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Previsioni Euribor e Irs del 27 ottobre 2017

I posizionamenti di una parte degli operatori di mercato, da molte sedute, avevano esplicitato il restringimento ulteriore del numero di acquisti in titoli che la Banca Centrale Europea pone in essere col programma Quantitative Easing.

E difatti, con l’ovvio mantenimento dei tassi base, giovedi è giunto l’annuncio che la Bce ridurrà a 30 miliardi di euro l’importo mensile da gennaio a settembre 2018.

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Ma a giudicare dalla forte diminuzione dei rendimenti delle obbligazioni pubbliche centrali e periferiche, nonché dalla discesa della moneta unica e dei tassi future sul Liffe o dai festeggiamenti delle Borse, il messaggio del governatore Draghi è andato ben al di là delle previsioni con l’indicazione dell’eventuale proroga del programma che, in ogni caso, non sarà interrotto bruscamente, e con la conferma dei tempi ancora lunghi per il rialzo dei tassi e per il reinvestimento dei titoli in scadenza.euribor-360-gg-27-ott-17

Le aspettative sull’Euribor 3 mesi, che pure si mantengono invariate fino a marzo dell’anno prossimo su quota -0,32%, a partire da giugno manifestano gli effetti degli aggiornati toni accomodanti espressi dall’autorità monetaria: scende di due centesimi in sette giorni la previsione di settembre 2018, a quota -0,3% dal precedente -0,28%.

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tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-27-ottobre-2017Si annullerà l’Euribor 3 mesi a fine 2019, anno in cui il tasso reale negativo sarà mediamente pari a -1,65%, e si manterrà sopra quota 1% nel 2023.

Sembra prolungarsi, dunque, la fase laterale del tasso fisso che non risente del Tapering.

Nella seconda settimana di ottobre Draghi ripeteva a Washington che “i tassi di interesse rimarranno bassi ben dopo la fine del QE” e trapelava l’indiscrezione secondo cui la Bce avrebbe annunciato un’estensione temporale di 9 mesi del programma di acquisti in attività pubbliche e private a ritmo rallentato per almeno 20 miliardi al mese: tanto bastava ai mercati obbligazionari per chiudere in salita le ultime due sedute della settimana. Crollava a 2,08% il rendimento del BTP, l’Irs 10 chiudeva in ribasso a 0,87% ed il sondaggio eseguito raggiungeva il proprio scopo conoscitivo non dichiarato.irs-27-ott-17

Nella seconda metà del mese la settimana iniziava con prudenza per la questione dell’indipendenza in Catalogna e per l’inflazione di settembre che, confermata lontana dal target Bce, faceva presumere ripensamenti sulle aspettative di un QE ridotto in tempi brevi. Ma a fine settimana il Senato Usa approvava la riforma fiscale e le Borse festeggiavano: partivano le vendite sui titoli Treasury (2,39%) e core europei, con l’Irs 10 alla riconquista di quota 0,9%.

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Nell’ultima settimana, come è stato anticipato, il ripensamento in chiave meno aggressiva della politica monetaria convenzionale e non convenzionale ha mosso al rialzo il mercato obbligazionario europeo che chiude col Bund 10 anni in discesa a 0,38%, nonostante il consolidamento di quota 2,4% per il Treasury decennale, e col netto calo del Btp 10 anni a 1,95%. Irs 10 anni fissato a 0,88% il 27/10/2017, dopo aver oscillato per pochi punti base attorno a quota 0,9% come da precedenti previsioni sui numeri di fine mese espresse il 6 ottobre scorso.

