Previsioni Euribor e Irs del 26 gennaio 2018

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La conferma annunciata dei tassi di interesse base, col Refi mantenuto dalla Banca centrale europea sempre al minimo storico 0%, la conferma della dialettica e della condotta ultra-espansiva che comporterà acquisti di attività per 30 miliardi di euro almeno fino a settembre ed il reinvestimento delle somme per i titoli in scadenza, non sembrano essere stati interpretati correttamente o forse non hanno ricevuto apprezzamento adeguato dai mercati finanziari, venerdi ancora dubbiosi sulla rotta da seguire.euribor-360-gg-26-01-2018

I dati sull’inflazione europea sempre debole, uniti al sensibile rafforzamento dell’Euro su cui Draghi aveva espresso già nei mesi scorsi preoccupazioni per i riflessi negativi su crescita e stabilità dei prezzi, giovedi non sono riusciti a contenere il rendimento del Bund tedesco a dieci anni entro i limiti di un’importante soglia psicologica che resisteva in quota 0,6% dal 13 luglio dell’anno scorso.

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Il segnale potrebbe essere definito come quello di un mercato che torna a prestare attenzione alle prospettive sui fondamentali economici di medio-lungo termine piuttosto che alla comunicazione ed alla politica di breve della Bce; ovvero si tratterebbe di un segnale di normalizzazione nelle strategie dei traders.

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Anche sul mercato Liffe i rialzi dei tassi Euribor 3 mesi previsti hanno superato i sedici centesimi sul medio termine dopo il voto del Congresso americano che sblocca i fondi federali e dopo la nuova stima PMI di crescita accelerata per l’economia Eurozona a gennaio.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-26-gennaio-2018Sul breve termine, invece, i tassi attesi trovano conferma allineati al fixing -0,328% del 26 gennaio 2018 con quota -0,31% vista a metà anno: le probabilità di rialzo del tasso sui depositi entro dicembre prossimo tornano ad affievolirsi dopo la presa d’atto che la discussione in seno al direttivo sulla modifica della forward guidance non è iniziata.

Euribor 3 mesi atteso a 1,2% per dicembre 2022.

Il tasso fisso indicherà la propria rotta dopo la prima decade di marzo, quando si peseranno gli effetti delle elezioni politiche in Italia e delle decisioni assunte nel corso della prossima riunione del direttivo Bce.

Nella settimana dall’8 al 12 gennaio i mercati secondari venivano colpiti da un’ondata di vendite provocata da fattori economici e speculativi: la produzione industriale tedesca e quella dell’intera area Euro oltre le attese trascinavano le principali piazze azionarie; le prospettive di crescita dell’economia mondiale davano nuova forza al greggio nonostante l’offerta ampia; poi si verificavano vendite per il panico scatenato da false notizie sulla riduzione degli stimoli monetari da Oriente ed infine l’inflazione Usa risultava in aumento principalmente sul dato core.

Tutto ciò provocava l’impennata generalizzata dei rendimenti col Bund poco sotto lo 0,6% in chiusura e l’EurIrs 10Y a 0,97% il 12 gennaio scorso.

La settimana successiva, mentre il Treasury volava a 2,66% dopo la lettura del Pil cinese sopra il consenso, il rendimento del Bund resisteva sotto quota 0,6% provocando un allargamento dello spread dai consueti 200 punti base ai 210. Fondamentale l’intervento del vice-presidente Bce Vitor Constancio che riduceva le attese di normalizzazione monetaria suscitate dalla lettura delle minute Bce: l’inflazione, che a dicembre è risultata stabile nell’Eurozona, ed il cambio Euro su Dollaro ancora forte, che minaccia la ripresa economica, sono sempre fattori favorevoli alla continuazione della politica accomodante. Tuttavia Irs 10 in salita a 0,99% il 19 gennaio.irs-26-01-2018

I dati macro molto positivi dell’ultima settimana hanno fatto perdere ulteriormente attrattiva ai titoli di debito, spingendo in alto i saggi per i quali stavolta la dialettica del governatore Draghi sembra più che altro aver contenuto la crescita.

L’Irs 10 anni, fissato a 1,04% in data 26/01/2018, si colloca addirittura sopra il limite previsto a inizio gennaio.

