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Previsioni Euribor e Irs a giugno 2013

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La Banca centrale europea, almeno per questo mese, ha deciso di non usare alcuna tra le misure ordinarie o straordinarie a sua disposizione per contribuire a migliorare la situazione economica e finanziaria.

E’ quanto emerge dall’ultima soporifera conferenza stampa a margine della riunione del direttivo che ha confermato tutti i tassi (decisione non unanime sul minimo storico del Refi allo 0,5%; rifinanziamenti marginali 1% e depositi 0%) dopo aver rilevato il Pil in contrazione e l’inflazione all’1,4% per il 2013.

La decisione non poteva essere considerata scontata se poi le Borse europee hanno virato in negativo e lo spread italiano si è allargato, a meno di non voler attribuire eccessiva importanza alle ignorate misure straordinarie (tra le quali il “complicato” piano Abs): il tasso sui depositi, qualora fosse stato ridotto al di sotto dello zero, avrebbe inciso su utilizzi sempre meno consistenti (87 miliardi di euro giovedi scorso, con l’altra voce di bilancio Bce dei conti correnti a quota 292 miliardi).

Qualcosa degno di nota, comunque nella limitatezza di variazioni che non indicano tensioni fra istituti, è accaduto pure sull’interbancario (caratterizzato da eccesso di liquidità attorno ai 270 miliardi di euro) dove l’Euribor 3 mesi, congelato da sette sedute consecutive allo 0,2%, ha subito un’increspatura di 3 millesimi (0,203% venerdi 7 giugno); ed anche sul mercato Liffe, dopo la decisione Bce, i tassi impliciti nei futures sull’Euribor 3 mesi sono tutti saliti sopra il fixing a partire dalla scadenza di metà giugno.

Gli operatori di Londra, in data 07/06/2013, si attendono che il parametro sorpassi quota 0,25% per settembre prossimo e, proseguendo nel trend di sola salita, raggiunga quota 0,32% per fine anno.

Le misure straordinarie, secondo le parole di Draghi, non sono necessarie al momento perché parte della liquidità immessa nel 2012 si trova ancora nel mercato ed è positivo che le restituzioni continuino a realizzarsi (mercoledi prossimo rimborsi delle Ltro 2011 e 2012 per meno di 3 miliardi di euro).

Sviluppi imprevisti anche sul fronte tassi fissi. Le stime del mese scorso sulla prosecuzione della fase positiva del Bund sono state disattese quando si è presentato l’effetto congiunto di due fattori: la differenza molto sostanziosa tra la ricchezza generata dall’economia reale e quella registrata dai mercati finanziari da un lato; il messaggio della Federal Reserve che ha lasciato intuire la futura riduzione degli stimoli monetari dall’altro.

La reazione immediata di Tokyo (-7,3%), col suo indice calibrato su aziende orientate all’export, ha dato idea della velocità con cui gli speculatori internazionali (hedge fund) sono pronti ad abbandonare un mercato dove è in atto lo scoppio di una bolla.

Ma anche la fine della corsa ai titoli high yield deve suggerire qualcosa.

In sostanza ad alcuni investitori è giunto il messaggio che non è possibile acquistare ogni genere di attività come era accaduto il mese prima, ma occorre comprare titoli adottando criteri selettivi. E tra questi, sicuramente, la redditività del Bund misurata in termini reali praticamente a zero ha suggerito di cedere il decennale tedesco ed accorciare la durata media finanziaria del portafoglio.

Venuto meno il paradosso secondo cui titoli rischiosi vengono acquistati grazie alla copertura delle politiche monetarie espansive necessarie a rispondere alla crisi economica, si è assistito all’innalzamento del rendimento non solo dei periferici ma anche del Bund e alla crescita dell’Irs 10 anni fino a quota 1,81% (fixing 7 giugno 2013).

La fase attuale si caratterizza per elevato nervosismo e volatilità, e non a caso la Fed ha messo in chiaro che lancerà messaggi espliciti ai mercati attraverso la riduzione graduale degli acquisti in titoli federali scambiati con moneta stampata.

Il QE americano troverà interruzione fra alcuni mesi, ma nel frattempo il Bund potrebbe tornare ad essere iper-acquistato per due motivi: l’approssimarsi della decisione della Corte costituzionale tedesca sul programma Omt, i cui contenuti potrebbero rivelarsi disallineati rispetto ai principi del progetto europeista, ed il dubbio che alcuni investitori possano aver manifestato un comportamento troppo reattivo in occasione dell’uscita dai titoli rifugio.