L’annuncio Bce, pertanto, non sembra aver spostato il limite massimo del Bund allo step successivo da quota 0,6% a 0,7%, ma tiene stretto l’Eurirs nel canale 0,65%-0,95% e abbassa la previsione di fine novembre verso quota 0,78% con la complicità della riduzione dello spread italiano.futures-sul-bund-eurex-27-ott-2017

L’indebolimento dell’Euro è un segnale sostanzioso ed ora predominante sugli aumenti di prezzo del petrolio e tasso del titolo Usa, posto che le ipotesi sul successore di Janet Yellen gradito alla Casa Bianca influiranno poco sui rendimenti oltreoceano.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 3 novembre 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 17 novembre 2017”)

Previsioni Euribor e Irs dell’8 settembre 2017

La crescita economica europea è robusta e l’inflazione salirà, aiutata dalle politiche di accomodamento monetarie che tengono bassi i tassi di interesse e incentivano le imprese ad investire. Se attualmente le stime dell’inflazione vengono mantenute ferme per l’anno corrente e sono ribassate per quello a seguire, ciò si deve a vari problemi tra i quali le strategie sindacali che mirano a garantire sicurezza sui luoghi di lavoro piuttosto che crescita dei salari. Non sono presenti bolle speculative sui mercati (in risposta indiretta alle parole del Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble) ma la variabile cambio, molto forte, è strettamente monitorata perché attraverso di essa passano reddito e prezzi.

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Queste considerazioni, espresse dal governatore Draghi giovedi scorso, sintetizzano i motivi per i quali il direttivo Bce ha mantenuto inalterati i tassi di interesse ed i termini del programma di acquisti programmati secondo attese, rinviando ad ottobre ogni decisione definitiva sull’evoluzione del tapering senza tuttavia escludere un’ulteriore implementazione del Quantitative Easing. I tassi di interesse, in ogni caso, rimarranno agli attuali livelli ben oltre la data ultima di acquisto delle obbligazioni.

Sul momento reazione del cambio al rialzo e derivati di Londra invariati. A fine seduta, invece, calo di rendimento per il Bund e ancor più per il Btp, tassi future limati tre centesimi sul lungo termine ma la moneta unica si è mantenuta forte. I toni da “colomba” di Draghi hanno sortito il consueto effetto sui tassi di mercato ma evidentemente il percorso accidentato della politica di Trump e le relazioni internazionali problematiche pongono il dollaro in una posizione di debolezza relativa.euribor-360-gg-8-9-2017

Venerdi correzione per i bond europei, in particolare sui periferici a sottolineare la logica speculare dei mercati che a poche ore di distanza epurano l’enfasi dalla dialettica del governatore; contestuale rialzo dei tassi future sul medio-lungo termine, in parziale recupero sui valori della seduta prima, dopo l’indiscrezione Reuters secondo cui sarebbe imminente la decisione del consiglio Bce sul Tapering da 20 o 40 miliardi di euro al mese, sul contestuale allungamento di 6 o 9 mesi per il QE e sul reinvestimento delle cedole maturate dai precedenti acquisti in titoli.

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Le intenzioni dell’autorità di politica monetaria sul mantenimento dei tassi base oltre la data ultima degli acquisti programmati portano gli operatori del Liffe a confermare il tratto iniziale della curva dei tassi previsti l’8 settembre 2017, con l’Euribor 3 mesi di dicembre (-0,325%) vicinissimo al fixing -0,331%. L’allontanamento dei tempi di rialzo è visibile anche dall’azzeramento delle probabilità di manovra sul tasso dei depositi bancari stimate a luglio dell’anno prossimo in base ai futures sull’Eonia.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-8-settembre-2017Euribor 3 mesi in lieve crescita da metà 2018 (-0,305%).

Tassi nominali (e reali ancor più) negativi fino a dicembre 2019 (-0,045%).

Massimo ribasso a sette giorni per la scadenza più lontana di giugno 2023 che torna sotto l’1% (0,975%).

Anche lo scenario del tasso fisso è momentaneamente in stallo ma potrebbe essere ravvivato dalle scelte del comitato direttivo Fed tra una decina di giorni.

Nelle ultime sedute di luglio l’Euro sempre forte e l’aumento del prezzo del petrolio facevano scendere i corsi dei titoli europei e balzare l’Irs 10 anni fino a 0,97%, confermando lo spostamento della fascia di oscillazione verso l’alto preannunciato con le previsioni del 21 luglio.

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Lo scenario, però, era destinato a subire sensibili cambiamenti per una serie di sorprese che il mese di agosto avrebbe riservato.

