Archivio per novembre 2009
Precisazioni sulle “macchine agevolate” dalla Tremonti-ter
Pubblicato da L'Autore in Commercialista il 30 novembre 2009
Il D.L. 78 del 1° luglio 2009, convertito nella legge 102 del 3 agosto 2009, promuove gli investimenti in nuovi macchinari ed attrezzature, e quindi esclude gli immobili e qualsiasi altro investimento che non sia compreso nella divisione 28 della tabella ATECO 2007 (esempio: gli autoveicoli), e calcola l’agevolazione senza tener conto di eventuali disinvestimenti dell’anno o di una precedente media di riferimento.
Come già riportato in altri post (http://www.questidenari.com/?tag=nuovi-macchinari), l’agevolazione attiene al solo reddito d’impresa, indipendentemente dal regime contabile adottato e dal segno dell’imponibile fiscale, e rileva a fini IRES o IRPEF, rimanendone esclusa l’IRAP.
Il periodo agevolato va dal 1° luglio 2009 al 30 giugno 2010, durante il quale deve essere acquisita la proprietà del bene secondo il criterio di competenza ex art. 109 del TUIR – in caso di appalto, i corrispettivi devo essere stati liquidati a titolo definitivo, mentre in caso di locazione finanziaria fa fede la data di acquisto della proprietà da parte della società di leasing.
Il punto maggiormente critico del provvedimento attiene al fatto che la norma agevola gli “investimenti”, ovvero i beni strumentali che trovano iscrizione nell’attivo patrimoniale e nel libro dei beni ammortizzabili.
Invece, nella tabella sopra indicata riguardante la “fabbricazione di macchinari e apparecchiature non classificabili altrove (n.c.a.)”, si trovano elementi come il codice 23.01 “fabbricazione di cartucce toner”: l’acquisto del materiale di consumo toner non rientra fra le agevolazioni, che escludono le macchine per ufficio, a meno che non si tratti dell’acquisizione iniziale di un macchinario industriale comprendente un’unità di stampa.
L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.
I tassi stabili e la moratoria per le famiglie. E per gli sceicchi
Pubblicato da L'Autore in Mutui bancari il 28 novembre 2009
Se l’Euribor a 1 mese è stato registrato in rialzo negli ultimi giorni, il motivo è da ricondursi a quell’evento che in gergo tecnico va sotto il nome di “increspatura” (http://www.questidenari.com/?p=1234).
La crisi dell’emirato di Dubai, i cui contorni non sono al momento meglio precisati al di là della richiesta di moratoria del debito di 59 miliardi di dollari per 6 mesi che ha fatto scendere il rating quasi al livello dell’Argentina, non sembra avere nulla a che fare con l’andamento dei tassi, almeno per ora. E difatti l’Euribor a 3 mesi non ha manifestato segnali di turbolenza, ma è rimasto stabile poco sotto lo 0,72%.
Anzi, le attese sulle scadenze 2011-2012 sono addirittura in ribasso, mentre quelle sulle scadenze più ravvicinate sono ferme (fonte: IlSole24Ore). Il motivo è legato alle difficoltà di ripresa economica che tutti si attendono, quelle stesse difficoltà che, tradotte in ambito micro, si sostanziano nella richiesta di congelamento delle rate di mutuo – il solo Euribor a 3 mesi, tutto sommato stabile, non può bastare a tranquillizzare il variegato popolo dei mutuatari.
Le ultime notizie ci dicono che sarebbe stato fissato un tetto, (a partire da?) 120mila euro, all’importo dei mutui da assoggettare a moratoria, e che il piano riguarderebbe pure i mutui per costruzione e ristrutturazione dell’abitazione principale, mentre ne sarebbero esclusi quelli di durata inferiore a 5 anni.
Non verrebbero applicati interessi di mora durante il periodo di sospensione, ed i beneficiari (http://www.questidenari.com/?p=1383) sarebbero solo coloro che si trovano nelle condizioni specificate tra il 30 giugno ed il 31 dicembre 2009 (fonte: IlSole24Ore).
I rumors si rincorrono e le trattative fervono tra Abi e associazioni dei consumatori. Il tempo fugge, l’Euribor non sta fermo in eterno.
L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.