Il Bund punta il limite superiore 0,7% del trading range: l’evento che alcuni analisti considerano cruciale per la definizione del nuovo scenario di mercato, ovvero le elezioni italiane – ultimo termometro del sentimento antieuropeo – dimenticate per dare risalto ad una Bce condizionata dal Dollaro debole, sinora non ha consentito di innescare un movimento che proietterebbe verso il target 1% il rendimento del governativo tedesco.futures-sul-bund-eurex-26-gennaio-2018

Pertanto le oscillazioni del tasso fisso a dieci anni, che a febbraio non potranno essere condizionate da un aumento dei tassi stabilito dal Fomc, comitato direttivo della Federal Reserve, sembrano incanalarsi per le prossime settimane nel corridoio tra quota 0,86% e 1,11%.

(per le prossime attese sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 9 febbraio 2018”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs del 9 marzo 2018”)

Previsioni Euribor del 19 gennaio 2018

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A poche sedute dal meeting dei governatori del 25 gennaio, particolare interesse riveste la curva dei differenziali a sette giorni che descrive gli ultimi cambiamenti nelle attese degli operatori per l’Euribor 3 mesi sul mercato dei derivati di Londra ed appare negativa sul breve e medio termine, con punti di minimo nella prima metà del 2020.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-19-gennaio-2018La scadenza di marzo prossimo rimane stabile a -0,325% per il tasso variabile ad indicare la mancanza di manovre Bce imminenti: stimate appena al 15% le probabilità di rialzo per 10 punti base del tasso sui depositi bancari, secondo i futures sull’Eonia.

Ma già a partire da giugno, dal fixing -0,328% (19/01/2018) l’Euribor 3 mesi salirà più lentamente a -0,315% in conseguenza dell’intervento di Vitor Constancio che ha affievolito le speranze di normalizzazione monetaria suscitate dalla lettura delle minute Bce: preoccupa sicuramente l’inflazione di dicembre nell’Eurozona, con lettura invariata sul consenso mentre i prezzi del petrolio correggono, ma anche il rapporto di cambio sul dollaro che rappresenta una moneta unica ancora troppo forte ovvero minaccia della ripresa economica.

Euribor 3 mesi positivo a settembre 2019 (0,025%).

In chiusura di settimana Euribor 1-6-12 mesi rispettivamente a -0,369%, -0,276% e -0,191% (fonte dati: Aritma).

Depositi overnight usati giovedi per 690 miliardi di euro e conti correnti presso Bce per 1.294 mld.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs del 26 gennaio 2018”)

Previsioni Euribor del 12 gennaio 2018

Il mercato interbancario, forte di una sovrabbondanza di liquidità sistemica poco sotto i 1.900 miliardi di euro, tiene fermi per tutta la settimana i tassi Euribor 3 mesi (fixing -0,329% del 12 gennaio 2018) ed Euribor 6 mesi (-0,271%) senza avvertire i segnali di cambiamento che provengono dai mercati obbligazionari.

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Le previsioni che emergono dalle contrattazioni sui futures di Londra, invece, già sul breve termine incorporano anticipazioni dei futuri movimenti rialzisti dei tassi base: a differenza di quanto ipotizzato poche settimane fa, quando era da escludersi qualsiasi tipo di manovra, salgono le possibilità di intervento dell’autorità monetaria entro fine anno in ordine all’alleggerimento delle condizioni di penalità che gravano sui depositi delle banche europee.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-12-gennaio-2018

L’Euribor 3 mesi, pertanto, nel giro di sette giorni viene rivisto a -0,225% da quota -0,245% sulla scadenza di dicembre 2018. Invece il parametro più usato per indicizzare i mutui a tasso variabile rimarrà fermo a -0,32% per marzo prossimo, quando un rialzo da -0,4% a -0,3% del tasso sui depositi è stimato dal Liffe con probabilità pari ad appena il 20%.

Le increspature progressive in scaletta, fino al massimo di 145 millesimi sulle scadenze di metà 2021, riguardano il medio-lungo termine per un insieme di fattori economici e speculativi: l’apprezzabile produzione industriale tedesca che ha trascinato i listini principali e quella oltre le attese nell’intera area Euro, le prospettive di crescita dell’economia mondiale che ha rinnovato la forza del greggio nonostante la produzione forte, il panic selling per la notizia (poi smentita) che la Banca centrale giapponese avesse intenzione di ridurre gli stimoli monetari.