Nonostante il continuo rafforzamento della moneta unica, scendevano tutti i rendimenti dei titoli americani ed europei, centrali e periferici che riportavano l’Irs 10 a quota 0,88% il 3 agosto: l’inerzia che affliggeva l’inflazione Usa di giugno e quella preliminare Ue di luglio faceva venir meno la fretta a vendere titoli in portafoglio.

Con l’avvicinarsi della metà di agosto subentrava con forza la variabile geopolitica, predominante sull’orientamento delle banche centrali. Le provocazioni a sfondo bellico tra Corea del Nord e Usa determinavano la classica corsa ai beni rifugio, lievemente a scapito dei periferici europei: giù il Treasury a 2,19% e il Bund a 0,38%; Irs 10Y a 0,83% l’11 agosto.

La settimana successiva le scelte degli investitori erano di nuovo orientate dal flight to quality per l’attentato di Barcellona.

Non si risollevava il rendimento del Bund neppure a fine agosto, quando i buoni dati macro non riuscivano a contrastare le attese degli analisti sul comportamento prudente di banche centrali impegnate ovunque a contrastare una crescita dei prezzi insoddisfacente. L’inflazione preliminare europea, sia pure in aumento per la componente energetica, si manteneva a distanza dall’obiettivo Bce, un missile nordcoreano solcava i cieli del Giappone, il supereuro preoccupava i banchieri e l’Irs 10 anni si manteneva a 0,83% per il quarto venerdi di fila.

futures-sul-bund-eurex-8-9-2017Mentre i futures rinviano al secondo trimestre 2018 il prossimo rialzo dei tassi base, aumenta l’attesa per la riunione della Federal Reserve in programma il 20 settembre da cui potrebbe emanare l’annuncio del Tightening e scaturire un restringimento monetario equivalente ma anticipato.

Le condizioni dei sistemi economici sono apprezzabili, ma l’inflazione (che non cresce abbastanza) frena i piani di normalizzazione della politica monetaria delle banche centrali: i dati in contrasto spingono gli investitori a mantenere un atteggiamento prudente di conservazione del titolo Bund in portafoglio che indugia in prossimità di quota 0,3%.

Neppure il rendimento del Treasury spicca il volo, forte della correlazione che da giugno lo tiene ad una distanza di 170-180 punti base dal decennale tedesco: l’uragano Irma rappresenta una minaccia per le attività industriali statunitensi che è destinata a passare presto, ma dureranno a lungo le tensioni interne di Trump col partito repubblicano che ostacolano la realizzazione del programma elettorale e quelle esterne col regime nordcoreano che inaspriscono la linea protezionista.

Questo scenario, inatteso fino a pochi mesi fa, conduce gli analisti a rivedere le previsioni sul tasso fisso: il Bund, che pure è rimasto sopra la fascia 0,3% confermando lo spostamento del trading range, fatica a riprendere quota anche perchè il petrolio WTI staziona sotto i 50 dollari al barile.irs-8-9-2017

Per settembre la banda di oscillazione dell’Irs 10 anni si abbassa tra quota 0,69% e 0,93%, con la previsione di fine mese al rialzo sul fixing 0,78% se la governatrice Yellen aprirà la strada alla riduzione di bilancio della Federal Reserve che, attraverso lo stop al riacquisto dei titoli in scadenza, comporta il drenaggio di liquidità dal sistema.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 15 settembre 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 6 ottobre 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 21 luglio 2017

La risposta unanime del direttivo della Banca Centrale Europea ai rialzi dei rendimenti delle obbligazioni, anticipatori del graduale ritiro delle misure straordinarie espansive, ha messo in chiaro che viene prestata attenzione non solo al raggiungimento dell’obiettivo della crescita dei prezzi ma pure al modo in cui i mercati reagiscono alle novità economiche e finanziarie.euribor-360-gg-21-07-2017

Difatti se la Bce reputasse distorta la ricezione degli input, anche provenienti dalla sola comunicazione dell’autorità politica, sarebbe pronta a reagire all’irrigidimento delle condizioni monetarie e valutarie, che mettono a rischio la ripresa economica, azionando strumenti finalizzati ad ottenere risposta contraria ai rialzi delle ultime settimane.

