Previsioni Euribor e Irs del 10 marzo 2017

E’ solo in parte imputabile alla dialettica di Mario Draghi la prosecuzione del movimento rialzista dei tassi di interesse attesi sul Liffe a partire dalla seconda metà dell’anno.

Le increspature di giovedi, che avevano fatto seguito a quelle della seduta prima, non hanno a che vedere con indirizzi innovativi di politica monetaria Bce, confermata con l’ultimo meeting nei tassi base (Refi 0%) e nella portata del Quantitave Easing. L’inflazione europea in aumento, infatti, dovrà fornire duraturi segnali di ripresa nella componente di fondo e la sola sottolineatura rilevante del governatore ha riguardato il venir meno del senso di urgenza per l’adozione di nuove misure atte a contrastare il rischio deflazione.

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tassi-euribor-3-mesi-previsti-fino-al-2022-liffe-10-marzo-2017La rivisitazione verso l’alto dei tassi Euribor 3 mesi previsti il 10 marzo 2017, che per la seconda volta non tocca le scadenze più vicine ma risulta superiore allo 0,2% nell’arco settimanale, rende più ripida la curva e aumenta l’escursione tra i due estremi: dall’1,33% si passa ora all’1,515% tra massimo e minimo atteso.

La scadenza di giugno, dove il tasso viene confermato a 0,29%, rimane influenzata dall’andamento del mercato interbancario che strabocca di liquidità: l’Euribor 3 mesi fissato per l’ennesima seduta a -0,329% in data 10/03/2017, infatti, presenta uno storico orizzontale a partire dalla seconda metà di gennaio.

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Parametro dei mutui a tasso variabile in quota -0,2% per fine anno, quando la Bce non avrà ancora toccato il tasso sui depositi (-0,4%).

Euribor 3 mesi positivo a fine 2018 (0,02%) e sopra quota 1% a metà 2022.

La causa scatenante i rialzi delle ultime settimane risiede nell’atteggiamento di un numero sempre maggiore di operatori attenti a ciò che accade oltreoceano.

I segnali di miglioramento per l’occupazione nordamericana non conoscono soste e, uniti al segno di altri indicatori economici, rafforzano sempre più l’idea del ritocco dei tassi Usa in occasione della riunione programmata per mercoledi 15. Attualmente i futures sui Fed funds indicano due manovre entro l’anno: la direzione del Treasury, come è noto, influenza il tasso fisso europeo che sulla durata decennale ha ormai superato lo 0,9%.eurirs-10-mar-17

A metà febbraio le minute Bce rivelavano novità importanti sulla variazione della “capital key rule” che consentirà di recare ulteriore aiuto ai periferici italiani e spagnoli: il rientro del tasso Btp portava subito in basso l’Irs 10 anni a quota 0,76%.

Dopo il 20 febbraio continuavano a manifestarsi le paure per la politica europea con l’allargamento dello spread francese, imputabile alla deriva separatista del partito di Marine Le Pen, e con l’accentuazione degli acquisti sui titoli rifugio che portavano a -0,97% il governativo tedesco a due anni.

In clima di piena avversione al rischio, a cui contribuiva la percezione delle difficoltà realizzative della politica americana promessa all’elettorato, Bund e Irs 10 chiudevano rispettivamente a 0,19% e 0,69% la seduta del 24.

Previsioni corrette per il verificarsi del fenomeno flight to quality a fine febbraio (per la precisione: IRS10Y a 0,72% il 1° marzo).

Tuttavia il rendimento del decennale tedesco, a cavallo tra il mese passato e marzo, riceveva una serie di spinte verso l’alto per vari motivi: i dati europei sulla produzione convincenti, l’inflazione euro giunta al 2%, la dialettica di Trump su fisco, infrastrutture e ridimensionamento dell’Obamacare intonata con quella della Yellen sul numero dei rialzi annui per i tassi base.

Il Treasury tornava così al minimo relativo da febbraio ed il rendimento si muoveva all’unisono con quello del Bund che guadagnava 17 punti base in soli sette giorni, facendo passare l’Irs10 da 0,69% a 0,82%.

