Previsioni Euribor e Irs a dicembre 2014

Tassi base invariati, col Refi mantenuto al minimo storico dello 0,05%, e nessun annuncio riguardo a misure straordinarie aggiuntive di politica monetaria: come anticipato secondo corrette previsioni, giovedi scorso i membri del consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno preferito attendere per disporre di ulteriori informazioni e valutare meglio, all’inizio del prossimo anno, l’impatto delle misure adottate ed in corso di adozione, tra le quali figura la seconda tranche Tltro. La prossima settimana le banche europee restituiranno anticipatamente oltre quattordici miliardi di euro relativi ai finanziamenti straordinari triennali 2011 e 2012: la cifra (sopra la media delle ultime rilevazioni) fornisce una stima della sostituzione col “nuovo” denaro concesso per finanziare l’economia reale che si spera possa andare ben oltre i numeri deludenti della prima tranche.

Ma ai grandi interrogativi degli analisti, nelle ultime settimane, si è aggiunto il crollo delle quotazioni del petrolio.

L’alleanza tra Usa e cartello dei Paesi arabi, che favorisce la produzione in eccesso per mantenere il prezzo al barile sugli attuali livelli (si tratta di una sanzione implicita alla politica di Putin in terra ucraina, operativa attraverso l’abbattimento delle entrate fiscali sui ricavi dell’industria russa), manifesta i suoi effetti nocivi secondari sulle prospettive di inflazione europea di medio-termine e quindi obbliga ad intensificare i preparativi tecnici per le nuove misure da realizzare tempestivamente. In ordine ai tempi di attuazione, tuttavia, Draghi ha preferito non fornire riferimenti precisi ma si è limitato a puntualizzare che il Quantitative Easing è soltanto uno possibile tra i vari strumenti realizzabili.

Tanta cautela, per nulla gradita dalle piazze azionarie girate in rosso, ha fatto chiudere in calo dello 0,08% sull’Eurex giovedi il future sul Bund; in rialzo sul secondario sia il rendimento del decennale tedesco che quello del debito italiano.

Anche il Liffe, a fine giornata, ha mostrato un incremento limitato ma generalizzato per tutti i tassi Euribor 3 mesi attesi: nell’occasione le negoziazioni degli operatori, che hanno accostato al fixing le quotazioni previste fino a settembre 2015 facendole viaggiare tutte attorno allo 0,8%, denunciano mancanza di fiducia nel rimanente potenziale di fuoco a disposizione della Bce per fronteggiare le avversità economiche e finanziarie nel vecchio continente.

Se nella prima metà della settimana l’Euribor 3 mesi era rimasto stabile ed il tasso future relativo alla prima scadenza disponibile veniva semplicemente adeguato ad esso, per atteggiamento di mera attesa del meeting, le variazioni sul tratto a medio termine della curva dei tassi attesi per la giornata di mercoledi, invece, avevano rappresentato la logica conseguenza del rallentamento del tasso di crescita economica nell’eurozona segnalato dall’indicatore Markit PMI composito, ai minimi negli ultimi sedici mesi per i dati finali.

Il 5 dicembre 2014, quando l’Euribor 3 mesi è fissato a 0,082% al termine di una settimana caratterizzata da stabili liquidità e quotazioni sull’interbancario (brevissimo tornato tutto negativo), la curva dei tassi attesi segnala quota 0,09% per metà marzo e si appiattisce sul rimanente tratto compreso nel breve termine. Quota 0,15% per metà 2016, scadenza per la quale venerdi è stato irrilevante l’impatto degli ordinativi all’industria tedesca, risultati superiori alle attese, sulla variazione settimanale di due centesimi.

Le previsioni di stabilità sui tassi fissi del mese scorso sono rimaste valide per un paio di settimane, sino a quando voci autorevoli sulla politica ultraespansiva europea non hanno prevalso con effetti sui rendimenti dei titoli pubblici e sul cambio.

Fino alla terza settimana di novembre, infatti, l’incremento del Pil europeo 3° trimestre non bastava a far distogliere lo sguardo dal Bund (Irs 10 anni per la seconda volta al minimo 1% il giorno 14), visto a maggior ragione come asset di qualità il venerdi successivo sulla scorta del calo di fiducia segnalato dall’indice dei direttori acquisti in lettura flash (Irs 10 a 0,99%, due sedute dopo il rimbalzo a 1,06%).

Nell’ultima settimana di novembre, in presenza dell’unico spunto macro di rilievo relativo all’inflazione preliminare europea ancora in discesa, le voci sempre più insistenti del Quantitative Easing dominavano la scena.

La sensibile discesa del rendimento del Treasury assecondava l’assottigliamento del rendimento del benchmark europeo, sia pure condotto a ritmo inferiore per via dei più esigui margini di variazione al ribasso. Tutti i governativi, sia core che periferici, venivano acquistati con ostinazione nell’intento speculativo di anticipare le mosse della Banca centrale europea (Btp al 2% il 28 novembre, di nuovo sotto il rendimento del titolo americano): si consolidava in tal modo l’idea che il solo intervento dell’autorità monetaria avrebbe potuto scioccare un sistema economico incapace di crescere, il future sul Bund faceva segnare nuovi massimi mentre, in parallelo, il rendimento del decennale tedesco (negativo se depurato dalla componente inflattiva!) e l’Irs 10 anni aggiornavano i minimi storici giovedi 27 e venerdi 28, rispettivamente a 0,7% e 0,92%.

Movimento contrario del Bund, infine, soltanto per correlazione col Treasury che giovedi scorso ha risollevato l’Irs 10 anni all’1%.

Le previsioni per i mesi successivi suggeriscono una caduta dei tassi inadeguata al tipo di manovra anelata da molti, forse perché – diversamente dal massivo statunitense – il QE nostrano viene prefigurato blando, inficiato dai silenti paletti della corte costituzionale tedesca e dalla rumorosa opposizione della Bundesbank che farebbero perdere al rendimento del Bund meno dello 0,5%. Tra le controindicazioni, inoltre, ci sono i numeri dei titoli tedeschi che verrebbero acquistati in misura superiore ai periferici, con effetti sui rendimenti non sovrapponibili a quelli graditi da una Bce intenzionata a concedere tempi più lunghi per la realizzazione delle riforme strutturali in Italia e per la salvaguardia dell’integrità della zona euro in genere.

Per le prossime settimane, caratterizzate dall’asta Tltro e dalle festività, le previsioni sui tassi fissi permangono stabili per l’Irs 10 anni che dovrebbe quotare attorno all’1% con oscillazioni massime, positive o negative, nell’ordine dello 0,1%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 12 dicembre 2014”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 2 gennaio 2015”)

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