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A fine seduta di giovedi, dopo la conferma dei tassi base tra cui il Refi allo 0%, la discesa di rendimento del Btp è stata pari a nove centesimi; il rendimento del Bund, invece, ha perso appena un centesimo secondo una dinamica ridotta e molto vicina a quella dei tassi future di Londra che proseguiva da inizio settimana ed aveva prodotto limature progressive lungo l’intera scaletta.

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Nell’immediato, quindi, l’intervento di Mario Draghi sembra aver sortito effetto principale sulla periferia europea, dove lo spread italiano è tornato ai minimi di gennaio.

tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-21-luglio-2017L’Euribor 3 mesi, dopo aver eguagliato per due sedute il minimo storico di aprile, il 21/07/2017 torna ad essere fissato a -0,331% sul mercato interbancario e continua ad essere visto in quota -0,32% per settembre prossimo.

A partire dalla scadenza di dicembre 2017, invece, le contrattazioni degli operatori del Liffe arrivano quasi a riprodurre l’appiattimento della curva delle attese fino a marzo 2018 (-0,295%) per effetto della strategia comunicativa dell’istituto centrale che in tal senso può essere considerata ancora una volta vincente.

Il ritmo delle rivisitazioni al ribasso per i tassi previsti si mantiene costante sui nove centesimi da marzo 2020 (0,18%) a marzo 2022 (0,8%).

Scende da 1,14% di venerdi scorso fino a 1,03% l’Euribor 3 mesi a fine 2022.

Anche per i tassi fissi non è arrivato il momento cruciale della fase al rialzo, ma il superamento di quota 0,5% per il decennale tedesco, il rafforzamento della moneta unica ai massimi dal 2015 proprio dopo la riunione Bce ed il rialzo del prezzo del petrolio rappresentano segnali molto significativi.

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Nella prima settimana di luglio l’unico spunto che spingeva i tassi ancor più verso l’alto era la lettura delle minute Bce da cui emergeva la discussione sulla possibilità di non estendere il QE oltre la scadenza programmata del 2017.

Gli investitori, con tutta evidenza, si dividevano in due correnti strategiche: coloro che scommettevano sull’anticipo dei tempi del tapering, basandosi sulle parole pronunciate da Draghi a Sintra, e vendevano Bund spingendolo verso il prossimo target 0,7%; coloro che mantenevano il titolo in portafoglio e sposavano la linea Bce, pronta a rafforzare il programma di acquisto delle attività se il cammino dell’inflazione a “dente di sega” rappresentasse un impedimento alla formazione di un trend duraturo al rialzo.

Il Btp, causa lentezza per le riforme strutturali, risultava particolarmente penalizzato e lo spread aumentava a 177 p.b.; Irs 10 anni all’1% il 7 luglio.

La settimana dal 10 al 14 luglio procedeva a sedute alterne: speculazione sulla futura politica restrittiva Bce e ricoperture alternavano il segno dei movimenti dei tassi.

futures-sul-bund-eurex-21-luglio-2017E’ ancora presto per dire se il Bund ha traslato il trading range da 0,2-0,5% a 0,4-0,7%, ma è un dato certo che giovedi 13 abbia superato quota 0,6% come non succedeva da gennaio 2016. L’Irs 10 anni chiudeva a 0,96%.

Nell’ultima settimana tutto il comparto obbligazionario della zona Euro ha beneficiato della prudenza manifestata dalla Bce, di pari passo con gli insuccessi politici di Trump e con i dati macro poco brillanti che hanno suggerito alla governatrice Yellen altrettanta prudenza.

irs-21-07-2017Il 21 luglio 2017 l’Irs 10 anni viene fissato al ribasso in quota 0,9% anche grazie al contributo del Btp, il cui rendimento sceso a 2,08% riporta lo spread a 157 punti base.

