Potere e denaro: il binomio storico

Storicamente, il potere sovrano degli imperatori, dei re e delle oligarchie si associa all’istituzione di una struttura prima morale, poi legale e amministrativa che consenta di produrre e rendere fruibile la moneta nell’ambito di una determinata collettività, durante i periodi di pace come in quelli complicati dalle guerre.

Sul finire della prima metà del ‘600, quando nell’Inghilterra di Carlo I scoppiò la guerra civile, il re fu costretto a fuggire portandosi dietro la propria zecca in grado di assicurargli la coniazione di monete, a volte rozze al punto da essere definite “monete d’assedio”: utilizzate per pagare e mantenere leale l’esercito a protezione dell’assolutismo monarchico (la “mezza corona” rappresentava la paga giornaliera del soldato), le monete recavano incisioni facenti appello alla religione protestante e alle leggi d’Inghilterra.

Le immagini simboleggiate sulle monete, da sempre, hanno difatti rappresentato i fattori a protezione del conio al fine di incoraggiare la fiducia nelle varie forme di denaro, rafforzare la sovranità del potere a seguito del riconoscimento della sua autorità sulle operazioni monetarie, e minacciare di punizione, per tradimento e sacrilegio, coloro che si macchiano di abusi.

cromwell-the-protector-corona-dargento-1658L’umiliante sconfitta di Carlo I, e l’esecuzione che ne seguì, diede inizio alla coniazione di monete non-reali del Commonwealth come la corona d’argento del 1658 (mai messa in circolazione) che raffigurava Oliver Cromwell, definito Protettore per Grazia di Dio, condottiero e politico fra i principali artefici dell’abbattimento della monarchia inglese.

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