Previsioni Euribor e Irs del 9 marzo 2012

Vissuta tra umori contrastanti, divisi fra quelli positivi per l’evoluzione della crisi greca e quelli negativi sulla condizione della ripresa economica nell’Eurozona, l’ultima settimana ha impedito agli operatori sul Liffe di stravolgere le previsioni sui tassi Euribor 3 mesi di sette giorni prima: dai futures del giorno 09/03/2012 si estrapolano valori tra lo 0,77% di aprile e lo 0,66% di settembre, scadenza a partire dalla quale dovrebbe invertirsi l’andamento ribassista.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I segnali che giungono dai diversi indicatori tenuti sotto controllo, infatti, rimangono confermati.

Quello più importante, senza dubbio, è la discesa spedita del tasso interbancario Euribor 3 mesi che, bucata la soglia dell’1%, non arresta la propria caduta e arriva a quota 0,894% al 9 marzo 2012 (Euribor 1 mese a 0,49%; Euribor 6 mesi a 1,203%).

Per lo stesso motivo legato all’eccesso di liquidità presente nel sistema, a cui hanno contribuito sostanziosamente le aste straordinarie a 36 mesi, tendono ad abbassarsi anche i tassi a scadenza inferiore fino all’Eonia (0,362% il 9 marzo, esattamente come un mese fa), mentre sono volati al record di 827,534 miliardi di euro i depositi presso la Bce di lunedi scorso – poi scesi agli 800 di giovedi 8. L’istituto centrale, questo mese, non ha ritenuto opportuno (quantomeno) azzerare il tasso di remunerazione per gli stessi depositi (rimasto a 0,25%) e, come previsto, ha pure confermato il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale (1%) e marginale (1,75%), con l’inflazione che continua ad essere vista sopra il 2% nel corso del 2012.

I finanziamenti erogati alle banche europee, dunque, al momento non trovano un utilizzo economico soddisfacente né raggiungono l’economia reale in maniera idonea a far ripartire il reddito prodotto nel vecchio continente; tuttavia, il clima tra istituti si fa sempre più disteso come segnala lo spread Euribor-Ois, che confronta un tasso relativo a prestiti senza garanzia con un tasso che prezza flussi di regolamento: differenziale sceso – continuativamente per la decima settimana – a 0,55% alle ore 12:00 del 9 marzo, il valore più basso degli ultimi sette mesi.

Tra le conseguenze delle due aste Ltro va annoverata anche la possibilità per la Bce di “acquistare” indirettamente titoli di Stato: il prezzo dei titoli pubblici viene mantenuto alto dagli acquisti delle banche finanziate dalla Bce, con effetti analoghi al quantitative easing americano che sinora ha funzionato.

Da un lato ciò consente di tenere a bada i malumori tedeschi, dall’altro permette di sostenere i titoli periferici come quelli spagnoli e italiani che hanno finalmente trovato normalizzazione nella forma della curva dei rendimenti (spread sul decennale tedesco a 303 punti il 09/03/2012).

La liquidità delle banche, infatti, non essendo più attratta come prima dai titoli a breve e medio termine a causa dell’abbassamento dei relativi tassi, affluisce sulle durate più lunghe e si trasforma negli attivi di bilancio. Il gioco, dalle conseguenze potenzialmente pericolose, è ben noto e si riempie di significato economico solo se il tempo – guadagnato per sospendere gli effetti delle criticità del sistema Europa – viene utilizzato proficuamente per risanare i bilanci pubblici e per far ripartire gli investimenti delle imprese private. Diversamente, torneremmo nel giro di pochi mesi a sentir parlare di economia “drogata”, con effetti distorsivi speculativi ed inflattivi, e ad assistere a tentativi frettolosi di salvare le banche sulla base del concetto ambiguo secondo cui è giusto socializzare le perdite senza prima aver condiviso i profitti.

Se dunque i problemi strutturali dell’Europa non lasciano immaginare rapide soluzioni (è soltanto di poche ore fa, ad esempio, la pronuncia dell’Isda sulla ristrutturazione del debito della Grecia trattato come un fallimento che fa scattare il pagamento dei Credit Default Swap), l’avversione al rischio continua a manifestarsi tra gli investitori che non abbandonano il rifugio governativo del Bund.

Pertanto, l’Irs 10 anni (2,26% al 09/03/2012; invece 1,53%, 2,58%, 2,64%, 2,6% e 2,55% rispettivamente l’Irs a 5, 15, 20, 25 e 30 anni), parametrato al rendimento del decennale tedesco, non prende stabilmente la via della salita ma procede – e forse procederà – a descrivere un andamento altalenante in prossimità dei fixing registrati nelle ultime settimane.

(per i tassi previsti sul Liffe la settimana prossima: “Previsioni Euribor 3 mesi del 16 marzo 2012“)

(per le previsioni IRS del mese prossimo si legga: “Previsioni Euribor 3 mesi e Irs ad aprile 2012”)

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