Le aspettative sul tasso fisso di fine mese, tuttavia, vanno tarate tenendo in considerazione non solo quella parte di investitori che precorrono i tempi contro ogni evidenza ma anche i fattori del tasso di cambio e del petrolio che stanno cambiando gli equilibri indicati nelle precedenti previsioni: la fascia di oscillazione dell’Irs 10 anni sembra spostarsi e ampliarsi verso l’alto tra quota 0,75% e quota 1,05%.

Rimane confermato che il mercato non si trova nella fase di salita dei tassi ma è evidente l’attraversamento di un momento critico, di avvicinamento ai nuovi target che saranno imposti dalle banche centrali, in cui eventuali accelerazioni verso l’alto saranno favorite da volumi estivi tipicamente limitati.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 28 luglio 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs dell’8 settembre 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 9 giugno 2017

Il mercato secondario e quello dei derivati di Londra archiviano una settimana caratterizzata da tassi in discesa ma priva di sussulti, durante la quale la Banca Centrale Europea ha eliminato ogni riferimento a possibili futuri nuovi tagli dei tassi base (Refi sempre nullo e Deposit Rate sempre a -0,4% come da previsioni di venerdi scorso).

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Il messaggio arrivato agli operatori, nelle linee generali che fondano anzitutto sulle prospettive d’inflazione a medio termine riviste verso il basso per i minori prezzi del petrolio, comunica un sostanzioso allungamento dei tempi per la realizzazione della exit strategy: contrariamente al predicato dei banchieri del nord, la Bce rimane pronta ad aumentare il programma di acquisto delle attività in termini di dimensione e/o durata.euribor-360-gg-9-giu-17

Le pressioni maggiori sui tassi del Liffe, al ribasso nella seduta di martedi, sono state esercitate con la consapevolezza della continua crescita economica europea, evidenziata in particolare dal settore delle vendite al dettaglio, ma col segnale predominante dei riflessi sul petrolio per la rottura delle relazioni tra Stati arabi e Qatar.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-9-giugno-2017

Il 9 giugno 2017 i tassi impliciti nei futures sull’Euribor 3 mesi riflettono appena sulle prime scadenze disponibili i ribassi del mercato interbancario (fixing -0,331%): aspettativa -0,31% a dicembre, quando inizia ad essere apprezzabile l’aumento di pendenza per la curva.

Quota -0,29% vista per marzo dell’anno prossimo, epoca in cui appaiono molto basse le probabilità che i derivati attribuiscono ad un rialzo del tasso sui depositi per 10 punti base.

Senza grandi novità sul lungo termine, le scadenze a cavallo tra il 2018 ed il 2019 associate a tassi future compresi tra -0,19% e -0,145% subiscono ribassi che, per quanto limitati, aiutano i mutuatari nel pagamento delle rate.

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Anche il mercato delle obbligazioni, nell’orizzonte temporale più vicino, offre il medesimo scenario laterale.

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Nella seconda metà di maggio, col Treasury fermo e con i dati macro europei buoni, la discesa di rendimento del Bund appariva imputabile al calo del prezzo del petrolio: paradossalmente, proprio nel giorno del prolungamento (scontato) dei tagli decisi dall’OPEC per nove mesi, il mercato reagiva all’esclusione di un’ulteriore riduzione dell’output in discussione al momento. L’Irs 10 anni, che aveva tentato la risalita, calava da 0,86% a 0,8% rimanendo invariato a sette giorni.

Nella settimana tra fine maggio e inizio mese corrente la creazione di posti di lavoro negli Usa deludeva e l’inflazione europea scendeva bruscamente su base annua: nonostante la comunicazione di altri dati macro positivi per entrambe le aree economiche, la discesa dei tassi per i benchmark europeo e americano si fondeva alla salita forte del tasso Btp. Irs 10Y a 0,79% il 2 giugno, dopo aver disatteso le aspettative.

