Previsioni Irs del 12 febbraio 2016

Andamento al ribasso per i tassi fissi, secondo corrette previsioni, e avvicinamento al punto di rottura riassumono le risultanze numeriche delle recenti giornate sul mercato obbligazionario.

Nell’ultima settimana di gennaio dominava una relativa calma in attesa della Fed, poi risolta nel nulla di fatto: tassi fermi e diminuite possibilità di rialzo degli stessi saggi base a marzo per motivi legati ai consumi deludenti, che fanno più dei 2/3 del PIL americano, e all’espansione fragile nei settori manifatturiero ed energetico.

Scendevano così tutti i rendimenti, nonostante il passaggio dell’inflazione flash eurozona da 0,2% a 0,4% di gennaio che non sposta le decisioni politiche, soprattutto nel fine settimana quando a sorpresa la Banca del Giappone si univa al coro del tasso negativo sui depositi. Si delinea sempre più uno scenario operativo condiviso a livello mondiale dove le banche centrali valutano con attenzione mosse e contromosse. Il Bund finiva a 0,325% e l’Irs 10 anni a 0,7% il 29 gennaio, vicinissimo alle ultime stime.

Il mese passato si chiudeva con una percezione nitida: se la Fed si dichiara intenzionata a proseguire la politica restrittiva, il peggioramento del quadro macro globale non può far altro che irrigidire i gestori sulle posizioni risk-free.futures sul Bund (Eurex, 12 febbraio 2016)

La prima settimana di febbraio Traesury e Bund vedevano scendere ancora i rispettivi rendimenti; il petrolio provava a risalire; aumentavano (meno del previsto) gli occupati Usa eppure la crescita dei salari faceva propendere gli analisti per un ripensamento della politica monetaria americana; rallentavano gli ordinativi industriali di dicembre in Germania e calavano le vendite al dettaglio nell’Eurozona di gennaio. Le vendite dell’azionario si riversavano sul comparto dei titoli di Stato.

Nonostante l’Irs 10Y a 0,63% il 5 febbraio, il Btp decennale appariva sganciato dal movimento.

L’aumento dello spread, proseguito anche nell’ultima settimana molto movimentata, ha origine dall’attenzione al braccio di ferro tra creditori internazionali e Grecia che si riversa poi sul tema del debito pubblico: il rialzo del livello dei prezzi, che allevierebbe l’onere finanziario dei periferici, stenta oltre le attese e le notizie dei falliti accordi per limitare la produzione di greggio fanno risalire i rendimenti dei titoli italiani a livelli che non si vedevano dalla scorsa estate.

Dopo le parole della Yellen, che al Congresso americano ha allontanato i tempi della prossima manovra monetaria, beneficia del clima generale il titolo rifugio tedesco, sceso addirittura sotto lo 0,19% giovedi scorso assieme al tasso fisso a dieci anni a 0,59%.

Irs (12 febbraio 2016)Infine venerdi molti dati macro positivi, e tra questi la ripresa tedesca, allontanano il Bund dai massimi recenti e portano l’Irs 10 anni al fixing 0,62%.

Le previsioni indicano ulteriori ribassi a quota 0,56% per fine febbraio e 0,47% per fine marzo.

Tuttavia è doveroso avvertire che dal confronto tra i dati attuali e quelli della seconda metà di aprile 2015 emerge per il decennale tedesco una differenza di rendimento reale limitata a qualche decina di punti base, teoricamente annullabile nell’arco di poche sedute.

E’ vero che – come qualche analista fa osservare – la crisi degli emergenti non appare ancora risolta, ma è altrettanto vero che eventuali fiammate dei futures sul petrolio rischierebbero di mettere in scena la riedizione di quella che nella primavera scorsa Bill Gross chiamò “occasione unica nella vita”, e cioè la vendita a peso d’oro della carta tedesca detenuta in portafoglio.

I realizzi, nella specie, riporterebbero rapidamente il Bund al fair value, stimato oltre lo 0,8% in termini di rendimento nominale, e proietterebbero l’Irs 10 anni verso quota 1,2%.

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs dell’11 marzo 2016”)

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