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Previsioni Euribor e Irs del 21 luglio 2017

La risposta unanime del direttivo della Banca Centrale Europea ai rialzi dei rendimenti delle obbligazioni, anticipatori del graduale ritiro delle misure straordinarie espansive, ha messo in chiaro che viene prestata attenzione non solo al raggiungimento dell’obiettivo della crescita dei prezzi ma pure al modo in cui i mercati reagiscono alle novità economiche e finanziarie.euribor-360-gg-21-07-2017

Difatti se la Bce reputasse distorta la ricezione degli input, anche provenienti dalla sola comunicazione dell’autorità politica, sarebbe pronta a reagire all’irrigidimento delle condizioni monetarie e valutarie, che mettono a rischio la ripresa economica, azionando strumenti finalizzati ad ottenere risposta contraria ai rialzi delle ultime settimane.

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A fine seduta di giovedi, dopo la conferma dei tassi base tra cui il Refi allo 0%, la discesa di rendimento del Btp è stata pari a nove centesimi; il rendimento del Bund, invece, ha perso appena un centesimo secondo una dinamica ridotta e molto vicina a quella dei tassi future di Londra che proseguiva da inizio settimana ed aveva prodotto limature progressive lungo l’intera scaletta.

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Nell’immediato, quindi, l’intervento di Mario Draghi sembra aver sortito effetto principale sulla periferia europea, dove lo spread italiano è tornato ai minimi di gennaio.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-21-luglio-2017L’Euribor 3 mesi, dopo aver eguagliato per due sedute il minimo storico di aprile, il 21/07/2017 torna ad essere fissato a -0,331% sul mercato interbancario e continua ad essere visto in quota -0,32% per settembre prossimo.

A partire dalla scadenza di dicembre 2017, invece, le contrattazioni degli operatori del Liffe arrivano quasi a riprodurre l’appiattimento della curva delle attese fino a marzo 2018 (-0,295%) per effetto della strategia comunicativa dell’istituto centrale che in tal senso può essere considerata ancora una volta vincente.

Il ritmo delle rivisitazioni al ribasso per i tassi previsti si mantiene costante sui nove centesimi da marzo 2020 (0,18%) a marzo 2022 (0,8%).

Scende da 1,14% di venerdi scorso fino a 1,03% l’Euribor 3 mesi a fine 2022.

Anche per i tassi fissi non è arrivato il momento cruciale della fase al rialzo, ma il superamento di quota 0,5% per il decennale tedesco, il rafforzamento della moneta unica ai massimi dal 2015 proprio dopo la riunione Bce ed il rialzo del prezzo del petrolio rappresentano segnali molto significativi.

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Nella prima settimana di luglio l’unico spunto che spingeva i tassi ancor più verso l’alto era la lettura delle minute Bce da cui emergeva la discussione sulla possibilità di non estendere il QE oltre la scadenza programmata del 2017.

Gli investitori, con tutta evidenza, si dividevano in due correnti strategiche: coloro che scommettevano sull’anticipo dei tempi del tapering, basandosi sulle parole pronunciate da Draghi a Sintra, e vendevano Bund spingendolo verso il prossimo target 0,7%; coloro che mantenevano il titolo in portafoglio e sposavano la linea Bce, pronta a rafforzare il programma di acquisto delle attività se il cammino dell’inflazione a “dente di sega” rappresentasse un impedimento alla formazione di un trend duraturo al rialzo.

Il Btp, causa lentezza per le riforme strutturali, risultava particolarmente penalizzato e lo spread aumentava a 177 p.b.; Irs 10 anni all’1% il 7 luglio.

La settimana dal 10 al 14 luglio procedeva a sedute alterne: speculazione sulla futura politica restrittiva Bce e ricoperture alternavano il segno dei movimenti dei tassi.

futures-sul-bund-eurex-21-luglio-2017E’ ancora presto per dire se il Bund ha traslato il trading range da 0,2-0,5% a 0,4-0,7%, ma è un dato certo che giovedi 13 abbia superato quota 0,6% come non succedeva da gennaio 2016. L’Irs 10 anni chiudeva a 0,96%.