Se le ultime ragioni dovessero dimostrarsi fondate, nelle prossime settimane l’Irs 10 anni potrebbe nuovamente tornare a scendere avvicinandosi a quota 1,5%.

(per le previsioni della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 14 giugno 2013“)


L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.

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Obbligazioni MEDIOBANCA SINTESI in Euro 2013/2021 (ISIN IT0004924004)

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In acquisto sul Mot dove sono quotate a partire da quest’oggi 27 maggio 2013 per la prima tranche, le obbligazioni non subordinate strutturate con opzioni digitali denominate “MEDIOBANCA SINTESI in Euro 2013/2021” (ISIN IT0004924004, rating emittente BBB+ espresso attualmente da Standard & Poor’s) si rivolgono alla clientela retail con un taglio minimo di 1.000 euro.

I bond sono emessi alla pari (prezzo corrispondente al 100% del valore nominale unitario) e prevedono il pagamento di interessi con cedola fissa semestrale posticipata che maturano dal 21 maggio 2013 (incluso) al 21 maggio 2014 (escluso) nella misura del tasso nominale annuo lordo al 5%. Successivamente la cedola variabile semestrale posticipata (periodo dal 21/05/2014 incluso al 21/11/2021 escluso) verrà pagata nella misura del 6% lordo solo se il valore rilevato dell’indice azionario Eurostoxx50® (valore finale pari alla media aritmetica semplice dei cinque livelli dell’indice alle singole date di rilevazione prestabilite) sarà superiore o uguale al valore (iniziale) dello stesso indice rilevato in data 22 maggio 2013; diversamente la cedola variabile non verrà pagata.

Con riferimento alla corresponsione della sola cedola fissa, il rendimento lordo annuo (minimo garantito) delle obbligazioni è pari allo 0,6% corrispondente al tasso interno di rendimento effettivo annuo dello 0,48% netto una volta applicata la ritenuta fiscale del 20% (il tasso di rendimento interno è calcolato ipotizzando che l’obbligazione sarà posseduta fino a scadenza e che i flussi intermedi verranno reinvestiti al medesimo tasso).

Le cedole fisse sono pagate il 21 novembre 2013 e 21 maggio 2014; le cedole variabili sono pagate il 21 maggio ed il 21 novembre di ogni anno a partire dal 21 novembre 2014 (incluso) e fino al 21 novembre 2021 (incluso). La data di godimento degli interessi è il 21 maggio 2013.

La data di emissione è il 21 maggio 2013. La data di scadenza, alla quale le obbligazioni saranno rimborsate alla pari in un’unica soluzione, è il 21 novembre 2021 (durata 8 anni e mezzo).


L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.

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Previsioni Euribor e Irs a maggio 2013

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L’inflazione in decisa contrazione all’1,2% annuo ad aprile, ben al di sotto della soglia di intervento, e la caduta degli indici di produzione che fotografano la crisi europea a partire dal cuore manifatturiero tedesco sono stati determinanti a maggio per decidere (con voto non unanime) il taglio del tasso Refi di un quarto di punto (0,5%), il taglio di mezzo punto percentuale per i finanziamenti giornalieri di emergenza (1%) ed il mantenimento del tasso sui depositi a zero, ovvero quella modifica del “corridoio” che prelude ad un successivo intervento sui tassi negativi da diverso tempo oggetto di studio per la Bce. Non si tratterebbe di un provvedimento risolutivo per finanziare l’economia reale dei Paesi periferici, considerato che l’80% del denaro attualmente custodito presso la Bce (giovedi depositi overnight a 110 miliardi di euro e conti correnti a 308 mld) proviene dall’Europa virtuosa, ma sarebbe comunque un valido strumento da affiancare ad altre iniziative (sub).

