Previsioni Euribor e Irs del 17 aprile 2015

Il programma Quantitative Easing va avanti e le misure utilizzate si stanno rivelando efficaci sulla domanda di credito per famiglie e imprese che accedono più agevolmente a finanziamenti meno costosi; l’inflazione rimane la variabile oggetto di attenzione principale, nella considerazione congiunta di altri indicatori che segnalano miglioramenti per l’economia dell’Eurozona, anche ai fini di una gestione flessibile nei tempi del programma di acquisto titoli; bolle speculative, al momento, non sono visibili all’orizzonte per l’autorità monetaria che monitora persino gli effetti asimmetrici dell’apprezzamento o del deprezzamento della valuta.

Dopo la celebrazione a sorpresa di uno sprazzo ritardato del carnevale da parte di un’attivista pentita che ha preferito il lancio di coriandoli all’esibizione di nudo, nel corso della conferenza stampa di mercoledi Mario Draghi ha comunicato la conferma dei tassi base (Refi 0,05%) e ribadito la volontà del direttivo di spingere verso l’alto i prezzi al consumo, dato che l’attuale deflazione annulla gli effetti benefici sui tassi nominali ottenuti con le passate decisioni di politica monetaria.

Se infatti l’Euribor 1 mese viaggia in territorio negativo da molte sedute e se l’Euribor 3 mesi (fixing 0,001% del 17/04/2015) è ormai prossimo a scendere sotto zero, quanti versano alle banche rate di mutuo agganciato al parametro variabile si trovano a fare i conti con tassi reali positivi molto più elevati rispetto a qualche anno fa, quando l’inflazione erodeva a loro vantaggio il carico di interessi passivi (concetto valido anche per i mutui a tasso fisso, ovviamente).

La curva dei tassi previsti il 17 aprile 2015, che mercoledi non è stata alterata per le scadenze del prossimo triennio dall’esito della riunione Bce, rispetto al venerdi precedente conferma l’azzeramento dell’Euribor 3 mesi per metà giugno prossimo e mantiene i valori negativi fino a settembre 2016, in concomitanza con lo stop dichiarato alla produzione di moneta introdotta col Qe.

Successivamente si verificherà un rialzo molto graduale: tasso Euribor 3 mesi visto sopra lo 0,1% al termine del 2017.

Le conseguenze più evidenti della comunicazione Eurotower sono state registrate sul secondario: mercoledi, a fine seduta, l’ennesimo minimo del ritorno Bund a 0,11% (accompagnato dal minimo Irs 10 anni a 0,5%) ha fatto il paio con l’impennata del future sul telematico Eurex a +0,35%.

E’ importante sottolineare che per la seconda volta il presidente Draghi ha escluso dubbi sulla scarsità dei titoli di Stato da acquistare, liquidando come esagerazione ciò che non è evidente dal mercato.

In aggiunta è stato confermato l’atteggiamento adattivo della Bce finalizzato a mantenere inalterato il piano di politica ultra-espansiva fino a quando i numeri delle rilevazioni empiriche e delle proiezioni statistiche non suggeriranno cambiamenti di condotta che sarebbero conseguenti non solo al raggiungimento del target ma anche alla stabilizzazione dei dati disponibili.

Probabilmente le ultimissime giornate sui mercati finanziari, caratterizzate dall’accentuarsi dello scontro che potrebbe risolversi con l’uscita della Grecia dall’euro, hanno offerto agli speculatori il pretesto per la raccolta di profitti ai quali lavoravano da mesi. L’allargamento dello spread tra titoli tedeschi (adesso con rendimenti negativi fino a nove anni) e periferici, dettato dal rispolvero della logica fly-to-quality, non trova riscontro nell’azione predominante della Bce che intende salvare la Grecia a partire dal sistema bancario locale.

Se infatti nei primi giorni di aprile, caratterizzati dal clima sopito pre-festivo, i dati su occupati e tasso di disoccupazione fermo negli Usa avevano depresso il rendimento dei governativi americani, poi la delusione è stata dimenticata in fretta con la pubblicazione delle minute Fed dalle quali è emersa la volontà di alcuni membri del board di alzare i tassi a giugno.

Tutta la portata finanziaria del Quantitative Easing, quindi, si è manifestata nella seconda settimana del mese: il rendimento del decennale Usa è aumentato ma il Bund non lo ha seguito, nonostante sul fronte europeo siano stati registrati dati positivi per l’economia e la Grecia, col rimborso di una tranche di prestito al Fmi, abbia mandato segnali distensivi di alleggerimento dell’avversione al rischio. Anzi il titolo tedesco ha trovato ritorno al nuovo minimo 0,16% venerdi 10, in concomitanza col minimo Irs 10Y a 0,54% già toccato il 19 marzo.

Nell’ultima settimana trascorsa, per i motivi esposti sopra, il rendimento del titolo tedesco è sceso al minimo 0,06% per poi recuperare venerdi in chiusura a 0,08%; in salita quello dei periferici, comunque trattenuti dagli acquisti della banca centrale.

Le stime attuali sui tassi fissi risentono della ricerca ultima (e immotivata) del bene rifugio e pertanto potrebbero indicare quotazioni raggiungibili in tempi più lunghi nella realtà dei fatti, ma rimane in ogni caso confermato l’andamento al ribasso che porta al fixing 0,46% (minimo storico) dalla quotazione 0,6% del 27 marzo: anche grazie alle informazioni disponibili sui prezzi futuri del petrolio che manterranno la dinamica dei prezzi al consumo stabile nei prossimi mesi, le previsioni del 17/04/2015 indicano il tasso Irs 10 anni a quota 0,41% per fine aprile e a quota 0,3% per fine maggio.

(per le attese della settimana prossima sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 24 aprile 2015”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 15 maggio 2015”)

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