Nell’ultima settimana tutto il comparto obbligazionario della zona Euro ha beneficiato della prudenza manifestata dalla Bce, di pari passo con gli insuccessi politici di Trump e con i dati macro poco brillanti che hanno suggerito alla governatrice Yellen altrettanta prudenza.

irs-21-07-2017Il 21 luglio 2017 l’Irs 10 anni viene fissato al ribasso in quota 0,9% anche grazie al contributo del Btp, il cui rendimento sceso a 2,08% riporta lo spread a 157 punti base.

Le aspettative sul tasso fisso di fine mese, tuttavia, vanno tarate tenendo in considerazione non solo quella parte di investitori che precorrono i tempi contro ogni evidenza ma anche i fattori del tasso di cambio e del petrolio che stanno cambiando gli equilibri indicati nelle precedenti previsioni: la fascia di oscillazione dell’Irs 10 anni sembra spostarsi e ampliarsi verso l’alto tra quota 0,75% e quota 1,05%.

Rimane confermato che il mercato non si trova nella fase di salita dei tassi ma è evidente l’attraversamento di un momento critico, di avvicinamento ai nuovi target che saranno imposti dalle banche centrali, in cui eventuali accelerazioni verso l’alto saranno favorite da volumi estivi tipicamente limitati.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 28 luglio 2017”)

Previsioni Irs del 30 giugno 2017

A giugno il tasso base applicato ai mutui con durata decennale è rimasto per molte sedute sotto quota 0,8%.

Fino a metà mese aumentava l’offerta di petrolio per la ripresa a pieno ritmo delle trivellazioni americane: nonostante l’intervento Opec, il Wti finiva a 44$ al barile.

La Federal Reserve rialzava i tassi come da previsioni ma non sembrava cambiare la propria forward guidance.

Il Btp continuava a beneficiare dell’effetto delle elezioni amministrative e l’Irs 10anni chiudeva in lieve calo a 0,76%.

La settimana dal 19 al 23 giugno vedeva stabili il Treasury e la discesa dei tassi europei, parallela alla diminuzione della volatilità che però non riguardava il decennale italiano: continuava infatti il rally del Btp che scendeva sotto l’1,9%, per poi risalire poco in chiusura di settimana per effetto delle prese di beneficio. Proseguiva a scendere forte pure il prezzo del petrolio a causa delle petroliere cariche in cerca di acquirenti che trascinavano il WTI a 42$.

Nell’ultima settimana del mese, col Bund prossimo al limite superiore del trading range e l’Irs 10Y poco sopra quota 0,7%, gli operatori hanno tratto rapido profitto dalla vendita di attività a prezzi (relativamente) alti: il pretesto è stato fornito dalle parole di Mario Draghi, espresse al di fuori del contesto istituzionale ed interpretate a senso unico, riguardanti da un lato l’ampliamento della ripresa economica europea e l’estemporaneità dei fattori che rallentano la dinamica dei prezzi, dall’altro la continuità del programma Quantitative Easing.irs-30-giugno-2017

Quasi a nulla sono valse le parole di Constancio sulla lettura inappropriata dei mercati, concentrati su una dialettica che sarebbe stata anticipatrice del tapering; né è stata di alcun aiuto la stima preliminare Eurostat al ribasso per l’inflazione di giugno, nuovamente lontana dal cancelletto Bce.

Il rendimento del Bund torna vicino al limite teorico massimo di periodo 0,47%, quello del Btp guadagna la bellezza di un quarto di punto percentuale in cinque sedute e l’Irs 10 anni chiude il mese a 0,9%, praticamente al limite superiore indicato nelle previsioni del 9 giugno.

I futures prezzano un solo intervento al rialzo sui tassi base Usa per dicembre e la Bce, che manterrà il programma di acquisti invariato per tutto l’anno, difficilmente utilizzerà una dialettica restrittiva prima della fine dell’estate: entrambi i fattori impediscono di ipotizzare come imminente la fase in salita del tasso fisso.

futures-sul-bund-eurex-30-06-2017Rimane quindi confermato l’andamento laterale dei tassi che si muoveranno verso l’alto o verso il basso in base alla speculazione di mercato e dietro suggerimento della vera grande incognita rappresentata dal petrolio.