La manovra convenzionale, ritenuta dal direttivo come la più efficace per gli stimoli all’investimento, servirà agli istituti per ricapitalizzare, ovvero ridurre le sofferenze da crediti che costituiscono la principale causa di avversione al rischio per le banche commerciali: rappresenterebbe quest’ultimo il fattore impeditivo dell’offerta di finanziamento a imprese e consumatori sul quale incidere per rendere trasmissibile la politica monetaria (che rimarrà accomodante finché necessario, col prolungamento fino a metà 2014 delle aste trimestrali a liquidità illimitata). A breve saranno disponibili ulteriori strumenti non convenzionali come l’acquisto di crediti cartolarizzati da piccole-medie imprese e società finanziarie, per i quali occorre ancora stabilire la corretta fissazione del prezzo.

Prima della decisione del direttivo Bce le posizioni di molti analisti erano apparse discordanti, e sullo stesso Liffe non avevano trovato spazio evidenze inequivocabili. E ancora venerdi 3 maggio, il giorno dopo la correzione seguita all’annuncio di Draghi, si sono manifestate increspature (lungo tutta la scaletta da 2 a 12 centesimi) che denunciano la debole efficacia con cui l’iniziativa Bce si tradurrà nell’abbattimento dell’Euribor 3 mesi: atteso a quota 0,18% per fine giugno, il parametro consentirà agli istituti commerciali di scambiare denaro a costi poco inferiori agli attuali quand’anche dovesse realizzarsi un ulteriore taglio di un quarto di punto l’estate prossima. Gli operatori di Londra stanno acquisendo informazioni dalla caduta del fixing dell’Euribor 3 mesi (0,201% il 3 maggio 2013) quantificata in appena 6 millesimi contro i 92 che erano seguiti all’annuncio del precedente taglio nel luglio 2012. Sul brevissimo, in particolare, i tassi sono schiacciati sotto lo 0,1% già da molti giorni e non dovrebbero subire ripercussioni.

Se limitato dovesse dimostrarsi effettivamente l’impatto del taglio sui tassi interbancari, allora ancor più limitata sarebbe l’influenza della stessa manovra sul tratto iniziale della curva dei tassi a medio-lungo termine.

La decisione dei membri del consiglio direttivo, certamente consapevoli della logica prociclica che si realizza quando il rischio dell’attivo di bilancio delle banche si identifica col rischio-Paese, si deve anche all’esistenza di regole stabilite con gli accordi di Basilea che impongono alle banche di accantonare capitale in funzione dei prestiti erogati. Sinora l’acquisto di obbligazioni pubbliche è stato perseguito dalle banche non solo per ottenere profitti (raggiunti con maggiori rischi), ma anche per soffrire un minor dispendio di costoso capitale.

Tuttavia non sembra questo il momento della preoccupazione per i titoli di Stato, anzi lo scenario di mercato appare surreale: nonostante il contesto recessivo rimanga sostanzialmente lo stesso da molti mesi, persino aggravato dall’uscita dalla crisi rinviata al 2014, la liquidità pompata nel sistema da politiche monetarie ultraespansive attuate dalle più importanti banche centrali mondiali (unico esempio di moderazione la Bce che non stampa moneta per statuto) consente agli investitori di scommettere sul binomio della liquidità facile e delle politiche fiscali di prossima realizzazione in grado di assicurare crescita nel medio-lungo periodo. Tutto il resto diviene trascurabile, persino l’ostruzionismo della Bundesbank e della Corte costituzionale tedesca sul programma Omt o la fragile intesa politica che ha condotto alla formazione del Governo italiano (spread a 256 punti base).

Questa fiducia in apparenza incrollabile (almeno fino al momento in cui le banche centrali non inizieranno a drenare liquidi facendo scoppiare una bolla colossale) ha fatto sì che da aprile aumentassero i prezzi delle azioni europee, delle obbligazioni corporate (anche “spazzatura”) e delle obbligazioni pubbliche tutte, sia quelle emesse dai Paesi periferici e acquistate per motivi speculativi che quelle emesse dall’Europa core e comprate per l’opposto bisogno di protezione. Alla discesa dei rendimenti su durata decennale dei Btp (3,8%) e dei Bonos (4,02%) si è associata la caduta in prossimità dei minimi storici del rendimento dei Bund (venerdi rimbalzati a 1,24%), segnale di aggravamento del rischio sistemico che ha trascinato al ribasso l’Irs 10 anni in prossimità di quota 1,5% (come era stato correttamente anticipato il mese scorso).