La paga dei minatori e la legge del West per John Heath
Forse per il magro bottino di cui si appropriarono, ben al di sotto delle loro attese basate sull’informazione che circa 7.000 dollari sarebbero stati distribuiti ai minatori locali a titolo di paga, tre dei cinque fuorilegge entrati nel General Store di Bisbee la mattina dell’8 dicembre 1883 aprirono il fuoco visibilmente alterati sui clienti del negozio e sui passanti in strada, incontrati al momento della loro fuga.
Pochi attimi dopo, al dissolversi della polvere alzata dai cavalli, rimasero a terra i corpi di quattro persone, fra cui una donna incinta ed il vice-sceriffo che era prontamente accorso al fragore dei primi spari.
Quello che sarà ricordato come il “Bisbee massacre” – avvenuto nella città mineraria distante 20 miglia a sud di Tombstone in Arizona, uno dei luoghi più violenti e malfamati che la storia del West ricordi – originò un’accesa caccia all’uomo conclusasi con la cattura dei cinque malviventi.
Ma prima che la giustizia potesse avere il suo corso attraverso l’impiccagione legale della banda, accadde un evento che rimarrà unico nelle cronache locali.
Lo sceriffo di Tombstone, attivatosi per rintracciare i fuggiaschi, accusò il proprietario del saloon di Besbee, un tale John Heath, di averlo depistato fornendogli indicazioni sbagliate al momento dell’inseguimento della gang.
Più tardi, le ammissioni dello stesso Heath che confesserà di aver pianificato l’atto criminoso ma di non aver previsto in alcun modo l’uso delle armi da fuoco da parte degli esecutori materiali, lo porteranno ad essere condannato ai lavori forzati nel penitenziario di Yuma.
L’indignazione e la rabbia dei cittadini fu enorme: intervennero i vigilantes, uomini incappucciati che, compiendo atti di giustizia sommaria, avevano la pretesa di sostituirsi alle inefficienze dei tribunali di quei tempi.
John Heath, contro la volontà dello sceriffo, venne prelevato a forza dalla cella di Tombstone ed impiccato al palo del telegrafo – la successiva verifica del medico legale appurerà che il decesso non avvenne per la rottura immediata dell’osso del collo come normale conseguenza di quel tipo di esecuzione, ma per un lento e ancor più crudele strangolamento.
La conquista del West vide protagoniste collettività, anche molto eterogenee al loro interno, spinte dalla necessità di evolvere il loro status sociale ed economico. Come a Bisbee, l’occasione favorevole poteva essere rappresentata dalla scoperta di un giacimento minerario, e la rapidità con cui le persone si spostavano sul territorio, costruivano baracche, stalle ed esercizi commerciali, organizzavano ristoranti, alberghi e sale da gioco, realizzavano traffici di merce ed allacciavano relazioni sociali si rivelava spesso risolutrice delle loro difficoltà esistenziali.
Naturalmente, questa crescita demografica disordinata alla conquista di terre vergini vide nascere e morire intere comunità nell’arco di pochi anni, talvolta mesi, e portò con sé inevitabili conseguenze negative come un alto tasso delinquenziale ed evidenti difficoltà di mantenimento dell’ordine legale.
Gli stessi sceriffi, remunerati con una paga non elevata ed aiutati dal solo vice, o in qualche caso da un limitato numero di volontari cow-boys abituati a domare le mandrie più che a maneggiare le colt, non sempre videro di cattivo occhio la formazione di gruppi organizzati di giustizieri “fai-da-te” in grado di ripulire gli agglomerati urbani dai pistoleri più pericolosi.
Anche questo confine molto labile tra giustizia e delinquenza nelle terre dell’Ovest contribuì a rendere brutale il vecchio e lontano West.
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La misura del rischio finanziario /3 – La quantificazione dell’effetto Leva Finanziaria
Pubblicato da L'Autore in Finanza & Controllo il 26 novembre 2009
Le formule ed i grafici sinora evidenziati (http://www.questidenari.com/?p=1481) sono tornati utili a comprendere la logica della Leva Finanziaria.
Piuttosto che procedere ad ulteriori elaborazioni concettuali di questi principi, ritengo opportuno produrre una tabella, di lettura immediata, per sottoporre alla verifica dei numeri il senso delle stesse proposizioni.
Tav. 3
Data la situazione di partenza, riprodotta nella colonna di sinistra della Tav. 3, un incremento del quoziente d’indebitamento (∆q = +20%) – dovuto al solo aumento del debito – determina una maggiorazione del ROE che passa dal 10,8% al 13,2%; non dimenticate che ciò avviene perché il ROI (15%) supera il costo del debito (i = 8%).