Previsioni Irs 10 anni in ribasso rispetto al fixing del 30/06/2017 e circoscritte alla fascia 0,68% – 0,84% per fine luglio, con maggiori probabilità di permanenza nella parte alta del range.

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs del 21 luglio 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 9 giugno 2017

Il mercato secondario e quello dei derivati di Londra archiviano una settimana caratterizzata da tassi in discesa ma priva di sussulti, durante la quale la Banca Centrale Europea ha eliminato ogni riferimento a possibili futuri nuovi tagli dei tassi base (Refi sempre nullo e Deposit Rate sempre a -0,4% come da previsioni di venerdi scorso).

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Il messaggio arrivato agli operatori, nelle linee generali che fondano anzitutto sulle prospettive d’inflazione a medio termine riviste verso il basso per i minori prezzi del petrolio, comunica un sostanzioso allungamento dei tempi per la realizzazione della exit strategy: contrariamente al predicato dei banchieri del nord, la Bce rimane pronta ad aumentare il programma di acquisto delle attività in termini di dimensione e/o durata.euribor-360-gg-9-giu-17

Le pressioni maggiori sui tassi del Liffe, al ribasso nella seduta di martedi, sono state esercitate con la consapevolezza della continua crescita economica europea, evidenziata in particolare dal settore delle vendite al dettaglio, ma col segnale predominante dei riflessi sul petrolio per la rottura delle relazioni tra Stati arabi e Qatar.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-9-giugno-2017

Il 9 giugno 2017 i tassi impliciti nei futures sull’Euribor 3 mesi riflettono appena sulle prime scadenze disponibili i ribassi del mercato interbancario (fixing -0,331%): aspettativa -0,31% a dicembre, quando inizia ad essere apprezzabile l’aumento di pendenza per la curva.

Quota -0,29% vista per marzo dell’anno prossimo, epoca in cui appaiono molto basse le probabilità che i derivati attribuiscono ad un rialzo del tasso sui depositi per 10 punti base.

Senza grandi novità sul lungo termine, le scadenze a cavallo tra il 2018 ed il 2019 associate a tassi future compresi tra -0,19% e -0,145% subiscono ribassi che, per quanto limitati, aiutano i mutuatari nel pagamento delle rate.

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Anche il mercato delle obbligazioni, nell’orizzonte temporale più vicino, offre il medesimo scenario laterale.

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Nella seconda metà di maggio, col Treasury fermo e con i dati macro europei buoni, la discesa di rendimento del Bund appariva imputabile al calo del prezzo del petrolio: paradossalmente, proprio nel giorno del prolungamento (scontato) dei tagli decisi dall’OPEC per nove mesi, il mercato reagiva all’esclusione di un’ulteriore riduzione dell’output in discussione al momento. L’Irs 10 anni, che aveva tentato la risalita, calava da 0,86% a 0,8% rimanendo invariato a sette giorni.

Nella settimana tra fine maggio e inizio mese corrente la creazione di posti di lavoro negli Usa deludeva e l’inflazione europea scendeva bruscamente su base annua: nonostante la comunicazione di altri dati macro positivi per entrambe le aree economiche, la discesa dei tassi per i benchmark europeo e americano si fondeva alla salita forte del tasso Btp. Irs 10Y a 0,79% il 2 giugno, dopo aver disatteso le aspettative.

Negli ultimi giorni i toni rassicuranti ed espansivi di Mario Draghi e l’esito delle urne britanniche hanno tolto pressione all’obbligazionario europeo: a beneficiarne sono stati principalmente i decennali italiani che hanno ridotto lo spread dello 0,15% anche grazie ai flussi di acquisto per l’allontanamento delle elezioni, conclusione implicita nel fallito accordo sulla legge elettorale.futures-sul-bund-eurex-9-giu-17

Il rialzo dei tassi Usa per mercoledi prossimo è già scontato dagli investitori, che adesso temono revisioni al ribasso nelle stime del Pil e impediscono di prendere quota al rendimento del Treasury.

