Previsioni Euribor e Irs dell’11 marzo 2016

Se pochi si aspettavano il taglio del tasso sui depositi a -0,4% ed il passaggio degli acquisti mensili all’importo di 80 miliardi di euro al mese correttamente preannunciati venerdi scorso, nessuno sospettava che il sistema di voto a rotazione interno al consiglio direttivo Bce, giovedi impeditivo per il falco tedesco Weidmann e associati, potesse generare un insieme tanto nutrito di misure finalizzate all’allentamento quantitativo.

Euribor 3 mesi vs Refi (%)_2 1 15 - 11 3 16

E così si sono aggiunti: l’azzeramento del tasso di rifinanziamento principale per le banche europee (Refi al nuovo minimo storico da mercoledi prossimo), l’abbassamento del tasso sui finanziamenti marginali allo 0,25%, l’inserimento nel programma QE di obbligazioni emesse da società non finanziarie (purché di qualità elevata con giudizio investment grade) e l’aumento al 50% della percentuale massima per singola emissione, infine il lancio di quattro nuove operazioni di finanziamento finalizzate all’economia reale. A partire da giugno, ciascuna Tltro II avrà durata 4 anni, tasso pari al Refi vigente al momento dell’erogazione e, alle banche che eccedono l’importo limite fissato con criteri di bilancio, farà percepire un premio derivante dall’applicazione di un tasso via via inferiore (ovvero negativo, per adesso) sino alla soglia minima del deposit rate. In parole povere: gli istituti guadagnerebbero due volte, prima a rifornirsi di denaro e poi a prestarlo.

Eppure le vere sorprese sarebbero arrivate a fine giornata: inizialmente ben intonate, le piazze europee hanno chiuso col segno meno (ad eccezione di Madrid) ed anche i titoli governativi hanno sperimentato un aumento generalizzato dei rispettivi rendimenti. La motivazione, invero assai poco logica, è legata all’emotività positiva di inizio conferenza per l’abbondanza di misure varate, poi alla presa di coscienza di un quadro congiunturale corrispondentemente peggiorato come da proiezioni Bce. Non ha fatto eccezione il Liffe, dove giovedi i tassi attesi sono stati rialzati per almeno cinque centesimi a scadenza.Euribor 360 gg. (11.03.2016)

Anche l’interbancario, venerdi mattina, ha sperimentato un rialzo dei tassi con esclusione della sola scadenza a 1 mese: risale a -0,225% l’Euribor 3 mesi l’11 marzo 2016, lasciandosi alle spalle il minimo storico di giovedi (-0,229%) presumibilmente per le parole di Draghi che non aveva aperto a nuovi tagli dei tassi base.

curva dei tassi Euribor 3 mesi previsti fino al 2021 (Liffe, 11 marzo 2016)

In linea con le nuove indicazioni provenienti dalla curva dei futures sull’Eonia, pure i tassi estrapolati il giorno 11/03/2016 dai derivati sull’Euribor 3 mesi enfatizzano nel prossimo biennio l’appiattimento generale delle quotazioni: al termine di una discesa appena superiore a cinque centesimi nel corso dell’anno, il minimo assoluto è ipotizzato a -0,28% per metà dicembre.

tassi Euribor 3 mesi previsti fino al 2021 (Liffe, 11 marzo 2016)L’Euribor 3 mesi tornerà ai livelli odierni a fine 2017, sul tratto di medio termine dove gli operatori del Liffe ed i mercati obbligazionari, venerdi, finalmente si accorgono del cambio di passo qualitativo e quantitativo innescato dalle misure di politica monetaria. Le ampie limature dell’ultima seduta, tuttavia, non impediscono di vedere il tasso sopra quota 0,21% nel primo trimestre 2020, con una maggiorazione di quattro centesimi rispetto a sette giorni fa.

Anche l’analisi dei tassi fissi riserva novità che non modificano il trend al ribasso, soprattutto in considerazione dei maggiori acquisti mensili che opporranno resistenza alla risalita dei tassi americani, ma aggiornano i valori verso l’alto.

Da metà febbraio, sia la revisione delle stime di inflazione in Germania che forniva forza alle argomentazioni di Draghi sul QE contro le resistenze dei banchieri del nord-Europa, sia il monito dell’Ocse sul rallentamento della crescita economica europea e globale, facevano cedere punti base al rendimento dei governativi nonostante la buona partenza delle piazze azionarie a inizio settimana: nell’occasione il dato più importante appariva la ritrovata correlazione del titolo di Stato italiano col benchmark e soprattutto l’inversione di tendenza dello spread che rientrava. Nell’ultima seduta settimanale ripiegavano i futures sul petrolio per l’accumulo delle scorte Usa molto forte ed il Bund tornava a 0,2% (Irs 10Y in calo a 0,59% il 19 febbraio) confermando lo stretto legame tra rendimenti dei titoli pubblici tedeschi e quotazioni del Brent.