Nell’ultima settimana i toni meno accomodanti del presidente Bce hanno influenzato tutto il mercato obbligazionario: il titolo Usa, salito fino al 2,607% per poi assestarsi al 2,58%; il Bund che chiude vicino allo 0,5%; il Btp in salita a 2,37%.

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I timori sulle elezioni francesi (comunque in rientro) non sembrano impedire la fase discendente del titolo tedesco ma possono solo rallentarla: dopo il tentativo fallito circa un mese fa, se è corretta l’ipotesi di ingresso nella fase di vendita del tasso fisso, l’Irs 10 anni raggiungerà quota 1,26% per fine marzo.

Questo secondo tentativo di rialzo dei tassi originerebbe dal Treasury che punta al 3% e culminerebbe con la proiezione dell’Irs 10 verso il livello 1,32% secondo un percorso rapido e costellato di imprevisti (tra questi ultimi, il WTI tornato a 48 euro al barile!).

futures-sul-bund-eurex-10-mar-17L’ipotesi alternativa che perde probabilità, ma che ancora non può essere considerata debole, tornerebbe a vedere gli investitori attratti dai porti sicuri: in tal caso l’Irs10 oscillerebbe gradualmente attorno a quota 0,83% per fine mese.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor del 17 marzo 2017”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 7 aprile 2017”)

6 pensieri su “Previsioni Euribor e Irs del 10 marzo 2017”

  1. signor libbi volevo un consiglio attualmente ho un mutuo ancora 24aa euribor 3m + spread 1.7 senza floor con cap a 3.7 mi hanno proposto una surroga a fisso 1.95 25aa premetto che sono un variabilista convinto avendo già un altro mutuo variabile che credo di portare fino alla fine lei cosa farebbe?

    1. Nella premessa individuo un paio di incongruenze: chi si dichiara variabilista convinto non accetta il cup e non valuta proposte di passaggio al fisso.
      Il mutuatario che sceglie il variabile presenta un profilo psicologico di rischio tale da condurre azioni finalizzate alla minimizzazione degli oneri senza lasciarsi intimorire dall’eventualità del rialzo tassi, forte di una condizione finanziaria solida (anche prospettica!) e di una valida conoscenza sull’andamento storico dei mercati. E’ lo stesso profilo di chi ha acquistato un titolo e vuole guadagnare sapendo che può permettersi di buttare soldi oppure aspettare che domani il mercato salga così come oggi è sceso.
      Eppure Lei ha scelto il cup per tutelarsi, e credo proprio si sia accorto di aver pagato l’assicurazione contro il rialzo: a parità di condizioni, due mutui con e senza clausola differiscono per il solo spread perché lì dentro è inglobato il costo (adesso attorno all’1%) del derivato a copertura.
      Analizzo l’alternativa surroga.
      Come sa gli operatori di mercato ci forniscono le loro stime per un orizzonte temporale limitato, ben inferiore ai 25 anni di ammortamento.
      Sulla base delle previsioni del 10 marzo, il tasso finito del suo mutuo dovrebbe salire fino a quota 2,885% di fine 2022 e pertanto rimanere sempre inferiore al tetto (che non verrebbe usato).
      Il punto di rottura (tasso 1,95%) è posizionato sul finire del 2019: ipotizzando un ammortamento a quote capitali costanti per 200mila erogati, in corrispondenza di quell’epoca il mutuatario avrà corrisposto interessi passivi inferiori per circa 7mila euro rispetto alla soluzione del fisso.
      Detto beneficio viene meno lentamente nella seconda parte del piano perché le quote interessi del variabile continuano ad aumentare (per la crescita del tasso e nonostante la diminuzione del debito residuo) mentre le quote interessi del fisso continuano a scendere (in funzione del debito residuo).
      Il pareggio degli interessi passivi si realizza a giugno 2022 quando si eguaglia il cumulo degli oneri pagati per entrambi i piani.
      Sulla base delle migliori informazioni disponibili al momento, la scelta preferibile è rimanere sul tasso variabile per i prossimi 5 anni. Una futura revisione al rialzo dei tassi attesi accorcerebbe il periodo indicato come, ovviamente, una revisione al ribasso lo estenderebbe. Dal 2023 in poi potrebbe andare incontro alla prosecuzione dell’andamento in salita ipotizzato per i tassi come, ovviamente, potrebbe assistere all’inizio di un trend in discesa in direzione 1,95%.
      Tali considerazioni finali scaturiscono da valutazioni puramente numeriche e limitate nel tempo rispetto alla durata del mutuo: perciò la rimando alla premessa che reputo essere molto più importante, invitandola alle opportune riflessioni rese ancora più urgenti dalla presenza di un secondo mutuo a tasso variabile.