Il secondo fattore da tenere in considerazione è rappresentato dal prezzo del petrolio che non ha imboccato la via della salita, ma anzi scende. Se le recenti spinte inflattive nella zona euro avevano tratto origine da questa componente esogena, va sé che le aspettative di tapering subiscono ora un duro colpo.irs-9-giu-17

Le variazioni del Bund nella fascia di rendimento 0,2-0,5% sono destinate a prolungarsi nel tempo, e con esse i movimenti in orizzontale del tasso fisso intrappolato dalle politiche divergenti delle banche centrali: pertanto le previsioni di fine giugno per l’Irs 10 anni, fissato a 0,78% venerdi 9, delineano una banda di oscillazione che va da un minimo di 0,67% ad un massimo di 0,89%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 16 giugno 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 30 giugno 2017”)

Previsioni Irs del 19 maggio 2017

Nella prima settimana del mese, conclusasi con la vittoria scontata di Macron all’Eliseo, risultavano decisivi per i tassi di rendimento governativi sia il via libera all’abolizione dell’Obamacare, sia la disoccupazione Usa ai minimi dal 2007. Il 5 maggio saliva allo 0,88% l’Irs10 anni, in direzione del target ipotizzato con le previsioni ultime.

Successivamente il dato sul reddito Usa del primo trimestre consigliava prudenza e si rifletteva nella grande stabilità dei mercati.

Il calo in chiusura, però, rappresentava l’anticipazione di quanto sarebbe accaduto nella seconda metà del mese: pur in presenza di validi dati macro per l’Eurozona, che hanno evidenziato la crescita a ritmo stabile del Pil e quella dell’inflazione in prossimità del cancelletto fissato dalla Bce, l’attenzione degli investitori è stata calamitata dalle controverse vicende dell’amministrazione americana che ora fanno temere difficoltà realizzative della politica espansiva fiscale.irs-19-maggio-2017

Il Treasury ha guidato la discesa dei rendimenti fino a quota 2,24%, praticamente allineata ai tempi dell’elezione di Trump, e l’attenuarsi dell’avversione al rischio in chiusura non ha impedito al Bund di stabilirsi sotto quota 0,37% e di stabilizzare l’Irs 10Y a 0,8% il 19/05/2017.

In attesa che il mercato completi il rientro dalle aspettative eccessivamente ottimistiche sull’inflazione americana, i derivati sui Fed Funds prezzano appieno il prossimo rialzo dei tassi Usa soltanto a settembre ed il petrolio WTI rimane in area 50 $ al barile.

futures-sul-bund-eurex-19-maggio-2017Si consolida pertanto lo scenario ipotizzato del trading range che farebbe oscillare il Bund mantenendolo sotto quota 0,5%, con la novità di un Btp che ha ridotto lo spread per circa 15 punti base e quindi contribuisce in minor misura alla determinazione del tasso fisso.

La previsione di fine maggio viene aggiornata in quota 0,88% per l’Irs 10 anni; a giugno, sulla stessa linea, l’ipotesi di neutralità delle banche centrali che dovrebbero limitarsi a raccogliere dati renderebbe stabile il tasso fisso sopra quota 0,73%.

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs del 9 giugno 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 28 aprile 2017

Attentissimo a calibrare la comunicazione nel corso della conferenza stampa di giovedi, per evitare fraintendimenti Mario Draghi ha definito debole l’inflazione di base nell’area Euro, perciò bisognosa di un elevato livello di accomodamento monetario, e privo di persistenza il livello generale dei prezzi che dovrebbe invece mantenersi idealmente poco sotto il 2% per ciascuno dei Paesi membri.