La settimana dal 22 al 26 febbraio mostrava i movimenti del petrolio in trading range, attorno ai 30 dollari al barile senza una direzione precisa, e la stabilità del Treasury contrapposta al movimento al rialzo dei titoli europei: i dati finanziari, conseguenza della situazione economica peggiorata secondo lettura preliminare del Markit Pmi composito di febbraio e della dinamica dei prezzi al consumo rivista al ribasso da Eurostat per gennaio, spingevano l’Irs 10 anni ancora verso il basso.

IRS 10 anni (%)_2 1 15 - 11 3 16

Il movimento giungeva quindi a conclusione: la ritrovata deflazione di febbraio, a causa dei prezzi del settore energetico scesi dell’8% nel periodo di riferimento, e la stima dell’inflazione di lungo termine ai minimi storici abbattevano il Bund a quota 0,107% (poco sopra il minimo assoluto di aprile 2015) e soprattutto i Btp decennali in termini di rendimento; lunedi 29 febbraio l’Irs 10 scendeva a 0,5% andando oltre il valore ipotizzato nelle previsioni del mese scorso.

Nei primi giorni del mese era imputabile ai dati Usa (indice manifatturiero e occupati in rialzo oltre le attese) la debolezza del Treasury che trascinava al ribasso il titolo tedesco. Il mercato, che da molte settimane aveva esagerato le dimensioni della contrazione economica, riportava il Treasury verso quota 2% e l’Irs 10 sopra quota 0,6%. Il petrolio guadagnava circa il 10% nell’arco di cinque sedute e abbandonava forse definitivamente i minimi di gennaio dal 2003 sotto i 30 dollari al barile.

Eurirs (11 marzo 2016)Nell’ultima settimana, in cui la Bce ha catalizzato l’attenzione dei mercati, le cifre hanno indicato rialzo per i tassi di lunghissimo termine dei benchmark (ma in compenso è rientrato parecchio lo spread italiano) e per il petrolio (WTI verso i 40 dollari a barile; Brent già sopra), mentre il BTP triennale è uscito dall’asta negativo per la prima volta.

Le previsioni di fine marzo per l’Irs 10 anni vengono aggiornate a quota 0,56%; tasso ancora in discesa sotto lo 0,5% per fine aprile.futures sul Bund (Eurex, 11 marzo 2016)

In conclusione: se pochi giorni fa il rendimento del Bund è andato molto vicino ai minimi da quasi un anno ma non sono partiti ritracciamenti violenti per i titoli dell’Eurozona, la spiegazione più probabile si collega al ribasso forte, e a sorpresa, del tasso di inflazione atteso nel lungo termine che, per i noti motivi legati a petrolio e materie prime, ha scavato un solco col passato quantificabile in un gap di rendimento reale nell’ordine dello 0,4%.

La risalita del Bund a 0,27%, come da quotazione di venerdi contestuale all’Eurirs 10 anni fissato allo 0,65%, amplifica ulteriormente lo stesso gap allontanando movimenti bruschi e incubi annessi di quanti si trovano a dover scegliere la data migliore per la stipula del mutuo a tasso fisso. Almeno per un po’ di tempo, il necessario a sperimentare l’effetto di 80 miliardi di euro di acquisti al mese.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 18 marzo 2016”)

(per le attese del prossimo mese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 1° aprile 2016”)

10 pensieri su “Previsioni Euribor e Irs dell’11 marzo 2016”

  1. Complimenti Gianluca, articoli sempre interessanti. Se posso una banale domanda in ottica acquisto casa (in costruzione consegna marzo 2018) con mutuo tasso fisso: con le previsioni ad oggi, quali possono essere i valori/tendenze dell’eurirs 30y per la prima metà 2018? Grazie e ancora complimenti

    1. Grazie per i tanti complimenti!
      Mi piacerebbe aiutarti prefigurando un quadro facile facile, fondato sulla coperta di Linus dei dati storici sui governativi Usa che condizionano i nostri. I derivati (di adesso e per quest’anno) dicono che i tassi americani vanno in salita.
      E invece mi tocca riempire le prossime righe di dubbi e interrogativi: a partire da quelli della Yellen che non ha idea dei tempi e dell’entità dei prossimi rialzi ma si affiderà – giustamente – ai dati macro.
      Quand’anche la Fed decidesse di portare avanti la politica restrittiva, cosa succederà se tutte le altre principali banche mondiali proseguiranno con l’allentamento quantitativo?
      Un tale Bill Gross, non troppo tempo fa, parlò di una nuova normalità fatta di tassi di interesse bassi: e se la normalità del futuro fossero i tassi negativi?
      Mi fermo qui e direi di aggiornarci un po’ più in là, il 2018 è ancora troppo lontano.
      Continua a seguirmi, un saluto.

