Previsioni Euribor 3 mesi e Irs del 23 gennaio 2015

Dopo aver osservato per anni gli effetti positivi, deleteri o semplicemente imputati alla politica ultraespansionistica di banche centrali sparse per il mondo che stampavano moneta e ubriacavano di liquidità i sistemi economici, accollandosene i relativi rischi di scoppio della bolla, anche la Banca centrale europea ha deciso di usare la stessa misura a partire da marzo, seppure con alcuni adattamenti.

Il quantitative easing nel vecchio continente, anzitutto, riguarderà l’acquisizione di titoli pubblici sul secondario soltanto per una parte dei 60 miliardi di euro al mese stabiliti, quindi comprensivi degli acquisti già programmati (covered bond e Abs); inoltre le operazioni saranno proporzionate alla quota di partecipazione degli Stati membri al capitale Bce ed i rischi di perdita di valore dei bond saranno per l’80% a carico delle banche centrali nazionali, ovvero rimarrà quasi immutato il singolo rischio-Paese (per la gioia del popolo teutonico).

Pertanto, in ordine, saranno acquistati soltanto titoli investment grade di Germania, Francia, Italia, etc., mentre saranno esclusi quelli emessi dalla Grecia in mancanza di un programma specifico di commissariamento.

Nelle intenzioni della Bce, gli acquisti porteranno denaro fresco nelle casse degli Stati che, attraverso l’acquisizione di nuove attività, potranno far giungere liquidità all’economia reale fino a risollevare i prezzi a livello desiderato.

In aggiunta, giovedi scorso Draghi ha annunciato che i tassi base rimarrano invariati almeno fino alla prossima riunione e che il tasso applicato alle future operazioni Tltro rimarrà sempre pari al Refi in vigore al momento dell’erogazione ma senza applicazione del margine (maggiorazione di 10 punti base applicata alle prime due tranche).

Ovvie reazioni dai mercati al termine della giornata di giovedi: tra queste l’indebolimento della moneta unica ai minimi sul dollaro da undici anni, obiettivo non previsto dallo statuto ma condizione chiave per l’export europeo, la discesa dei rendimenti governativi sia tedesco che italiano con la contestuale riduzione dello spread, la salita del future sul Bund. Sul Liffe le variazioni dei tassi attesi non sono arrivate a tre centesimi, segno evidente che la decisione del board veniva data per scontata da tempo.

Venerdi mattina, senza particolari cambiamenti, i tassi sul mercato interbancario continuano a scendere sulle scadenze 3-12 mesi nell’attesa fiduciosa dei tanti soldi in arrivo a marzo, nonostante la riduzione dell’eccesso di liquidità (per circa 50 miliardi di euro) riporti in territorio positivo l’Euribor 1 mese: lunedi 19, infatti, per la prima volta questa scadenza ha fatto registrare una quotazione negativa nella direzione del limite fissato dalla Bce a -0,2% per il tasso sui depositi overnight (scesi giovedi a 46 miliardi di euro), secondo lo stesso fenomeno di schiacciamento dei tassi che finora aveva interessato il solo brevissimo.

Tornando alle previsioni, martedi la risalita dell’indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche, oltre il consenso e sui massimi da febbraio scorso, ha risollevato i tassi attesi lungo tutta la scaletta, in particolare sulle scadenze della seconda metà 2017. Effetto contrario venerdi, con limature fino a 10 centesimi oltre il breve termine, nonostante il Markit flash Pmi sull’Eurozona di gennaio in salita record su cinque mesi.

Il 23 gennaio 2015 l’Euribor 3 mesi, fissato a 0,053%, viene risollevato leggermente in quota 0,04% a metà marzo dagli operatori sui derivati di Londra per tenere conto della tempistica dettata dalla banca centrale; rimangono confermate le previsioni a tasso zero nella seconda parte dell’anno e quelle fino a settembre 2016.

Gli effetti del Qe riguarderanno anche i tassi fissi per l’indicizzazione di mutui e obbligazioni private.

L’anno nuovo è iniziato con la discesa forte del rendimento del Treasury, nonostante il calo della disoccupazione Usa, ma con l’apparenza del Bund che è sembrato libero dalla statistica della correlazione stretta. Lo scenario economico europeo, segnato dalla stagnazione e dalla discesa dei prezzi guidata dal petrolio, ha fatto percepire sempre più vicino il Qe.

Allo stesso modo, quando a metà mese la banca nazionale svizzera ha lasciato il franco libero di fluttuare nella consapevolezza di essere impossibilitata ad arginare il rafforzamento del cambio contro un’istituzione meglio fornita di munizioni monetarie, i rendimenti delle obbligazioni pubbliche non hanno subito scossoni ma hanno percorso più rapidamente la strada dei ribassi, ampiamente previsti nel clima di generale avversione al rischio: i nuovi minimi hanno riguardato sia il decennale tedesco (0,42% il 14 gennaio) che l’Irs 10 anni (0,71% il giorno dopo la decisione della Svizzera).

L’annuncio della Bce relativo all’acquisto di titoli con scadenze che ricadono nel lunghissimo termine, a durata residua in anni tra due e trenta, ha provocato un effetto di appiattimento per l’intera curva dei rendimenti in conseguenza della ricerca spasmodica del guadagno, visibile ovunque (Bund a 0,36%) ma in particolare per le emissioni periferiche che riducono gli spread rispetto all’Europa centrale.

Nel momento in cui il ruolo di market mover è interpretato appieno dalla Bce, senza lasciare molto spazio alle preoccupazioni per le elezioni in Grecia, la relativa scarsità dei governativi tedeschi rispetto ai numeri ben sopra le attese del Qe (oltre 1.100 miliardi di euro nei primi diciotto mesi, salvo proroga) porta a rivedere al ribasso la previsione dell’Irs 10 anni (fixing 0,72% del 23/01/2015) in quota 0,44% per fine febbraio; a fine gennaio, invece, il tasso Irs 10 anni rimane confermato in discesa allo 0,66%.

(per le attese della prossima settimana sui tassi variabili di mutui e obbligazioni: “Previsioni Euribor 3 mesi del 30 gennaio 2015”)

(per le prossime attese sui tassi fissi di mutui e obbligazioni: “Previsioni Irs del 13 febbraio 2015”)

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