Previsioni Euribor e Irs a marzo 2014

Tanto rumore per nulla, oltre ad essere il titolo di un’opera già scritta, potrebbe essere la definizione appropriata per quegli operatori che sui mercati avevano caldeggiato la soluzione dell’intervento Bce per il mese di marzo. Tra queste piazze compariva il Liffe, mercoledi di nuovo orientato al ribasso dei tassi.

E invece non solo i tassi base restano fermi a marzo (Refi 0,25%), ma non si è neppure verificata la sterilizzazione dell’attuale programma di acquisto obbligazioni pubbliche che avrebbe aumentato la liquidità tra le banche per favorire i prestiti tra gli istituti o verso i privati.

Tra gli argomenti contrari a tale ultima soluzione, come è facilmente comprensibile, vi sono le resistenze tedesche finalizzate a tenere marcate le differenze con la politica americana del QE e (soprattutto) a tenere indenne il programma Omt da tentazioni di analoga mancata sterilizzazione.

Non cambiano in maniera significativa le stime della Bce in ordine ai dati sull’inflazione e sul Pil (in lieve rialzo), ma ora le scelte sono maturate sulla base di proiezioni che coprono il periodo fino al termine del 2016.

Le parole pronunciate giovedi da Mario Draghi hanno prodotto immediati ribassi dei futures sul Bund (minimo di giornata attorno alle ore 15:00 per l’Eurex) e sull’Euribor 3 mesi. Sul mercato dei derivati di Londra i tassi attesi hanno fatto segnare rialzi giornalieri inusitati per 3 centesimi sulle prime due scadenze in scaletta, increspature fino a 4 centesimi sul resto del tratto breve e fino oltre 6 centesimi sul medio termine, dove sarebbe stato lecito attendersi maggior cautela per la contrazione delle vendite al dettaglio per la quinta volta negli ultimi sei mesi (indice Markit Eurozone Retail PMI).

Il messaggio del consiglio direttivo, che raffredda fino quasi a congelare le aspettative di un qualsiasi intervento prossimo, è arrivato venerdi anche sul mercato interbancario dove i tassi hanno subito rialzi non giustificati dalla minima flessione dell’eccesso di liquidità nel sistema attorno a quota 120 miliardi di euro: l’Euribor 3 mesi, caratterizzato da variazioni minime nel corso delle ultime settimane, è salito dallo 0,287% allo 0,299% del 7 marzo 2014. Incremento giornaliero di 16 millesimi per l’Euribor 12 mesi.

Detti aumenti, la settimana prossima, potrebbero consolidarsi in considerazione della restituzione di 11,4 miliardi di euro per i rimborsi anticipati Ltro 2011 e 2012 che, assieme ai flussi dell’asta settimanale, metteranno a rischio la consistenza del “cuscinetto” di liquidi.

Nella tabella dei tassi Euribor 3 mesi previsti sul Liffe in data 07/03/2014, più che lo scivolamento in avanti nel tempo delle attese di intervento dell’autorità monetaria, si riflette lo stato di disillusione che inverte la tendenza sul breve (quota 0,32% per metà marzo prossimo, superiore al fixing e praticamente stabile per tutto l’anno); trascinati al rialzo i valori delle scadenze successive, sui quali ha avuto peso il dato sulla produzione industriale della Germania in aumento a gennaio. L’Euribor 3 mesi continua ad essere visto sopra l’1% nel 2017.

Le previsioni di inizio febbraio che circoscrivevano il tasso Irs 10 anni in un intorno di quota 1,9% sono state rispettate nelle precedenti settimane, anche se la crisi politica ucraina ha accentuato la corsa al titolo rifugio del Bund favorendo la caduta del parametro a 1,81%, ovvero al limite inferiore del range ipotizzato.

La situazione delineata a fine gennaio, quando gli operatori presero atto dell’irreversibilità del piano di rientro americano dal Quantitative Easing, continua a comportare la disponibilità di liquidità per le vendite che colpiscono i titoli dei mercati emergenti asiatici ed il conseguente utilizzo della stessa per l’acquisto degli obbligazionari pubblici del vecchio continente.

In Europa, in particolare, è salito non soltanto il prezzo dei titoli degli emittenti più affidabili, aiutati da sacche di deflazione sparse per i Paesi periferici, ma anche il corso del reddito fisso che fino a poco più di un anno fa era stato nell’occhio del ciclone (Grecia, Portogallo e Irlanda): la riduzione dello spread italiano sotto i 180 punti base per la durata decennale, minimo negli ultimi tre anni toccato subito dopo l’avvicendamento del governo Renzi, è un dato eloquente – almeno quanto i minimi in asta sul primario di pochi giorni prima – in merito all’attuale ristrettezza del rischio “contagio”. Ovviamente lo schiacciamento della curva dei rendimenti europei, accompagnato solo a tratti da una riduzione della volatilità, è risultato più accentuato sulle durate inferiori dove agisce lo scudo protettivo della Bce.

Gli ultimi dati in chiaroscuro sull’occupazione americana, aumentata in apparente contrasto con il tasso di disoccupazione in crescita al 6,7%, non dovrebbero far sorgere dubbi sulla continuazione del tapering: in proposito la presidente Yellen ha affermato che soltanto una drammatica deriva economica potrebbe ostacolare la decisione di ridurre progressivamente gli acquisti di titoli Usa da parte della Fed e comportare il contestuale mantenimento della quantità di denaro immesso mese dopo mese. Anche per il rafforzamento dell’euro su dollaro (causa mancato intervento Bce) che alimenta la paura di ulteriori deprezzamenti del biglietto verde e dirotta i capitali sull’Europa più che sugli States, crescono le attese di nuovi acquisti sui governativi europei, soprattutto per la carta periferica a più alto rendimento e, in particolare, per l’Italia tornata in territorio positivo in termini di Pil (+0,1%). L’Irs 10 anni, parametrato invece al rendimento dei titoli core, è tornato a salire all’1,92% il 7 marzo 2014.

La mancanza di copertura per le aste dei titoli tedeschi, istituite la settimana scorsa, suggerisce il raggiungimento, o l’immediata vicinanza, del punto di minimo per il rendimento dei Bund: i titoli tedeschi non dovrebbero essere oggetto di numerosi acquisti anche per i motivi alla base dei dati sulla buona produzione tedesca (supra).

Con l’incognita maggiore rappresentata dalla crisi tra Ucraina e Russia che in caso non trovasse soluzione tornerebbe a premiare i Bund col fenomeno fly to quality, per le prossime settimane l’Irs 10 anni è visto gravitare al rialzo sopra quota 1,95%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 14 marzo 2014“)

(per le attese del prossimo mese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs: aprile 2014“)

Lascia un commento


L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare, per intero ed in qualsiasi altro luogo, i testi presenti sul sito web “www.questidenari.com”. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.