        1. le chiedo solo una informazione riguardo ai suoi calcoli se capisco bene io spenderei di interessi passivi nei primi 3 anni 7000 euro in più perchè se fosse così non mi ritrovo visto che attualmente pago 230 euro di interessi mensili con una differenza rispetto al fisso di 100 euro che moltiplicato per 36 mesi( cioè anno 2019) sarebbero 3600 aspetto sue notizie ringraziandola anticipatamente

          1. Mi sembra abbia capito bene il concetto, ma deve interpretare le cifre approssimative che avevo fornito.
            Avevo eseguito i conteggi su base ipotetica per 200mila di erogato, con modalità di ammortamento italiano e, in via orientativa, non avevo adeguato gli interessi alla periodicità trimestrale.
            Questo significa che i numeri ottenuti sono diversi dai suoi in valore assoluto, e non poteva essere altrimenti perché mi mancavano molte informazioni. In termini proporzionali, invece, i risultati della mia simulazione sono attendibili.
            Infatti se dettaglio il piano per un debito residuo poco superiore a 200mila euro, continuo ad adottare l’ammortamento a quote capitali costanti trimestrali (ma probabilmente il suo sarà diverso!) e parametro gli interessi su base mensile, ottengo una differenza per interessi da pagare subito pari a circa 100 euro tra variabile e fisso.
            Detta differenza non può semplicemente essere moltiplicata per il numero di mesi rimanenti al punto di rottura (confermato a fine 2019) perché il tasso variabile aumenta in base alle previsioni, altrimenti si otterrebbe una stima in eccesso. La differenza tra interessi cumulati a dicembre 2019 è pari a circa 1.770 euro (inferiore ad euro 100 x 33 mesi = euro 3.300).
            Rimane confermata anche la scadenza di giugno 2022 per il pareggio degli interessi cumulati tra fisso e variabile, e quindi rimangono confermati i criteri di scelta che le avevo indicato nel mio primo commento di ieri.

        2. Per quest’ordine di motivi concludevo spostando l’attenzione sull’importanza di una corretta pianificazione finanziaria prioritaria rispetto a qualsiasi altra questione numerica.
          Magari con l’aiuto di un consulente di fiducia, dovrebbe esporre (o riesporre per aggiornare) il suo profilo patrimoniale, finanziario e reddituale, le sue esperienze pregresse, il suo profilo psicologico di rischio ed i suoi obiettivi di spesa programmati per scadenze temporali (tra i quali un percorso studi per i figli, ad es.), infine concludere per l’utilizzo di un insieme opportuno di strumenti di investimento, assicurativi e di finanziamento che non le impediscano di tenere sempre da parte un po’ di liquidità a titolo di riserva contro gli imprevisti e che le consentano di minimizzare i costi, diversificare e massimizzare i rendimenti.
          La pianificazione suddetta considera aspetti familiari, e non solo suoi individuali. Non è cosa semplice da realizzare, e questo è un motivo (non è l’unico!) per cui un bel po’ di addetti ai lavori non la pratica correttamente o non la pratica proprio …..
          Una volta che avrà messo nero su bianco il bilancio familiare attuale e prospettico, vedrà che i numeri del Liffe le forniranno indicazioni più nitide ai fini della scelta corretta.

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