Previsioni Euribor e Irs a giugno 2014

 

Dopo aver mostrato soddisfazione per l’unanimità del consenso in seno al board Bce su un pacchetto di misure molto complesso, giovedi 5 giugno il governatore Draghi ha illustrato le mosse immediate e future atte sia a contrastare un periodo prolungato di inflazione troppo bassa nella zona euro e consentire il riavvicinamento all’obiettivo 2% (stime di medio termine dei modelli econometrici comunque non influenzate dallo 0,5% in termini di crescita dei prezzi a maggio), sia a sostenere l’erogazione dei prestiti.

Si parte dal tasso di interesse sulle operazioni principali di rifinanziamento, tagliato per dieci punti base a 0,15% dal prossimo 11 giugno quando segnerà il nuovo minimo storico, dal tasso sui depositi overnight portato per la prima volta in territorio negativo a -0,1% che penalizzerà gli istituti al momento dell’utilizzo dei forzieri Eurotower (si spera senza ribaltamento del relativo onere sulla clientela bancaria) e dal tasso sulle operazioni marginali (per occasioni di emergenza) sceso allo 0,4%. Dal 18 giugno sarà operativa anche la sospensione della sterilizzazione relativa al programma settimanale SMP per l’acquisto dei titoli di Stato, equivalente all’immissione di liquidità nel sistema per 170 miliardi di euro.

Si continua con l’annuncio delle misure non convenzionali denominate Targeted longer-term refinancing operations (TLTROs) perché si tratta di nuove operazioni di finanziamento indirizzate alle banche che presteranno ad imprese e famiglie (esclusi i mutui casa per motivi legati alla relativa e temutissima bolla speculativa): inizialmente le banche potranno attingere fondi fino al 7% dei prestiti al settore privato (mutui esclusi) iscritti in bilancio al 30 aprile 2014 e, in caso di richieste inferiori, potranno approvvigionarsi presso la Bce con due tranche a settembre e dicembre 2014; successivamente, con cadenza trimestrale fra marzo 2015 e giugno 2016, ciascun istituto potrà ottenere finanziamenti fino al triplo dei prestiti (netti: nuovi prestiti meno rimborsi, senza considerare cessione di crediti, cartolarizzazioni e svalutazioni) in corso al predetto termine del 30 aprile, con facoltà di restituzione fino alla scadenza del settembre 2018. La durata dell’operazione sarà pari a circa 4 anni; il tasso sarà pari al Refi vigente maggiorato dello 0,1%; i rimborsi volontari saranno possibili dopo 24 mesi dall’avvio dell’operazione; è prevista una penalità per le banche da applicare sul denaro restituito che, in caso di mancato utilizzo per l’economia reale, si sostanzierebbe nel pagamento di un onere superiore al tasso iniziale di interesse.

Si finisce con il ripetuto appello alle auspicate novità normative che consentirebbero alla Bce di acquistare titoli Abs e con la conferma della aste a rubinetto fino al termine del 2016.

Ovvie e immediate le conseguenze sui mercati per quella che sarà una condizione di aumentata liquidità: giovedi sul secondario è sceso il rendimento del Bund (-0,03%), sull’Eurex è salito il future di giugno sul decennale tedesco (+0,37%) e sul Liffe sono stati limati quasi tutti i tassi impliciti con punte di nove centesimi (annullate le precedenti increspature per la crescita continuativa del Pmi composito finale); venerdi sull’interbancario scende (due centesimi e mezzo) l’Euribor 3 mesi allo 0,267% nella mattinata del 6 giugno 2014, i tassi sul brevissimo si confermano in forte calo, tornano a farsi consistenti (oltre 10,5 miliardi di euro) i rimborsi volontari Ltro annunciati dalle banche per sostituire fondi a lungo termine con quelli a più breve scadenza, e le previsioni maturate sul mercato dei derivati di Londra confermano pesanti diminuzioni del tasso Euribor per gli anni 2017 e 2018, mentre le prime scadenze in scaletta, al contrario, segnalano un recupero delle quotazioni per un fisiologico raffreddamento degli entusiasmi.

In data 06/06/2014 la curva dei tassi Euribor 3 mesi previsti presenta ancora il punto di minimo per metà dicembre di quest’anno (0,185%) e ricalca i valori della settimana precedente fino a metà 2015; per le scadenze successive, invece, il peso attribuito alle predette manovre renderebbe ancora più graduale la risalita dei tassi, stimati in quota 0,26% per inizio 2016.

Come ipotizzato il mese scorso, la decisione della Bce porta conseguenze anche sul fronte del tasso fisso: ora gli investitori conoscono sia l’esito delle elezioni europee sia l’azione dei banchieri che prende il posto delle intenzioni dichiarate.

A partire dalla seconda decade di maggio si assisteva a movimenti violenti del Bund con annesso schiacciamento del rendimento all’1,31% e trascinamento dell’Irs 10 anni all’1,56% il giorno 15, quando non poteva reggere la motivazione della corsa ai beni rifugio, vista la discesa contestuale dell’oro, né la tesi dell’inevitabilità della manovra non convenzionale. L’accaduto, piuttosto, è inquadrabile nel contesto di smarrimento della rotta dei fondamentali macroeconomici che ha condizionato gli investitori, l’attenzione dei quali è sembrata rivolta unicamente alla mole di liquidità: tanta e pure prevista in aumento; si aggiunga il fenomeno dell’inadeguatezza dei rendimenti bassi ovunque: persino i junk bond (obbligazioni aziendali ad alto rischio) hanno raggiunto i minimi storici.

La settimana che precedeva e quella che seguiva le elezioni europee portavano ad una sostanziale stabilità dell’Irs 10 anni: prima in lieve aumento (1,62% il 23 maggio) a causa delle prese di profitto per i timori di crescita delle forze politiche contrarie alla moneta unica, poi il tasso scendeva (1,55% il 28 e 29 maggio) al delinearsi di rendimenti in calo sul mercato obbligazionario eurozona per le speculazioni sulla manovra espansiva con interessamento persino degli Oat francesi, nonostante il risultato delle urne avesse premiato localmente gli euroscettici.

Se le disponibilità aumentate si tradurranno in acquisti diffusi come accade da molto tempo, i rendimenti dei titoli pubblici europei, ai minimi ovunque, non potranno che essere confermati o subire ulteriori schiacciamenti e l’Irs 10 anni si manterrà basso attorno all’1,5% per le prossime settimane (fixing 1,54% il 6 giugno 2014). Oscillazioni al rialzo massime in quota 1,65%.

La crescita nell’eurozona è debole rispetto alle stime di inizio anno e soltanto l’utilizzo profittevole della grande liquidità messa a disposizione rende ipotizzabile uno scenario di aumento dei tassi: in tal senso rimangono indispensabili le azioni dei Governi per promuovere riforme e far crescere la voglia di intraprendere. Le variabili di importanza secondaria saranno rappresentate dalla correlazione del Bund col Treasury decennale (a tasso teoricamente in salita sulla scorta della confermata creazione di occupati Usa a maggio e del proseguimento del tapering, ma negli ultimi tempi il mercato ha sovvertito la logica), dalla dinamica dei prezzi che agisce sul rendimento reale in senso inverso e dalla forza della valuta europea che danneggia le esportazioni.

(per le attese della settimana prossima sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 13 giugno 2014“)

(per le attese del prossimo mese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs a luglio 2014“)

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