Previsioni Euribor del 29 dicembre 2017

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tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2023-liffe-29-dicembre-2017Le previsioni del tasso Euribor 3 mesi, estrapolate il 29 dicembre 2017 dai futures del mercato Liffe, appaiono praticamente invariate a sette giorni.

Increspature per un solo centesimo sul tratto settembre 2018-marzo 2020, quando il tasso variabile è atteso in crescita da quota -0,28% a +0,2%.

La nuova scadenza disponibile per dicembre 2023 conferma la salita dei tassi future a lungo termine con quota 1,245%.

Eccesso di liquidità sistemica stabile, mediamente sui 1.800 miliardi di euro, e fixing Euribor 3 mesi confermato a -0,329% anche per l’ultima seduta dell’anno. Rasentano lo zero le probabilità che il tasso sui depositi venga ritoccato nella prima metà del 2018.

In chiusura Euribor 1-6-12 mesi rispettivamente a -0,368%, -0,271% e -0,186% (fonte dati: Gruppo Kairos).

Depositi overnight usati giovedi per 684 miliardi di euro e conti correnti presso Bce per 1.219 mld.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 5 gennaio 2018”)

4 pensieri su “Previsioni Euribor del 29 dicembre 2017”

  1. sig. libbi ho seguito il suo consiglio è sono rimasto questa estate con entrambi i mutui a tasso variabile oggi mi propongono di cambiare un mutuo debito attuale 190000 con tasso euribor 3 m + spread 1.7 senza floor con cap 3.6 25a con un tasso fisso finito 1.65 per 20aa lei cosa farebbe? L’altro sicuramente rimane variabile ormai sono all’ottavo anno e non credo più di cambiarlo saluti a auguri tommaso

    1. Bentornato Tommaso.
      Mi diverto ad elaborare qualche numero per rendere il mutuatario consapevole delle conseguenze a cui va incontro. Come ho scritto a più riprese, non bisogna limitarsi a confrontare un paio di tassi per scegliere (banalmente) il variabile ma occorre pianificare dopo aver valutato un bel mucchio di dati, ivi compresi quelli di natura qualitativa che un cervello elettronico non considera.
      Vedo che la nuova offerta a tasso fisso, rispetto alla precedente, arriva quasi a dimezzare lo spread (tasso base 25A 1,55% circa a marzo 2017; ora 20A 1,43%) e accorcia il periodo di ammortamento per compensare i minori interessi passivi. Ovvero la banca (non so se è la stessa di prima) vorrebbe tenere alta la rata facendosi restituire prima il capitale.
      Ciò comporta la predisposizione di un differente piano di ammortamento tra l’attuale variabile (erano 24 anni rimanenti a marzo 2017, ora 25?!) ed il potenziale fisso (20 anni). Piano di cui dispone Lei e non dispongo io, a scanso di equivoci.
      Ovvero, se per ipotesi ragionassimo a parità di tasso, otterremmo sicuramente un differente cumulo di interessi tra i due piani dato che il più esteso determina l’applicazione del tasso al capitale per un periodo di tempo maggiore.
      Rispetto a marzo 2017, il fixing dell’Euribor 3 mesi è invariato ma i tassi attesi sono più bassi e quindi, come l’altra volta, il cap non sarebbe utilizzato nell’orizzonte temporale considerato con le previsioni disponibili al 5 gennaio 2018 (tasso finito massimo 2,92%).
      Il nuovo punto di rottura per il tasso di interesse si colloca tra giugno e settembre 2019, ovvero risulta anticipato di qualche mese rispetto alle condizioni che si presentavano a marzo scorso. Quindi fino a metà luglio del 2019 il tasso variabile sarebbe inferiore al tasso fisso sulla base delle previsioni del Liffe.
      Per quanto attiene agli interessi cumulati, infine, il mutuo a tasso variabile comporta oneri minori fino a giugno 2020 mentre, a partire da settembre 2020, il variabile è più costoso sul totale degli interessi pagati. Pertanto, rispetto alle condizioni di marzo 2017, il punto di equilibrio risulta anticipato di due anni. E’ interessante notare che la crescita degli interessi procede (in media nel tempo) di pari passo tra i due piani fino a giugno 2020, ma poi la crescita del variabile si fa decisa.
      Ma col mio personale piano di ammortamento.

        1. Se la banca è la stessa sono portato a pensare che la maggiorazione si sia ridotta per motivi generici di adeguamento all’offerta della concorrenza: per mantenere competitivo il tasso fisso, data la stabilità del tasso variabile ai minimi storici, gli istituti di credito hanno agito in negativo sulla maggiorazione; ma hanno compensato i minori introiti con i minori rischi chiedendo ai mutuatari di restituire prima il capitale.
          Anche questo può essere un elemento da valutare ai fini della scelta.
          Ho corretto il (mio) piano di ammortamento a tasso variabile con la durata 23A ed ho inserito i tassi future di giovedi pomeriggio, in generale rialzo. Ma cambia troppo poco, ovvero non cambia la sostanza delle conclusioni precedenti.
          Il cap rimane inutilizzato anche coi nuovi aggiornamenti perché il tasso massimo finito è pari a 3,03%.
          Il punto di rottura tra i tassi anticipa e cade preciso a giugno 2019.
          Gli interessi cumulati, nel paragone tra il totale dei pagamenti pregressi per entrambe le ipotesi, sono a vantaggio del tasso variabile fino a giugno 2020. Di nuovo, mantenere oltre il variabile significa sborsare di più.

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