Previsioni Euribor e Irs a luglio 2013

Stavolta sono piaciute a tutti i mercati le parole del governatore Draghi che non ha quantificato, né qualificato, i tempi per l’avvio della exit strategy ma ha voluto mettere in chiaro l’atteggiamento adattivo della Bce alle (sinora deboli) variabili oggetto di controllo: la crescita economica, le masse monetarie ed i flussi di credito, l’inflazione. Ciascuno di questi indicatori segue una propria dinamica evolutiva, differenziata per regione e settore economico, e ad ogni indice i membri del consiglio direttivo (che ha lasciato i tassi base invariati anche a luglio: Refi 0,5% per decisione unanime) attribuiscono importanza soggettivamente ai fini di un’eventuale scelta espansiva che, in caso venisse effettuata, si ritiene sarà operativa passato il mese di agosto.

Non solo il fixing dell’Euribor 3 mesi del 5 luglio 2012 ha beneficiato scendendo a quota 0,217%, ma anche le altre scadenze hanno sterzato verso il basso; comportamento analogo sul brevissimo, dove l’Euribor 1 settimana è tornato a quota 0,093%.

Analogamente giovedi scorso lievi ribassi giornalieri, da 4 a 6 centesimi, hanno colpito le previsioni delle scadenze Euribor 3 mesi relative alla seconda metà 2013 ed il giorno dopo, venerdi 5 luglio, i tassi impliciti nei derivati hanno proseguito a scendere fino a metà 2015: nel complesso della scaletta paragonata alla stessa di sette giorni prima, si registrano variazioni di segno opposto comprese tra 11 e 12 centesimi sulle quali ha avuto peso anche il miglioramento degli indicatori della produzione industriale nell’Eurozona (Markit).

Il parametro più usato per l’indicizzazione dei mutui a tasso variabile è visto praticamente stabile con lo 0,22% di settembre 2013 – ad indicare una delle due soluzioni citate da Draghi relativamente alla politica accomodante finché necessario, con tassi fermi o in ribasso – ed in salita a 0,27% per metà dicembre.

Un secondo fattore è risultato di gradimento ai mercati: Draghi ha rivendicato autonomia decisionale affermando che la politica monetaria Bce non dipende dalle manovre della Fed ma reagisce alla volatilità dei prezzi.

Quanto ci possa essere di vero, ovviamente, sarà noto solo al momento in cui verranno operate determinate scelte, ma per ora anche la sola strategia comunicativa è riuscita ad arginare il rialzo dei rendimenti sui mercati obbligazionari che, a seguito della manifestazione delle intenzioni provenienti dalla banca centrale Usa, avevano scatenato ondate di vendite per i Treasury e per tutti i governativi europei core e periferici.

Il nervosismo caratterizzante le ultime settimane ha spazzato via i movimenti binari (su un mercato dove la banca centrale è divenuta market mover) ed ha fatto tornare la correlazione tra Bund e obbligazionari del sud-Europa nell’ottica della ricerca del fair value e della ritrovata prevalenza del rischio tassi sul rischio emittente.

La probabile interruzione della politica ultra-espansiva americana per il mese di settembre e la decisione della Corte costituzionale tedesca che porrebbe condizioni sul programma Omt per il fondo salva-Stati, prevista per lo stesso periodo, in questo momento non rappresentano fattori in grado di condizionare con forza l’andamento dei titoli: nelle prossime settimane il Bund dovrebbe mantenersi sugli attuali livelli di prezzo e quindi l’Irs 10 anni, pur caratterizzato da oscillazioni più significative del solito, dovrebbe mantenersi stabile su valori prossimi al fixing 2,02% del 5 luglio 2013.

Le possibilità di una nuova fase ribassista del tasso fisso, al contrario, si legherebbe al ritorno della divergenza tra rendimento del decennale tedesco e dei titoli periferici causata dal riaffacciarsi della crisi negli Stati sovrani della Grecia e forse del Portogallo.

(per le previsioni della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 12 luglio 2013“)

(per le previsioni del mese prossimo sui tassi fissi dei mutui e delle obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs: agosto 2013“)

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