Le ricchezze nella Certosa di Trisulti

Parlare delle opere d’arte della cultura italiana, non di rado, significa denunciare la condizione di scarsa valorizzazione dei beni storici, magari stipati ad accumulare polvere nei magazzini dei musei.

Ma talvolta le ferite al nostro patrimonio storico-artistico vengono inferte dal ripetersi di atti tristi e vergognosi come i furti a danno di chiese e basiliche, così impoverite di oggetti preziosi, dipinti ed altri reperti il cui valore spirituale, oltre che culturale, è incalcolabile.

Giardino con erbe medicamentose di fronte all'antica farmacia - Certosa di Trisulti (Fr)

E’ il caso della Certosa di Trisulti, complesso monastico immerso nel verde dei boschi di faggio e delle conifere, quasi nascosto a protezione delle meraviglie custodite dai padri cistercensi, succeduti lo scorso secolo ai certosini.

Nella chiesa di San Bartolomeo, l’accoglienza dei monaci ci farà apprezzare la bellezza del coro cinquecentesco, conservato in perfette condizioni grazie alla maestria di chi, secoli fa, ha utilizzato legno fatto essiccare per la bellezza di 40 anni, rendendolo così inaccessibile ai tarli.

E poi rimarremo sbalorditi dallo splendido altare rivestito di marmi offerti dagli Asburgo d’Austria, dagli alabastri e dalle gemme, la cui magnificenza non sembra essere stata deturpata dalla sottrazione del carboncino egiziano e del gruppo in bronzo dorato che rappresentava il Battesimo di Cristo, collocati originariamente a decorazione del ciborio.

Stessa sorte è toccata ad un certo numero di tele, alcune delle quali attribuite al Cavalier d’Arpino ed altre al Caci, come se i protagonisti dei furti sacrileghi non avessero avuto coscienza della grave offesa arrecata a tutta la comunità che si riconosce nelle radici cristiane.

Auguriamoci che rimangano integri gli affreschi sulle pareti dell’antica farmacia creati da un pittore poco celebrato nei tempi passati, a volte dimenticato forse per via dell’atteggiamento conservatore e manifestamente ostile ai moti insurrezionali che preludevano alla vicina unità d’Italia: Filippo Balbi, autore della “testa anatomica” – a scanso di equivoci, nel “salottino” se ne conserva una copia – e di molte rappresentazioni enigmatiche in assoluto coerenti con il tema alchimistico che pervade il locale, prima fra tutte il palindromo del “Sator”.

Vasi e ampolle nell'antica farmacia - Certosa di Trisulti (Fr)

Il pittore napoletano, oltre ad aver etichettato con la sua grafia alcune delle numerosissime ampolle contenenti erbe e composti chimici vari, ci ha lasciato questo suggestivo trompe-l’oeil, ovvero un dipinto che “apre” lo spazio della rappresentazione pittorica simulando una prospettiva immaginaria.

Vi è raffigurato, con un’espressione molto affabile che mi auguro induca ogni futuro visitatore a meditare sulla portata dei valori sacri appartenenti a questo luogo, il farmacista suo contemporaneo, Fra Benedetto Ricciardi, all’atto di affacciarsi nel salotto attraverso una porta che esiste solo nelle menti illuminate.

Fra Ricciardi, di Filippo Balbi - Certosa di Trisulti (Fr)

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