Negli ultimi giorni i toni rassicuranti ed espansivi di Mario Draghi e l’esito delle urne britanniche hanno tolto pressione all’obbligazionario europeo: a beneficiarne sono stati principalmente i decennali italiani che hanno ridotto lo spread dello 0,15% anche grazie ai flussi di acquisto per l’allontanamento delle elezioni, conclusione implicita nel fallito accordo sulla legge elettorale.futures-sul-bund-eurex-9-giu-17

Il rialzo dei tassi Usa per mercoledi prossimo è già scontato dagli investitori, che adesso temono revisioni al ribasso nelle stime del Pil e impediscono di prendere quota al rendimento del Treasury.

Il secondo fattore da tenere in considerazione è rappresentato dal prezzo del petrolio che non ha imboccato la via della salita, ma anzi scende. Se le recenti spinte inflattive nella zona euro avevano tratto origine da questa componente esogena, va sé che le aspettative di tapering subiscono ora un duro colpo.irs-9-giu-17

Le variazioni del Bund nella fascia di rendimento 0,2-0,5% sono destinate a prolungarsi nel tempo, e con esse i movimenti in orizzontale del tasso fisso intrappolato dalle politiche divergenti delle banche centrali: pertanto le previsioni di fine giugno per l’Irs 10 anni, fissato a 0,78% venerdi 9, delineano una banda di oscillazione che va da un minimo di 0,67% ad un massimo di 0,89%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 16 giugno 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 30 giugno 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 28 aprile 2017

Attentissimo a calibrare la comunicazione nel corso della conferenza stampa di giovedi, per evitare fraintendimenti Mario Draghi ha definito debole l’inflazione di base nell’area Euro, perciò bisognosa di un elevato livello di accomodamento monetario, e privo di persistenza il livello generale dei prezzi che dovrebbe invece mantenersi idealmente poco sotto il 2% per ciascuno dei Paesi membri.

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Questi concetti, espressi poco dopo l’annuncio sul previsto mantenimento a condizioni invariate per QE e tassi base (Refi 0% e tasso sui depositi bancari a -0,4%), hanno inciso nella giusta direzione e misura sui listini azionari e sui rendimenti europei, sin troppo vivacizzati da altre novità nel corso delle sedute precedenti.euribor-360-gg-28-aprile-2017

Tra lunedi e martedi l’esito delle elezioni francesi, per quanto non definitivo, aveva suscitato la reazione positiva (e probabilmente spropositata) dei traders sui mercati finanziari che poi si è tramutata nella vendita rapida dei titoli rifugio, solo in minima parte mitigata dalle correzioni di mercoledi: sul tratto di scaletta corrispondente all’anno 2020, a titolo d’esempio, le increspature dei tassi future sul Liffe avevano raggiunto la misura degli otto centesimi.

In chiusura di settimana, nonostante con grande sorpresa l’inflazione di aprile da fonte Eurostat venga rilevata in crescita oltre le attese sulla lettura preliminare, e ancor più nella componente core, i tassi previsti dagli operatori sul breve termine si abbassano per segnalare il ruolo predominante della dialettica credibile usata dall’autorità monetaria, attenta pure a quantificare la variabilità nella successione storica dei prezzi che giustifica la forward guidance.

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Il 28 aprile 2017 la prima previsione disponibile per l’Euribor 3 mesi, -0,33% di metà giugno, si riallinea al fixing -0,329% che sul mercato interbancario è stato confermato per l’intera settimana in forza di un eccesso di liquidità sistemico a quota 1.600 miliardi di euro. Il maggior ribasso per i prossimi dodici mesi tocca il tasso di metà settembre, visto a -0,32%.tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-28-aprile-2017

Oltre la scadenza di marzo 2018, invece, prevalgono movimenti dei derivati che rafforzano l’andamento crescente dei tassi nominali: Euribor 3 mesi visto in quota 0,105% per fine 2019.

Considerate le ultimissime stime di inflazione per lo stesso anno 2019, il corrispondente tasso reale si troverà attorno al’1,7% negativo.

Superato il primo turno delle elezioni francesi, gli operatori hanno esercitato pressioni verso l’alto sul tratto di medio e lungo termine delle curve di rendimento in Europa perché, come descritto, sono tornati ad attribuire importanza ai fatti economici.