I primi risultati positivi sull’occupazione giapponese e la conferma del quantitative easing americano lasciano intendere che la liquidità continuerà ad affluire sull’Europa e a riversarsi praticamente su tutte le attività esistenti: i derivati del mercato telematico Eurex segnalano un decennale tedesco che, sempre in grado di attirare attenzione, potrebbe vedere livellato il proprio rendimento verso quota 1% al quale farebbe riscontro un tasso Irs 10 anni, anch’esso in discesa nel corso del mese, nelle vicinanze di quota 1,4%.

(le previsioni della prossima settimana sui tassi variabili per mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 10 maggio 2013“)

(per le previsioni del prossimo mese sui tassi fissi dei mutui: “Previsioni Euribor e Irs a giugno 2013“)


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Previsioni Euribor e Irs: aprile 2013

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Per il nono mese consecutivo, e come da attese implicite nei futures sul mercato Liffe, ad aprile i tassi di interesse dell’Eurozona sono rimasti invariati (Refi 0,75%) per lasciare possibilità di intervento alla Bce nelle occasioni successive, quando si teme che la crescita economica potrà risultare ancora più debole dell’attuale, deludente persino nei Paesi core.

La decisione (non unanime) dei membri del consiglio direttivo è maturata dopo la valutazione del dato di marzo sull’inflazione che, in calo all’1,7%, erode in misura sempre più esigua il rendimento dei titoli degli Stati virtuosi, ultimamente acquistati da investitori possibilisti sulla disgregazione dell’Europa. Se non con il ritorno al Marco tedesco, difficile spiegare altrimenti il comportamento di chi mette nel paniere Bund decennali tornati sui livelli di rendimento di metà luglio 2012 – ovvero in perdita in termini reali.

Essenzialmente di matrice politica, di fatto, il problema che alcuni giorni fa era scaturito dal piccolo Stato di Cipro (e forse domani dalla Slovenia?) ed aveva diffuso la paura del contagio tra istituti bancari: al cessato pericolo, i tassi attesi dagli operatori di Londra sono progressivamente diminuiti per allinearsi al fixing 0,21% dell’Euribor 3 mesi del 5 aprile 2013. Le scadenze di giugno e settembre prossimi, rispettivamente, segnano con 0,215% e 0,23% valori che rappresentano il tratto iniziale di una curva appiattita dall’abbondante liquidità in essere, ovvero fornita al sistema bancario dell’Eurozona a tasso fisso e volume illimitato dalla Bce sempre pronta a “mascherarne” i possibili difetti, e abbassata per effetto della perdurante crisi economica.

Complice la stessa politica accomodante dell’istituto centrale che ha stabilizzato l’Euribor 3 mesi questa settimana ed ha fatto aumentare di un solo millesimo la quotazione della scadenza mensile, continuano a non produrre variazioni sul mercato interbancario i rimborsi di liquidità degli istituti di credito europei in programma mercoledi prossimo: con valori già da tempo assestati verso il basso, suggeriti dal clima di incertezza per il trascinamento di questioni varie tra le quali lo scenario politico italiano instabile, il giorno 10 saranno restituiti 4,092 miliardi di euro dei 489 erogati in occasione della Ltro 2011 e 3,972 miliardi dei 529 erogati con la Ltro 2012.

Un’idea della situazione attuale di stallo viene suggerita anche dalla condizione persistente di eccesso di liquidità nel sistema, così come segnala l’utilizzo dei depositi overnight presso Bce e dei conti correnti: rispetto alla settimana scorsa, il totale registrato giovedi è rimasto stabile a 469 miliardi di euro. Sempre giovedi spread Euribor-Ois a 13,3 punti base.

Nel corso del mese passato le previsioni di una fase di attesa degli sviluppi della situazione politica, e connesso congelamento della propensione al rischio, si sono deteriorate velocemente con la vicenda Cipro: la relativa soluzione imposta dal dictat tedesco ha lasciato bene intendere che la tolleranza dei Paesi virtuosi ad accollarsi il debito altrui è nulla, ma soprattutto che l’Europa è entrata definitivamente nella fase cruciale della propria crisi identitaria politica. Governanti incapaci di fornire spunti validi per l’uscita dalla crisi economica iniziano a tirare le conclusioni circa un progetto che, nato per contenere inflazione e tassi, presenta controindicazioni impulsive se, come denunciato da Draghi, non trovano sufficiente attuazione le riforme strutturali nei Paesi dell’Eurozona.

