Previsioni Euribor e Irs a gennaio 2014

 

Il primo mese dell’anno non porta alcuna novità rilevante sul piano della politica monetaria europea: giovedi scorso la banca centrale ha deciso per gennaio, in linea con le attese, di mantenere sugli stessi livelli i tassi base (Refi confermato al minimo storico dello 0,25%) mentre, deludendo alcuni analisti, non ha fornito indicazioni per una nuova operazione straordinaria a sostegno della liquidità.

Le ragioni di tale atteggiamento di vigile attesa, presumibilmente, sono riconducibili alla disponibilità di liquidi nell’area Euro che mantiene accettabile la fiducia tra banche commerciali: gli scambi di denaro, nei valori medi del 10 gennaio 2014, hanno prodotto un tasso Euribor 3 mesi a quota 0,282%, secondo un andamento piatto che contraddistingue da inizio anno il parametro più utilizzato per l’indicizzazione dei mutui a tasso variabile.

A partire dalla metà del mese, tuttavia, potrebbe cambiare l’atteggiamento della Bce che monitora non solo l’inflazione, prevista ai bassi livelli attuali ancora per un periodo prolungato, ma anche la consistenza del “cuscinetto” di liquidità nel sistema in grado di proteggere i tassi da brusche variazioni: sui flussi di denaro, infatti, torneranno ad agire in negativo le restituzioni volontarie relative alle Ltro 2011 e 2012 (per oltre 2,5 miliardi di euro mercoledi prossimo), prudenzialmente sospese nel periodo festivo durante il quale l’eccesso di liquidi è tornato ad aumentare. Intanto nello stesso giorno in cui è stato confermato il relativo tasso zero, sono scesi a 50 miliardi di euro i depositi overnight presso Bce, dopo aver sfondato quota 90 nei giorni precedenti.

La seduta di giovedi sul mercato Liffe dei derivati è stata altrettanto incolore, caratterizzata da limature di 2 centesimi sul solo tratto breve. Il successivo giorno 10, dopo la diffusione dei dati Eurostat che hanno registrato una contrazione dello 0,3% su base annua dell’economia zona Euro nel terzo trimestre, non si sono manifestati cambiamenti per le scadenze di marzo e giugno prossimi (Euribor 3 mesi in salita sul fixing a 0,295% e 0,3%, rispettivamente) ma i tassi impliciti nei futures hanno restituito valori in ribasso che appiattiscono la curva delle attese sul tratto più lontano. In particolare, detti ribassi colpiscono le scadenze relative alla seconda parte dell’anno 2017 quando l’Euribor 3 mesi viaggerebbe verso quota 1,9%.

Se rimane predominante la figura della banca centrale americana su quella europea per il tasso fisso, questo non vuol dire che lo scenario sia rimasto invariato nel periodo festivo.

A dicembre lannuncio sull’avvio del tapering ha comportato l’ingresso in una fase che, da quando sono iniziate a maggio dell’anno scorso le vendite dei titoli benchmark, rappresenta il momento cruciale per l’inversione di tendenza dei tassi.

La spinta ricevuta dai futures sul Bund verso quota 139 a fine 2013, senza alcuna particolare influenza esercitata dalle aspettative inflazionistiche, indica la tendenza a rifiutare rendimenti tipici dei periodi risk-off alla cui base, prima ancora della ripresa europea e del graduale annullamento del rischio sistemico, sta la svolta nella politica della Federal Reserve.

Le attese del mese scorso avevano evidenziato una situazione di stallo che avrebbe tenuto stabili i tassi fissi almeno sino alla riunione del Fomc, organismo della Federal Reserve chiamato a decidere sull’avvio del programma di riduzione degli acquisti in titoli obbligazionari.

Fino al 18 dicembre le previsioni venivano confermate da un tasso Irs 10 anni mantenutosi su valori compresi tra 2,05% e 2,09% e successivamente all’annuncio di avvio della riduzione degli acquisti mensili, che pure rappresentava la soluzione meno probabile, non si verificavano situazioni di shock per il mercato obbligazionario nonostante i realizzi sui titoli ad alto rating.

Ciò è stato possibile grazie all’atteggiamento di Bernanke: molto attento a sottolineare che il tapering iniziava in maniera soft con la riduzione di soli 10 miliardi di dollari mensili, 5 relativi ai Treasury e 5 relativi ai bond legati ai mutui, il presidente ribadiva la politica dei tassi di interesse vicini allo zero e soprattutto l’adattabilità del piano di rientro alle mutevoli condizioni macro che, in caso di perdita dell’occupazione, porterà alla sospensione dello stesso programma.

La caratteristica di elasticità conferita all’azione Fed è piaciuta molto ai mercati ed ha consentito di riprendere a ritmo più sostenuto, ma senza scossoni, quelle operazioni di vendita delle obbligazioni governative (Irs 10 anni in prossimità di quota 2,2% tra fine 2013 e inizio ‘14) iniziate da mesi che soltanto con lo shut-down avevano conosciuto una battuta d’arresto. E con l’aumento dello yield americano, 3% a fine 2013 per il decennale, sarebbe stato impossibile collocare carta tedesca a meno di un adeguato innalzamento dei rendimenti passati a fine dicembre in quota 1,95%.

Il numero delle buste paga americane in crescita rallentata, meno della metà del dato in previsione, venerdi 10 gennaio 2013 (Irs 10 anni fissato a 2,14%) ha reso gli operatori più favorevoli all’ipotesi di sospensione del tapering e conseguentemente ha schiacciato il rendimento degli Usa a 2,88% spingendo nella stessa direzione, assieme ai numeri sul Pil da fonte Eurostat, il rendimento del decennale tedesco a 1,84%.

Il Bund, pertanto, rimane in zona vendita ma il percorso di salita dell’Irs 10 anni sembra subire qualche ritardo che lo colloca probabilmente tra il 2,15% ed il 2,25% per le prossime settimane.

(per le previsioni della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 17 gennaio 2014“)

(per le previsioni del prossimo mese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor e Irs a febbraio 2014“)

Lascia un commento


L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare, per intero ed in qualsiasi altro luogo, i testi presenti sul sito web “www.questidenari.com”. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.