Previsioni Euribor e Irs del 6 marzo 2015

Inizierà sul mercato secondario lunedi prossimo, il giorno 9 marzo, l’acquisto degli obbligazionari pubblici da parte della Bce che scarterà i titoli con rendimento inferiore al tasso sui depositi presso l’istituto centrale e quelli emessi da Atene sotto l’attuale programma di tutela. I governativi acquistati, infatti, saranno messi a disposizione per il prestito titoli.

La variazione giornaliera in aumento per il future sul Bund, +0,28% alla chiusura di giovedi, e la contestuale perdita di 4 punti base per il rendimento del governativo tedesco, forniscono indicazioni su segno e intensità dell’effetto residuo di abbattimento dei tassi a cui andranno incontro i titoli pubblici europei effettivamente acquistati, dopo che a gennaio l’annuncio del Quantitative Easing aveva ufficialmente aperto la fase delle aspettative (in realtà operativa da settimane ancora addietro). Se finora è stato possibile quantificare le variazioni sui rendimenti dei titoli core e periferici, nonché sul tasso di cambio, il grande interrogativo si sposta sulla prima fase del QE che non troverebbe un mercato europeo fornito a sufficienza di bond pronti per le transazioni. Per Draghi, tuttavia, si tratta di un falso problema superabile con l’acquisto di titoli fuori dall’Europa.

Come prevedibile, all’opposto, i futures sul Liffe non hanno risentito delle notizie in arrivo da Cipro giovedi mentre, fino al giorno prima, avevano reagito alla conferma della crescita (debole) per il settore manifatturiero e all’accelerazione della crescita della produzione economica, secondo i dati finali di febbraio Markit Pmi per l’Eurozona, quindi alla risalita record delle vendite al dettaglio certificata da Eurostat, attraverso increspature dei tassi sulle scadenze di medio-lungo termine.

Prima che fossero confermati i tassi base dall’istituto centrale, sull’interbancario l’Euribor 3 mesi aveva continuato giornalmente a perdere qualche millesimo sulla falsariga della settimana passata e col beneficio dell’eccesso di liquidità invariato; infine chiusura a 0,036%, costante rispetto a giovedi. Anche sul brevissimo i tassi di interesse si sono mantenuti regolarmente in territorio negativo senza particolari variazioni.

Il 6 marzo 2015 i tassi impliciti nei derivati sull’Euribor 3 mesi segnalano la discesa per metà giugno a quota 0,01% che permarrà tale fino al termine dell’anno corrente, senza cambiamenti nella sostanza delle previsioni maturate venerdi scorso. Spinto dall’entusiasmo per la creazione di posti di lavoro Usa e per la pubblicazione della revisione al rialzo del Pil Eurolandia in lettura preliminare, grazie agli input di petrolio e moneta ancora da stampare che agiscono su livello dei prezzi e tasso di cambio, venerdi sale verso lo 0,3% l’Euribor 3 mesi nel primo trimestre 2018.

Il QE, come è noto, porterà novità anche per coloro che intendono ricorrere alla forma di finanziamento dei mutui a tasso fisso.

Dopo metà febbraio il galleggiamento dell’Irs 10 anni tra quota 0,7% e 0,75% ha rappresentato la conferma più lampante della condizione di stand-by di un mercato alla finestra per la crisi ellenica, risolta (o rimandata) poi col compromesso tra ministri finanziari eurogruppo e neo-governanti della Grecia attraverso l’allungamento del periodo di aiuti finanziari per quattro mesi.

In questa fase la correlazione tra decennale tedesco e americano non è stretta, ma in ogni caso la Federal Reserve ha scelto di non esercitare pressioni sul mercato dopo aver maturato la convinzione che rialzare i tassi in anticipo è più pericoloso che agire in ritardo: se al rafforzamento del dollaro seguono il raffreddamento di salari e inflazione, allora difficilmente la politica monetaria restrittiva inizierà prima di giugno. Il rendimento del Treasury è risultato in discesa.

L’attenzione, pertanto, sembra essere tornata tutta per gli acquisti massivi di titoli obbligazionari europei (la sola Bundesbank acquisterà 10 miliardi di euro di Bund) e per la stima dell’impennata delle quotazioni (e annessa discesa dei rendimenti) nella fase iniziale del Quantitative Easing.

Nell’ultima settimana del mese trascorso si è manifestata la compressione dello spread italiano sotto i 100 punti base stante la considerazione che gli acquisti della Bce saranno molto superiori in termini di quantità rispetto alle emissioni nette di tutti i singoli Paesi della zona euro.

L’atteso eccesso di domanda, e conseguente aspettativa di ulteriore risalita dei prezzi dei titoli a meno di una ritrovata dinamica positiva dell’inflazione che erode i rendimenti reali (stima flash Eurostat di febbraio a -0,3% dal precedente -0,6%), ha spinto ancora gli acquisti del Bund (rendimento per la seconda volta al minimo storico 0,3% il giorno 26) ed ha fatto segnare lo stesso giovedi 26 il nuovo minimo storico Irs 10y a 0,67%.

Rafforzati dalle difficoltà di immagazzinamento del petrolio sovrabbondante che condurrebbe a scontarne il prezzo di vendita e sostenere il rendimento reale delle attività finanziarie, i numeri delle previsioni future del tasso Irs 10 anni, fissato a 0,72% in data 06/03/2015, sono in discesa ed indicano l’abbattimento di quota 0,4% per fine marzo e la risalita a 0,43% per fine aprile.

Piuttosto diversa, invece, l’interpretazione dello scenario da parte di chi enfatizza la crescita del mercato del lavoro americano e vede il Treasury trascinare al ribasso il benchmark tedesco e, per invarianza dello spread, i rimanenti governativi europei agevolati nel complesso da una migliorata condizione economica: in questa ipotesi il QE avrebbe esaurito i propri effetti ed il tasso fisso, piatto da diverse settimane, sarebbe sul punto di abbandonare i livelli minimi e puntare verso l’alto.

(per le attese della settimana prossima sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 13 marzo 2015”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 27 marzo 2015”)

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