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Questi concetti, espressi poco dopo l’annuncio sul previsto mantenimento a condizioni invariate per QE e tassi base (Refi 0% e tasso sui depositi bancari a -0,4%), hanno inciso nella giusta direzione e misura sui listini azionari e sui rendimenti europei, sin troppo vivacizzati da altre novità nel corso delle sedute precedenti.euribor-360-gg-28-aprile-2017

Tra lunedi e martedi l’esito delle elezioni francesi, per quanto non definitivo, aveva suscitato la reazione positiva (e probabilmente spropositata) dei traders sui mercati finanziari che poi si è tramutata nella vendita rapida dei titoli rifugio, solo in minima parte mitigata dalle correzioni di mercoledi: sul tratto di scaletta corrispondente all’anno 2020, a titolo d’esempio, le increspature dei tassi future sul Liffe avevano raggiunto la misura degli otto centesimi.

In chiusura di settimana, nonostante con grande sorpresa l’inflazione di aprile da fonte Eurostat venga rilevata in crescita oltre le attese sulla lettura preliminare, e ancor più nella componente core, i tassi previsti dagli operatori sul breve termine si abbassano per segnalare il ruolo predominante della dialettica credibile usata dall’autorità monetaria, attenta pure a quantificare la variabilità nella successione storica dei prezzi che giustifica la forward guidance.

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Il 28 aprile 2017 la prima previsione disponibile per l’Euribor 3 mesi, -0,33% di metà giugno, si riallinea al fixing -0,329% che sul mercato interbancario è stato confermato per l’intera settimana in forza di un eccesso di liquidità sistemico a quota 1.600 miliardi di euro. Il maggior ribasso per i prossimi dodici mesi tocca il tasso di metà settembre, visto a -0,32%.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-28-aprile-2017

Oltre la scadenza di marzo 2018, invece, prevalgono movimenti dei derivati che rafforzano l’andamento crescente dei tassi nominali: Euribor 3 mesi visto in quota 0,105% per fine 2019.

Considerate le ultimissime stime di inflazione per lo stesso anno 2019, il corrispondente tasso reale si troverà attorno al’1,7% negativo.

Superato il primo turno delle elezioni francesi, gli operatori hanno esercitato pressioni verso l’alto sul tratto di medio e lungo termine delle curve di rendimento in Europa perché, come descritto, sono tornati ad attribuire importanza ai fatti economici.

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Fino a metà mese si segnalava la continua avversione al rischio per la situazione politica internazionale, con gli Usa pronti allo scontro militare, e per il destino della moneta unica legato all’esito delle elezioni in Francia (con la candidata Le Pen sfavorita, tuttavia).

Con l’appoggio di un Treasury a tasso inferiore a quello preelettorale, il Bund scendeva ininterrottamente fin sotto quota 0,19% ma l’Irs10 anni rimaneva fermo tre sedute in quota 0,71% sostenuto dal Btp di nuovo sopra il 2,3% (Oat in calo).

Nella settimana tra il 17 ed il 21 la conferma dell’inflazione preliminare non spostava nulla, mentre il clima di tensioni politiche non riusciva ad impedire lievi rialzi dei tassi dovuti a riposizionamenti tecnici, suggellati in chiusura dalla continua crescita record della manifattura e dei servizi nell’Eurozona secondo il Markit flash di aprile. Col governativo americano fermo a 7 giorni, il rendimento del Bund risollevava in pari misura l’Irs10 a 0,76% in chiusura.

Nell’ultima settimana la crescita dell’Irs 10Y, fissato a 0,79% il 28/04/2017, è risultata in linea con le attese formulate nell’ipotesi di mancato successo elettorale per il partito di Marine Le Pen, e soltanto in parte può essere imputata al dato dell’inflazione flash di aprile e alle buone trimestrali.

irs-28-aprile-2017Se da un lato l’avversione al rischio per la disgregazione dell’Eurozona ha superato la fase acuta (Le Pen appare distanziata da Macron nelle proiezioni del secondo turno), dall’altro il quadro macroeconomico sulle due sponde dell’Atlantico viene ridimensionato nelle stime degli analisti: per le prossime settimane non sembra quindi ipotizzabile il terzo tentativo di avvio di una robusta fase rialzista, a suggello della quale occorrerebbe un barile di greggio stabilmente sopra i 60$.