  2. Salve, innanzitutto le faccio i miei complimenti e ringraziamenti per l’aiuto che ci da nel districarci e capirci qualcosa in questa giungla di in formazioni.
    Arrivo al punto…fra circa 3 settimane, (quindi la prima di aprile 2016) dovrei stipulare un mutuo di 80000€ a 30A. Avrei scelto un variabile (spr 1,30+euribor 3M 365) con possibilità di switchare al fisso in qualsiasi momento (spr 1,20+IRS durata residua).
    Partirei con una rata di circa 260 al mese.
    Ho ancora la possibilità di cambiare idea e sottoscrivere un fisso puro (spr 1,20 forse anche 1,15 + IRS 30A).
    Mi sono informato in maniera maniacale ma ancora non riesco a decidere. Spero che le valutazioni che potrà offrirmi mi saranno d’aiuto.
    Ps crede che l’IRS continuerà a salire come accaduto negli ultimi giorni o magari a scendere?
    Grazie
    Andrea

    1. Grazie anche a Lei, Andrea.
      Provo a divulgare un pizzico di cultura finanziaria perché l’arretratezza nella specifica materia, dilagante tra noi da lunga data, ha quasi sempre favorito la distorsione del concetto di fiducia tra cliente e bancario/promotore/assicuratore. Il soggetto che relaziona col vertice della piramide capitalistica, invece, deve sapere di cosa parla e tratta.
      Eccomi al punto.
      La ricerca maniacale di informazioni non poteva portare alla decisione perché non esiste la soluzione perfetta ma in ogni caso si verificano pro e contro: sotto troverà indicazioni varie, talvolta contrastanti, per scegliere la soluzione che meglio si adatta alla Sua personale condizione sociale, economica, lavorativa e psicologica (last but not least).
      All’inizio del piano di ammortamento e fino alla metà circa, col debito residuo molto alto, è sempre preferibile abbassare gli interessi passivi. Secondo questo principio matematico è inevitabile la scelta del variabile, che al primo anno farebbe risparmiare attorno ai 1.000 euro nel caso di specie (differenza dell’1,3% su 80mila); poi sarebbe da valutare l’eventuale switch (l’Irs cambierà di sicuro, ma lo spread rimarrà sempre fermo a 1,2% come mi scrive?). Inoltre Le consiglio di controllare se, sulla base delle condizioni contrattuali, l’Euribor (360 o 365 cambia qualche millesimo, cioè nulla in tasca) viene effettivamente sottratto dalla maggiorazione.
      Se l’Euribor positivo rappresenta per la banca il costo della fornitura all’ingrosso di denaro che lo stesso istituto ribalta correttamente sul proprio cliente al momento della vendita al dettaglio, perché alcune banche non consentono ai mutuatari di beneficiare dell’Euribor negativo?
      Per le verifiche del caso torna utile pure la stampa di un piano di ammortamento con dettaglio della rata periodica scomposta in quota interessi e quota capitale.
      Come ho scritto nell’articolo, penso che nelle prossime settimane i tassi Irs scenderanno ma rifletta su due punti non meno importanti e per i quali la certezza del fisso aiuta: anzitutto un eventuale aumento dei tassi non cambierebbe la sostanza di una situazione generale vicina ai minimi storici da sfruttare perché potenzialmente irripetibile; poi il periodo di tempo considerato è estremamente lungo e può succedere tutto e il contrario di tutto (sa cosa succede al mutuatario italiano tra maggiorazione, tasso di interesse e tasso di cambio se l’Eurozona si disgrega? Sa cosa succede a chi prende in euro e restituisce in lire? ….. Ecco, appunto).
      Prima di scegliere la soluzione, in ultimo, non si limiti ai tassi ma chieda informazioni esaustive su tutti i costi che gravano sul mutuo aumentandone l’onerosità complessiva (indicatore TAEG): per alcune tipologie, ad esempio, può essere richiesta una polizza a copertura dei rischi per la Sua eventuale inadempienza nella corresponsione futura delle rate causa infortunio, malattia, perdita del lavoro o altro; per altre tipologie, invece, interviene un opportuno (?) derivato ad evitare che il parametro preso a riferimento per l’indicizzazione superi ….. etc. Non necessariamente l’indicatore sintetico TAEG esplicitato comprende alcune coperture facoltative che una volta richieste dalla banca, di fatto, diventano obbligatorie.
      Per ulteriori chiarimenti o guide da portare in filiale, visiti il sito web della Banca d’Italia.
      Buone cose.