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Fino a metà mese si segnalava la continua avversione al rischio per la situazione politica internazionale, con gli Usa pronti allo scontro militare, e per il destino della moneta unica legato all’esito delle elezioni in Francia (con la candidata Le Pen sfavorita, tuttavia).

Con l’appoggio di un Treasury a tasso inferiore a quello preelettorale, il Bund scendeva ininterrottamente fin sotto quota 0,19% ma l’Irs10 anni rimaneva fermo tre sedute in quota 0,71% sostenuto dal Btp di nuovo sopra il 2,3% (Oat in calo).

Nella settimana tra il 17 ed il 21 la conferma dell’inflazione preliminare non spostava nulla, mentre il clima di tensioni politiche non riusciva ad impedire lievi rialzi dei tassi dovuti a riposizionamenti tecnici, suggellati in chiusura dalla continua crescita record della manifattura e dei servizi nell’Eurozona secondo il Markit flash di aprile. Col governativo americano fermo a 7 giorni, il rendimento del Bund risollevava in pari misura l’Irs10 a 0,76% in chiusura.

Nell’ultima settimana la crescita dell’Irs 10Y, fissato a 0,79% il 28/04/2017, è risultata in linea con le attese formulate nell’ipotesi di mancato successo elettorale per il partito di Marine Le Pen, e soltanto in parte può essere imputata al dato dell’inflazione flash di aprile e alle buone trimestrali.

irs-28-aprile-2017Se da un lato l’avversione al rischio per la disgregazione dell’Eurozona ha superato la fase acuta (Le Pen appare distanziata da Macron nelle proiezioni del secondo turno), dall’altro il quadro macroeconomico sulle due sponde dell’Atlantico viene ridimensionato nelle stime degli analisti: per le prossime settimane non sembra quindi ipotizzabile il terzo tentativo di avvio di una robusta fase rialzista, a suggello della quale occorrerebbe un barile di greggio stabilmente sopra i 60$.

Il Bund si muove nel trading range 0,2%-0,5% da dicembre scorso, e l’analisi dell’ultimo mese indica il rientro del differenziale col Treasury per 20 punti base ed il mantenimento di quello col Btp sui 200 punti.futures-sul-bund-eurex-28-aprile-2017

Nell’ipotesi più accreditata di sconfitta del partito anti-europeista l’Irs 10 anni verrebbe sospinto dalle vendite del governativo tedesco verso quota 0,92% per fine maggio (e posto che il mese prossimo il ruolo della Fed si manterrà neutrale); diversamente si assisterebbe ad una nuova fase di ricerca del titolo rifugio col tasso fisso in ribasso a 0,65%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 5 maggio 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 19 maggio 2017”)

Previsioni Euribor e Irs del 10 marzo 2017

E’ solo in parte imputabile alla dialettica di Mario Draghi la prosecuzione del movimento rialzista dei tassi di interesse attesi sul Liffe a partire dalla seconda metà dell’anno.

Le increspature di giovedi, che avevano fatto seguito a quelle della seduta prima, non hanno a che vedere con indirizzi innovativi di politica monetaria Bce, confermata con l’ultimo meeting nei tassi base (Refi 0%) e nella portata del Quantitave Easing. L’inflazione europea in aumento, infatti, dovrà fornire duraturi segnali di ripresa nella componente di fondo e la sola sottolineatura rilevante del governatore ha riguardato il venir meno del senso di urgenza per l’adozione di nuove misure atte a contrastare il rischio deflazione.

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tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2022-liffe-10-marzo-2017La rivisitazione verso l’alto dei tassi Euribor 3 mesi previsti il 10 marzo 2017, che per la seconda volta non tocca le scadenze più vicine ma risulta superiore allo 0,2% nell’arco settimanale, rende più ripida la curva e aumenta l’escursione tra i due estremi: dall’1,33% si passa ora all’1,515% tra massimo e minimo atteso.