Manifattura e servizi sempre più depressi, regole del patto fiscale che ostacolano la pubblica amministrazione italiana nell’assolvimento dei propri obblighi verso le imprese creditrici e (rinnovata) lettura di dati diametralmente opposti fra bilanci pubblici e ricchezza privata, nella distinzione tra Paesi virtuosi abitati da poveri e Stati periferici con cittadini ricchi, sospettati di evasione fiscale, da colpire col prelievo forzoso sui conti correnti: ne esce alimentata l’avversione al rischio che è tornata a deprimere il rendimento dei titoli rifugio tedeschi (1,21%) e a spingere al minimo storico quello delle obbligazioni francesi (1,78%). Sorprendentemente, però, gli spread periferici sono diminuiti perché gli acquisti di Btp e Bonos giungono da altre parti del mondo - Giappone, anzitutto, con la debolezza dello yen ben correlata alle operazioni di acquisizione del debito italiano – dove le politiche espansive che comportano la possibilità di stampare moneta rendono praticabile la speculazione sulla carta più a rischio.

Fino a quando la linea guida sarà l’austerità della Germania, prevalente sulla linea francese della crescita che al momento non viene appoggiata dall’Italia, è lecito tornare a prefigurare lo scenario del 2012 nella speranza che i mercati non intendano mettere alla prova l’efficacia del programma Omt; nel frattempo la ricerca della qualità nei Bund spingerà al ribasso l’Irs 10 anni verso quota 1,5%, al di sotto dell’attuale fixing.

(per le previsioni sui tassi variabili dei mutui della settimana prossima: “Previsioni Euribor 3 mesi del 12 aprile 2013“)

(per le attese del mese prossimo sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs a maggio 2013“)


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Previsioni Euribor e Irs a marzo 2013

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Nel corso dell’ultima conferenza stampa, a margine della riunione del consiglio direttivo Bce, Mario Draghi è stato molto attento a diffondere contenuti che aiutassero a distendere il clima surriscaldato dei giorni successivi alle elezioni politiche italiane.

Il governatore ha comunicato le previsioni riviste al ribasso del Pil 2013 (tra -0,9% e -0,1%) e dell’inflazione (tra 1,2% e 2%, quindi ben al di sotto del “cancelletto”) che hanno portato, in linea con le attese sul Liffe, a confermare i tassi di riferimento (principali operazioni di rifinanziamento: 0,75%; operazioni di rifinanziamento marginali: 1,50%; depositi che la Bce custodisce per conto delle banche commerciali: 0%). Ma Draghi, soprattutto, ha affermato che la restituzione della liquidità erogata con le due Ltro del 2011 e del 2012 sarebbe segnale di miglioramento dei bilanci bancari, motivo per cui non sono in programma altri interventi straordinari a sostegno della liquidità. Mentre sul raggiungimento dell’economia reale la Bce potrebbe fare ben poco: un tasso sui depositi negativo porterebbe a gravi conseguenze, ma il governatore non ha spiegato quali.

Nell’occasione non è stata menzionata la condizione di aumento dei rischi derivanti dall’utilizzo della liquidità da parte delle banche: l’acquisto dei titoli di Stato a cedola più elevata del tasso di costo del denaro, operazione necessaria a produrre utili finalizzati al risanamento, lega le sorti dei bilanci bancari a quelle dei conti di Stato; ed ovviamente i rischi aumentano quanto più la durata residua del prestito si discosta dalla durata delle obbligazioni pubbliche iscritte. Per comprendere le dimensioni del fenomeno, è possibile fare riferimento ad alcuni istituti di credito quotati italiani: le stime sui ricavi da trading 2012 oscillano per ciascuna banca da un minimo di 38 milioni ad un massimo di 2,7 miliardi di euro, con incidenza percentuale sul risultato d’esercizio per i soli Intesa Sanpaolo ed Unicredit variabile dal 100% al 208% (elaborazioni da fonte Icbpi).