      1. La ringrazio!
        Per completezza di informazione rispondo alle sue domande:
        1) si lo spread in caso di switch all’1,20 sarebbe previsto contrattualmente
        2) si l’euribor negativo si sottrae allo spread del variabile (a differenza di quanto fanno altre banche)
        3)le spese/assicurazioni le ho considerate ma non influiscono sulla mia scelta in quanto ho già scelto in quale banca accendere, devo solo scegliere tra i 2 tipo di contratto di cui parlavo (variabile con switch senza vincoli o fisso puro).
        La banca è [omissis].
        Penso che se nelle prossime settimane l’irs30 scende almeno all 1% sceglierò il fisso, altrimenti il multiswitch…chi vivrà vedrà…
        Grazie ancora alla prossima

  3. Un’ultima domanda moooolto approssimativa alla quale mi aspetto una risposta buttata lì senza troppi ragionamenti: se si avverano le previsioni e l’euribor fra 5anni arriva a quota 1%, secondo lei quale potrà essere il valore dell’irs30 in quella data? Storicamente di quant’è il gap tra i due indici? Grazie

    1. I dati storici per i mesi di febbraio 2011 e febbraio 2012, quando l’Euribor 3 mesi era attorno all’1%, evidenziano un differenziale con l’Irs 30 anni pari a 2,57% e 1,51% rispettivamente. Non so quanto possa essere utile sommare detti gap all’Euribor 2021 per ottenere una previsione, dato che balla una differenza sostanziosa tra l’uno e l’altro.
      Né soccorre un ragionamento inevitabile anche per le domande approssimative: illo tempore la Bce non stampava moneta, esattamente come ci si aspetta che accadrà tra cinque anni.
      Diversa sarebbe una previsione entro i prossimi dodici mesi (limite teorico del QE): da quando è iniziata la politica ultra-espansiva, operativamente a marzo 2015 ma di fatto ancor prima attraverso le aspettative generate dalla dialettica di Draghi che ha appiattito tutte le curve di rendimento, il gap Irs30Y-Eur3M si è ristretto e soprattutto stabilizzato attorno all’1,4%. La previsione per marzo 2017 di un tasso fisso a 30 anni a 1,125% (Eur3m atteso + gap) è un minimo più attendibile.

  4. Buona sera, sono ancora qui con i miei dubbi… se le chiedessi una risposta diretta, cosa consiglierebbe ad un suo amico o meglio cosa farebbe lei nelle mie condizioni?
    non so ancora se optare per il fisso o il variabile con possibilità di passare al fisso senza vincoli ad uno spread del 1,20 contrattualizzato.
    Quindi le riepilogo: valore immobile 180.000, somma richiesta 90.000 (50%), durata 30 anni, stipendio a tempo indeterminato di 1250€.
    Fisso spread 1.15 + irs30A (ad oggi un 2.27% con una rata di 345€ per un totale di circa 35.000 di interessi)
    Variabile 1.30+euribor 365 3M, sommato algebricamente anche se negativo (ad oggi un 1.06% con una rata di 290€) con possibilità di switchare al fisso con spred 1.20%+ irs durata residua per difetto (tipo switchando dopo 6 mesi dalla sottoscrizione considereremmo IRS25A).
    Faccio e rifaccio calcoli ma mi risulta sempre che se aumenta il variabile anche ad un 3% compreso spread o tale sarà il tasso fisso nel momento di switch, perdo tutto il risparmi accumulato nei primi anni e ci rimetto anche alla lunga.
    Mi consigli, sia diretto, grazie 🙂

    1. Il fisso, caro Andrea.
      Ha esordito con la ricerca maniacale di informazioni, ha concluso col fare e rifare i calcoli ma ancora non trova la soluzione. Anzi, peggio: rigetta la scelta iniziale del variabile.
      Il fisso tutta la vita, amico mio, mi creda. Lasci stare i numeri, la soluzione sta nella Sua tranquillità.

      1. E già… Pensavo di fare il colpo, di approfittare della situazione favorevole, ma alla fine anche grazie a lei ho capito che non ne vale la pena, che non posso azzardarmi a tentare questa speculazione rischiando casa, capitale e salute mentale 🙂 grazie amico mio!

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