Previsioni Euribor e Irs a novembre 2013

Giovedi scorso, facendo uso dello strumento principale della politica monetaria per la seconda volta nell’anno, la Bce ha sorpreso la maggior parte degli analisti ma non quelli di Bank of America, Ubs ed Rbs che avevano correttamente previsto il taglio del Refi all’attuale 0,25% (meno venticinque punti base), nuovo minimo storico operativo da mercoledi prossimo che si accompagnerà al taglio (di pari misura) del tasso sulle operazioni marginali di rifinanziamento (0,75%) ed allo scontato mantenimento del tasso sui depositi (0%). Durante la conferenza, nel momento allegro delle Borse europee positive, al restringimento dello spread e al raffreddamento del cambio EurUsd, Draghi ha risposto che la manovra espansiva si fondava su dinamiche dei prezzi mutate rapidamente nel breve (inflazione sotto l’1%) ma sempre al di sotto della soglia 2% nel medio termine.

Gli operatori del mercato Liffe, al termine della seduta di giovedi, hanno reagito premurandosi di abbassare al di sotto del fixing giornaliero il tasso previsto per dicembre: tuttavia tale azione, quantificata con un differenziale inferiore ad appena due centesimi, ha denunciato la scarsa fiducia riposta nella manovra espansiva in merito alla relativa efficacia sulla riduzione della frammentazione, fenomeno negativo che fa patire il rischio-Paese alle banche solide, inserite nei contesti economici più svantaggiati dell’Europa, al momento dell’accesso al mercato interbancario.

Quindi venerdi, dopo che la fissazione dell’Euribor 3 mesi a 0,217% (8 novembre 2013) aveva prodotto un ribasso giornaliero di undici millesimi insolito per gli ultimi tempi, a Londra sono state confermate le attese di benefici limitatissimi per quanti si trovano a pagare rate di mutuo indicizzato al tasso variabile.

La curva dei tassi previsti in data 08/11/2013 ricalca quasi perfettamente la stessa della settimana prima: il tasso implicito di metà dicembre (0,215%) rimane incollato al fixing, i tassi a breve  perdono meno  di quattro centesimi (0,27% a giugno 2014) e nel medio periodo le increspature di inizio settimana, conseguenti alla lettura positiva dell’indice Pmi Markit legata alla ripresa europea, sono state in gran parte compensate dalle correzioni di giovedi e venerdi.

Sul fronte tassi fissi, all’opposto, il peso delle politiche monetarie Usa sembra prevalere sulle iniziative Bce.

Nelle prime due settimane di ottobre, secondo corrette previsioni, l’Irs si era mosso in un intorno di quota 2,10%: in particolare si era notato come la perdurante tendenza al rialzo aveva subito la correzione imposta dallo scampato default americano, quando l’accordo tra repubblicani e conservatori aveva trascinato al ribasso il rendimento del T-note, del Bund e quindi l’Irs di pari misura (prima 6 e poi 4 punti base in meno nell’arco di due sedute, col parametro usato per i mutui decennali finito a 2,14% il 18 ottobre scorso).

Ma poi le titubanze della Fed, alle prese coi segnali di ripresa dell’economia Usa non troppo convincenti che rimandavano la conclusione della fase iperespansiva tra gennaio e febbraio 2014 se non oltre, avevano inviato ai maggiori gestori internazionali di portafoglio un chiaro segnale nella direzione del rallentamento delle vendite iniziate in primavera nel comparto obbligazionario che, fino a questi giorni, continua ad impedire il decollo ai rendimenti dei benchmark americano e tedesco.

Sul Bund, trascinato dal Treasury, esercita effetto indirettamente la variabile del cambio Euro-dollaro che tanto più è forte, e tanto più comprime i rendimenti. Si osservi: sulla stessa variabile cambio agisce indirettamente la politica monetaria europea ed è bene sottolineare che il raggiungimento del cross (medio) 2013 a 1,32, compatibile con le previsioni Bce su crescita e inflazione, non ha rappresentato un fattore ostativo all’assunzione della decisione di novembre sul taglio al costo del denaro (supra). In altri termini, il cambio si conferma – di fatto! – non essere un obiettivo previsto dallo statuto Bce, per quanto il suo valore venga monitorato costantemente ai fini della stabilità dei prezzi e della crescita.

Tra giovedi e venerdi, infine, l’effetto schiacciamento sul rendimento del Bund causato dal taglio al tasso di interesse sulle operazioni principali è stato più che compensato dalle nuove vendite del Treasury decennale (+0,15%) sulla scia dei dati occupazionali Usa in sorprendente salita, tanto da indurre molti analisti ad aggiornare addirittura a dicembre l’inizio della riduzione della maxi iniezione di liquidità.

E’ evidente che se i prossimi dati sul lavoro non forniranno indicazioni pienamente persuasive il QE americano sarà destinato a durare in eterno, o meglio fino allo scoppio della bolla speculativa causata dalla droga monetaria.

In conclusione: le attese delle prossime settimane, con l’esclusione dell’inizio del tapering, indicano movimenti laterali del decennale tedesco che, contemperati con la lettura dei futures, porterebbero l’Irs 10 anni ad oscillare attorno a quota 2% con andamento stabile, sostanzialmente in linea col fixing di venerdi scorso (2,06%).

(per le previsioni della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 15 novembre 2013“)

(per le previsioni del prossimo mese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs a dicembre 2013“)

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