In ogni caso la situazione di assestamento del mercato interbancario (definito da alcuni tesorieri “alla finestra”) era in atto già da molti giorni e sembra essere stata raggiunta la condizione di stabilità con la quotazione dell’Euribor 3 mesi: piatto per tre sedute consecutive e fissato un solo millesimo sopra a quota 0,201% venerdi 8 marzo 2013. Andamento stabile anche per la scadenza a 1 mese, mentre per l’Euribor a 6 e 12 mesi la seduta di venerdi ha fatto registrare un lieve rialzo di tre millesimi. Si segnala lo spread Euribor-Ois a 13 punti base mercoledi pomeriggio, mentre la somma tra depositi overnight presso Bce e conti correnti è nuovamente scesa facendo segnare l’utilizzo di 487 miliardi di euro giovedi scorso.

Nulla di nuovo si registra sul brevissimo, coi tassi Euribor poco sopra lo zero e praticamente schiacciati sui valori di una settimana fa, né sul fronte dei rimborsi per le finestre settimanali di mercoledi prossimo relative alle due Ltro di fine 2011 e inizio 2012: poco più di 1,3 miliardi di euro per la prima e circa 2,9 miliardi per la seconda rappresentano cifre limitate che lasciano intendere come il grosso delle restituzioni sia stato effettuato e che pertanto, a meno di improbabili cambiamenti radicali sotto l’aspetto politico ed economico locale, non ci si può attendere molto altro a breve. Lo stesso Draghi ha precisato che i governi devono continuare con le riforme strutturali e che permane la frammentazione del mercato del credito “da Paese a Paese e da società a società”.

I suddetti elementi dipingono un quadro molto simile a quello della settimana scorsa, al quale si aggiungono le poche parole, ma piuttosto chiare, con le quali il governatore ha riferito in merito alla discussione sul taglio dei tassi in seno al consiglio: le quotazioni dei futures sul mercato Liffe, in data 08/03/2013, restituiscono tassi impliciti che non lasciano spazio ad alcun intervento di politica monetaria espansiva per le prossime settimane, dato che l’Euribor 3 mesi viene visto stabile fino a metà anno. A settembre, invece, si registrerebbe un lieve aumento (0,24%) mentre quota 0,3% verrebbe superata soltanto nel 2014.

Draghi ha vestito i panni del pompiere anche quando ha assicurato che gli scossoni patiti sulle aste e sul mercato secondario dei titoli di Stato sono conseguenze fisiologiche nel periodo elettorale degli Stati membri, e che stavolta gli effetti negativi sono risultati inferiori a quelli registrati a metà dell’anno scorso.

Se è vero che i mercati prima iper-reagiscono e poi si assestano, è anche vero che i valori attuali esprimono contenuti non esattamente in linea con quelli di alcune settimane fa.

Più specificamente: la condizione di ingovernabilità in cui si è ricacciata l’Italia non è grave come i numeri seguenti alle elezioni avevano descritto, ed infatti negli ultimi giorni si è assistito al ritorno in territorio positivo dei listini europei e al rientro degli spread; eppure sui mercati è tornato a prevalere il fenomeno fly to quality che sembrava aver perso significato nella fasi di propensione al rischio di febbraio e soprattutto gennaio.

Per quanto l’idea prevalente tra gli investitori rimanga orientata al concetto di un istituto centrale europeo pronto a sostenere col programma Omt (non necessariamente subordinato all’osservanza di condizioni di austerity) le quotazioni dei titoli pubblici dei Paesi in difficoltà, la recessione in atto ed il levarsi di un numero sempre maggiore di voci anti-europeiste impediscono le vendite su ampia scala del decennale tedesco. In altri termini la tendenza di fondo che si è manifestata sin dai primi dell’anno, relativa al graduale alleggerimento del Bund nei portafogli degli investitori, sembra essere in stand-by.

Con il ritorno della volatilità legata al clima di incertezza, al quale contribuisce sostanziosamente il contesto di instabilità politica dell’Italia non risolvibile in tempi stretti, si può presumere che il rendimento del Bund si trovi nella fase finale del recupero: nelle prossime settimane l’Irs 10 anni (fixing 1,82% in data 8 marzo 2013) dovrebbe ricominciare ad oscillare in orizzontale, delimitato da un range attorno a quota 1,9% e vicino ai livelli che hanno caratterizzato il periodo precedente l’esito delle urne.

(per le previsioni sui tassi variabili dei mutui della prossima settimana: “Previsioni Euribor 3 mesi del 15 marzo 2013“)

(per le previsioni del mese prossimo sui tassi fissi dei mutui: “Previsioni Euribor e Irs: aprile 2013“)


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