ROI vs interessi impliciti

 

Prendo spunto dall’ultimo post del mio Staff (http://www.questidenari.com/?p=454), che accennava all’atteggiamento diffuso degli imprenditori nei confronti dell’IVA, per inaugurare questa nuova categoria con un argomento difficilmente reperibile in letteratura.

Per quale motivo molti imprenditori sono portati a “trattenere” nelle loro casse più liquidità possibile, facendo riferimento all’Erario, ai fornitori, alle banche, e persino (indebitamente) ai dipendenti?

Perché essi, facendo affidamento sui tassi di ritorno delle loro attività che di norma sono alti, sono consapevoli di restituire soldi pagando interessi passivi inferiori, in percentuale, ai propri ritorni, ovvero ne lucrano la differenza.

Vediamo un esempio        

        Hp 1 (autocrazia): se a inizio gennaio un imprenditore dispone di liquidità pari a 100 (Euro) che investe in fattori a fecondità semplice da trasformare in prodotti finiti, a fine mese incasserà 102 dalla vendita dei suoi beni. Ogni mese l’imprenditore ripete la medesima operazione.

        Hp 2 (ricorso al fornitore): la situazione alternativa a sua disposizione è rappresentata dal ricorso alla dilazione di pagamento a 30 giorni concessagli dal fornitore di materie prime che chiede interessi impliciti, pari ad 1, sul valore delle materie stesse. A fine gennaio, l’imprenditore tornerà dal fornitore per estinguere il proprio debito in termini di capitale prestato ed interessi passivi, trattenendo la differenza tra il ricavato dalla vendita ed il debito in scadenza, e rinnoverà la richiesta di fornitura per il mese di febbraio con le stesse modalità e per tutti i mesi dell’anno: di fatto, l’imprenditore lavorerà anche coi soldi del fornitore e potrà così disporre del doppio del capitale iniziale, e quindi di un ritorno doppio, secondo il seguente schema riepilogativo di entrambe le ipotesi

 

Hp 1

         

Hp 2

       
                     
 

capitale al 01.01

 

100

   

capitale al 01.01

 

100+100

 

capitale al 31.12

 

124

   

capitale al 31.12

 

124+124

             

interessi impliciti al 31.12

12

             

capitale da restituire al 31.12

100

                     
 

Totale Netto

 

124

   

Totale Netto

 

136

 

Appare evidente il beneficio che spinge l’imprenditore a fare uso dei soldi degli altri. Ma questo è sempre vero?

In realtà no, perché può accadere che il tasso di ritorno dell’attività imprenditoriale sia più basso del tasso di remunerazione richiesta dal fornitore – nell’esempio seguente gli interessi impliciti sono pari a 3 per ogni mese ceteris paribus:

 

 

Hp 3

       
         
 

capitale al 01.01

 

100+100

 

capitale al 31.12

 

124+124

 

interessi impliciti al 31.12

36

 

capitale da restituire al 31.12

100

         
 

Totale Netto

 

112

 

Come si nota, il ricorso al fornitore esoso non solo non ha apportato benefici, ma addirittura ha peggiorato la situazione rispetto all’ipotesi autocratica. Se ne deduce che il ricorso al fornitore conviene solo se la “velocità” di produzione di ricchezza nel tempo supera quella di distruzione della ricchezza stessa per interessi da pagare.

Mi perdoneranno i puristi della Finanza se ho fatto i conti della serva e non ho scomodato i regimi di capitalizzazione della matematica finanziaria, nè ho parlato (in chiave economica) delle variazioni che subisce il ROI quando il capitale di giro (o capitale circolante netto in senso stretto) diminuisce per effetto della politica commerciale, ovvero diminuisce il capitale (netto!) complessivamente investito, ma il mio intento è quello di divulgare una Finanza accessibile a tutti.

Trasferendoci dal caso di scuola alla realtà, aggiungo che il ricorso alla dilazione consente all’imprenditore di rinunciare al finanziamento bancario con tutti gli ovvi benefici in termini di mancata corresponsione degli oneri finanziari (tasso passivo sullo scoperto di conto corrente, notoriamente alto) e mancata prestazione di annessa garanzia (personale o reale; pensate anche ai depositi a garanzia costituiti da obbligazioni subordinate, polizze index linked, derivati ……. brividi?).

Facile, no? Talmente facile, che la maggior parte degli imprenditori non applica questi ragionamenti, interessandosi solo ad attingere liquidità in maniera indiscriminata.

Concludo ricordando le parole di Roberto Bizzarri, professore universitario a Cassino e dottore commercialista in Roma, pronunciate durante un corso di formazione professionale di cui fui frequentatore circa un anno fa: “sono pochissimi gli imprenditori bravi veramente, e si riconoscono dal fatto che riescono subito, a mente, a fare i conti sui rendimenti dell’operazione e trattare coi fornitori per decidere con rapidità a quale fra loro è opportuno rivolgersi”.

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