La scadenza di giugno, dove il tasso viene confermato a 0,29%, rimane influenzata dall’andamento del mercato interbancario che strabocca di liquidità: l’Euribor 3 mesi fissato per l’ennesima seduta a -0,329% in data 10/03/2017, infatti, presenta uno storico orizzontale a partire dalla seconda metà di gennaio.

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Parametro dei mutui a tasso variabile in quota -0,2% per fine anno, quando la Bce non avrà ancora toccato il tasso sui depositi (-0,4%).

Euribor 3 mesi positivo a fine 2018 (0,02%) e sopra quota 1% a metà 2022.

La causa scatenante i rialzi delle ultime settimane risiede nell’atteggiamento di un numero sempre maggiore di operatori attenti a ciò che accade oltreoceano.

I segnali di miglioramento per l’occupazione nordamericana non conoscono soste e, uniti al segno di altri indicatori economici, rafforzano sempre più l’idea del ritocco dei tassi Usa in occasione della riunione programmata per mercoledi 15. Attualmente i futures sui Fed funds indicano due manovre entro l’anno: la direzione del Treasury, come è noto, influenza il tasso fisso europeo che sulla durata decennale ha ormai superato lo 0,9%.eurirs-10-mar-17

A metà febbraio le minute Bce rivelavano novità importanti sulla variazione della “capital key rule” che consentirà di recare ulteriore aiuto ai periferici italiani e spagnoli: il rientro del tasso Btp portava subito in basso l’Irs 10 anni a quota 0,76%.

Dopo il 20 febbraio continuavano a manifestarsi le paure per la politica europea con l’allargamento dello spread francese, imputabile alla deriva separatista del partito di Marine Le Pen, e con l’accentuazione degli acquisti sui titoli rifugio che portavano a -0,97% il governativo tedesco a due anni.

In clima di piena avversione al rischio, a cui contribuiva la percezione delle difficoltà realizzative della politica americana promessa all’elettorato, Bund e Irs 10 chiudevano rispettivamente a 0,19% e 0,69% la seduta del 24.

Previsioni corrette per il verificarsi del fenomeno flight to quality a fine febbraio (per la precisione: IRS10Y a 0,72% il 1° marzo).

Tuttavia il rendimento del decennale tedesco, a cavallo tra il mese passato e marzo, riceveva una serie di spinte verso l’alto per vari motivi: i dati europei sulla produzione convincenti, l’inflazione euro giunta al 2%, la dialettica di Trump su fisco, infrastrutture e ridimensionamento dell’Obamacare intonata con quella della Yellen sul numero dei rialzi annui per i tassi base.

Il Treasury tornava così al minimo relativo da febbraio ed il rendimento si muoveva all’unisono con quello del Bund che guadagnava 17 punti base in soli sette giorni, facendo passare l’Irs10 da 0,69% a 0,82%.

Nell’ultima settimana i toni meno accomodanti del presidente Bce hanno influenzato tutto il mercato obbligazionario: il titolo Usa, salito fino al 2,607% per poi assestarsi al 2,58%; il Bund che chiude vicino allo 0,5%; il Btp in salita a 2,37%.

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I timori sulle elezioni francesi (comunque in rientro) non sembrano impedire la fase discendente del titolo tedesco ma possono solo rallentarla: dopo il tentativo fallito circa un mese fa, se è corretta l’ipotesi di ingresso nella fase di vendita del tasso fisso, l’Irs 10 anni raggiungerà quota 1,26% per fine marzo.

Questo secondo tentativo di rialzo dei tassi originerebbe dal Treasury che punta al 3% e culminerebbe con la proiezione dell’Irs 10 verso il livello 1,32% secondo un percorso rapido e costellato di imprevisti (tra questi ultimi, il WTI tornato a 48 euro al barile!).

futures-sul-bund-eurex-10-mar-17L’ipotesi alternativa che perde probabilità, ma che ancora non può essere considerata debole, tornerebbe a vedere gli investitori attratti dai porti sicuri: in tal caso l’Irs10 oscillerebbe gradualmente attorno a quota 0,83% per fine mese.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 17 marzo 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 7 aprile 2017”)


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