Il Bund si muove nel trading range 0,2%-0,5% da dicembre scorso, e l’analisi dell’ultimo mese indica il rientro del differenziale col Treasury per 20 punti base ed il mantenimento di quello col Btp sui 200 punti.futures-sul-bund-eurex-28-aprile-2017

Nell’ipotesi più accreditata di sconfitta del partito anti-europeista l’Irs 10 anni verrebbe sospinto dalle vendite del governativo tedesco verso quota 0,92% per fine maggio (e posto che il mese prossimo il ruolo della Fed si manterrà neutrale); diversamente si assisterebbe ad una nuova fase di ricerca del titolo rifugio col tasso fisso in ribasso a 0,65%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 5 maggio 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 19 maggio 2017”)

Previsioni Irs del 7 aprile 2017

futures-sul-bund-eurex-7-aprile-2017Sul fronte europeo la ripresa e soprattutto l’inflazione stimata perdono slancio: per quest’ultima non si apprezza il contributo dei salari ma è decisivo nuovamente il petrolio, stavolta nel verso opposto. Le parole degli esponenti Bce, che hanno individuato una distorsione nell’interpretazione della dialettica politica da parte dei mercati e ribadito non essere presenti le condizioni per la exit strategy, hanno riportato il flight to quality ed hanno fatto tramontare in via definitiva il secondo tentativo di partenza dei tassi di interesse in vista di un trend al rialzo duraturo.

A metà marzo la Fed rispettava le attese e alzava per 25 centesimi il costo del denaro Usa ma la comunicazione appariva più cauta, pur rimanendo immutati i Dots (proiezioni sui tassi espresse dai membri Fomc): la reazione dei governativi il giorno dopo implicava il rialzo dei rendimenti ma l’Irs 10 su base settimanale ripiegava a 0,86%.

Tra il 20 ed il 24 marzo l’andamento in lieve discesa del tasso fisso proseguiva fino a quota 0,84% perché gli investitori si facevano sempre più cauti sull’evoluzione del quadro economico e politico: il WTI stabile attorno ai 48$ al barile e l’atteggiamento meno aggressivo della Fed conducevano all’acquisto dei Treasury, ben correlati ai bond europei, quindi lo schiaffo sonoro che Trump riceveva dal Congresso per il mantenimento dell’Obamacare alimentava dubbi sulla corsa dei prezzi.

Nell’ultima settimana del mese scorso, nonostante la crescita a passo rapido del Pil Usa IV trimestre, la politica di Trump suscitava perplessità crescenti: coi mercati che stimavano (e continuano tutt’oggi a stimare) soltanto due tagli nel corso dell’anno, il Treasury scendeva a 2,38%. Bund a 0,32% il 31 marzo e Irs 10 anni in calo a 0,78%, poco sotto le previsioni nell’ipotesi del ritorno ai titoli rifugio.

Con la prima settimana di aprile gli operatori hanno compreso che l’economia europea non rischia il surriscaldamento né la crescita dell’inflazione fuori dal target, quindi hanno accentuato il ricorso agli asset rifugio dopo gli attentati terroristici e l’intervento militare americano in Siria (foriero del prossimo in Corea del Nord).

irs-7-aprile-2017L’acquisto del Bund, finito in quota 0,23% e prossimo al limite inferiore del trading range, ha trascinato quello dei titoli periferici (spread italiano invariato): fino all’avvicinarsi della scadenza per le elezioni francesi del 23 aprile è difficile ipotizzare un cambiamento di operatività, motivo per cui l’Irs 10 anni verrebbe spinto verso lo 0,65% di fine aprile.

In caso di sconfitta del partito di Le Pen, tuttavia, il nuovo quadro politico farebbe vendere i governativi centrali e riporterebbe rapidamente il tasso fisso decennale sopra il fixing 0,74% del 7/4/2017.

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs del 28 aprile 2017”)


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