota il governativo Usa soprattutto per l’accordo inaspettato Opec sul taglio alla produzione di greggio che favorirà la ripresa dell’inflazione.

Seguiva il Bund (spread inalterato a 170 pb) ma risaliva il Btp (spread rientrato per 20 pb) perché il mercato, che aveva già scontato il NO alle urne, teneva conto del sostegno implicito della Bce al post referendum calcolando il prolungamento del QE (inflazione core stabile secondo stima flash Eurostat).

Con l’aggiunta di un nuovo fattore destabilizzante per i mercati (primo accordo OPEC dal 2008!) che escludeva il rimbalzo del Bund, dopo aver toccato nuovamente quota 0,74% l’Irs10Y chiudeva la settimana a 0,69%.

La riduzione futura del volume degli acquisti programmati, decisa giovedi dalla Bce, riflette la fiducia che l’autorità politica comunica agli investitori in merito alla ripresa economica del vecchio continente, certificata da Eurostat nell’ultima settimana. Inoltre la possibilità di acquisto per titoli a durata residua sotto i 24 mesi sottrarrà risorse per l’investimento sui decennali: l’insieme di questi fattori ha agito nel senso di un irrigidimento della curva dei rendimenti che pertanto, a lungo e lunghissimo termine, segnala adesso percentuali maggiori. Dopo rialzi generalizzati per i rendimenti governativi attorno allo 0,1% su base sette giorni, l’Irs 10 anni viene fissato a 0,78% in data 09/12/2016.futures-sul-bund-eurex-9-dic-16

La stabilità del Treasury dopo la manovra Fed, già scontata per il 14 dicembre prossimo, costituisce presupposto per alimentare la fase attuale di trading range: la previsione 0,74% per l’Irs 10 anni a fine dicembre va intesa come conseguente alla presenza sul mercato di movimenti orizzontali.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 16 dicembre 2016”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 30 dicembre 2016”)


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