Euribor 3 mesi visto in quota 1% a settembre 2022.

In chiusura Euribor 1-12 mesi rispettivamente a -0,369% e -0,186% (fonte dati: Aritma).

Depositi overnight usati giovedi per 703 miliardi di euro e conti correnti presso Bce per 1.290 mld.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 19 gennaio 2018”)

Previsioni Irs del 5 gennaio 2018

Il 2018 potrebbe essere l’anno della risalita compiuta dei tassi d’interesse, negli ultimi mesi caratterizzati da movimenti limitati alla fascia 0,8%-0,9% per l’Eurirs 10 anni, da strappi improvvisi verso l’alto e lente ricadute. I motivi si sono legati agli opposti sentimenti di entusiasmo e disillusione per la politica fiscale d’oltreoceano e al comportamento di estrema cautela con cui ha proceduto l’autorità di politica monetaria europea.irs-5-gennaio-2018

Tuttavia il momento attuale rappresenta la continuazione di una fase di stallo per i rendimenti, dato che i primi due mesi dell’anno non sembrano interessati da un intervento restrittivo della Federal Reserve e l’attesa delle elezioni politiche italiane legittimerebbe un atteggiamento di prudenza che riversa gli acquisti degli operatori di mercato sul Bund a scapito del Btp.

A guidare nella seconda metà di dicembre il balzo dell’Irs 10 anni, salito da quota 0,79% a 0,91% (21/12/2017) nel giro di poche sedute, era stata l’approvazione della riforma fiscale Usa che comportava la correzione dei titoli governativi aiutata da un mercato pre-festivo poco liquido.

Contro le previsioni formulate, il tasso fisso rimaneva attorno quota 0,9% anche nelle sedute a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo per gli effetti del prezzo del petrolio in sensibile rialzo, causa le difficoltà di estrazione in Libia e gli accordi Opec, fino a chiudere col fixing 0,89% il 5 gennaio 2018.futures-sul-bund-eurex-5-gennaio-2018

Il trading range del decennale tedesco è sempre limitato superiormente a quota 0,7%, con la fascia alta che risulta di maggiore interesse per il dimezzamento degli acquisti programmati dalla Bce: il tasso Irs 10 anni è previsto per fine gennaio in oscillazione tra quota 0,75% e quota 1,03%, con maggiori possibilità di vederlo sopra l’ultimo fixing disponibile.

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs del 26 gennaio 2018”)

Previsioni Euribor del 5 gennaio 2018

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La prima settimana del nuovo anno si chiude sul mercato Liffe con i medesimi tassi future per le scadenze ravvicinate che erano stati suggeriti a fine 2017: -0,32% e -0,31%, per i mesi di marzo e giugno prossimo, sono valori sempre allineati al fixing Euribor 3 mesi -0,329% del 5 gennaio 2018 e coerenti con le stime in aumento per l’eccesso di liquidità sistemica, pur in considerazione del rallentamento per gli acquisti programmati dalla Banca Centrale europea.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-5-gennaio-2018

A partire dal tratto di medio termine si notano in scaletta limature dei tassi previsti, sempre inferiori ai quattro centesimi, derivanti dalla maggiore importanza attribuita dagli operatori alla stima preliminare Eurostat sull’inflazione di dicembre nell’Eurozona, in calo su base annua e stabile sul dato core.

Attesa quota -0,09% per metà 2019; poi Euribor 3 mesi rivisto a 0,165% per marzo 2020 nonostante dati macro positivi abbiano animato in settimana gli indici PMI sul settore manifatturiero, massimo assoluto dall’inizio dell’indagine a metà 1997, e sulle vendite al dettaglio in crescita per il nono mese consecutivo.

Sul mercato interbancario Euribor 1-6-12 mesi rispettivamente a -0,369%, -0,271% e -0,187% (fonte dati: Kairos Partners).

Depositi overnight usati giovedi per 705 miliardi di euro e conti correnti presso Bce per 1.260 mld.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 12 gennaio 2018”)


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