Nelle stesse condizioni, una pari diminuzione del quoziente di indebitamento (∆q = -20%) determina un abbassamento del ROE (perché è diminuito il coefficiente angolare della retta), e quindi produce una Leva Finanziaria negativa – anche se, per una ragione di ordine trigonometrico, l’effetto leva si presenta inferiore al precedente in valore assoluto: LF fa registrare -1,3%, in termini di minor ROE, contro il vecchio +2,4%.
Si noti che il valore di LF non è stato calcolato per non creare confusione, ma comunque esiste, nel caso in cui l’indebitamento è pari al livello iniziale q = 0,3 (c.f.r. ultima riga della 1° colonna in Tav. 3): esattamente, LF è pari al ROE registrato per il menzionato quoziente d’indebitamento meno il ROE che si sarebbe ottenuto ponendo q = 0 nella formula [2].
Se ora volessimo apportare uno shock al nostro schema, ad esempio quello che si realizzerebbe a seguito di una modificazione nella struttura dei costi, verificheremmo ulteriormente la validità del modello matematico in ordine alla possibilità di misurare la Leva Finanziaria.
Infatti, supponiamo che l’azienda riesca ad abbattere in una certa misura i costi variabili (una situazione migliorativa rintracciabile nell’ottenimento di prezzi di fornitura scontati appare più realistica dell’abbattimento dei costi fissi per macchinari ed impianti) ovvero a portare il reddito operativo (RO) dal valore 15 a 20; la situazione iniziale (q = 0,3) e le due ipotesi di aumento e diminuzione del debito che abbiamo già valutato, rispettivamente identificate con q = 0,5 e q = 0,1 come sintetizzate nella Tav. 4, si prestano ad essere paragonate alle identiche situazioni di Tav. 5 in cui l’unico parametro modificato è il reddito operativo che sale nella misura descritta:
Tav. 4: RO = 15

Tav. 5: RO = 20

Il confronto tra le due Tavole esplicita in maniera ancora più efficace il senso del ricorso al debito per l’azienda in condizioni di equilibrio economico: l’incremento del RO, che a parità di condizioni si tradurrebbe nell’aumento del ROE pari a circa 4,2 punti percentuali attraverso il passaggio dal 10,8% al 15%, se associato all’aumento del debito conduce lo stesso ROE (sempre dall’iniziale 10,8%) al 19,2%, per un differenziale di 8,4 punti percentuali. Praticamente il doppio! La Leva Finanziaria (pari a 4,1% nell’esempio), dunque, ha svolto il ruolo di “moltiplicatore” dell’efficienza della gestione operativa.
Se volessimo verificare i numeri isolando la variabile ROI a parità di incremento del quoziente di indebitamento, dovremmo riferirci alla sola seconda colonna delle Tavv. 4 e 5: il beneficio misurato da LF risulta più spiccato, con un ∆ che passa da 2,4% (Tav. 4) a 4,1% (Tav. 5), quando si verifica l’abbattimento dei costi operativi. Da ciò traiamo un’informazione in più: la Leva Finanziaria amplifica (come sappiamo) il rendimento percentuale del patrimonio netto, ed accentua la sua azione in concomitanza di un più elevato livello di ROI.
Idem per la terza colonna delle due Tavole, ma stavolta in senso peggiorativo: la decurtazione del ROE, a parità di diminuzione del debito, è più forte in presenza dell’efficientamento della struttura operativa (LF = -2,2% contro il vecchio -1,3%).
E questo è proprio il senso della nostra analisi: gli esempi numerici esposti, inequivocabilmente, dimostrano che la variazione del debito “esalta” o “deprime” il tasso di remunerazione della proprietà, e la sua azione è tanto più intensa al crescere del rendimento dei capitali investiti come si nota subito dal grafico successivo:
Tav. 6: quantificazione della Leva Finanziaria per diversi livelli del ROI e del quoziente d’indebitamento

La lettura del grafico di Tav. 6 nel senso inverso del passaggio dal 20% al 15% del ROI, ovviamente, ci restituisce un più contenuto effetto leva per i diversi livelli d’indebitamento.
(continua http://www.questidenari.com/?p=1619)
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