Investi responsabilmente

 

I soldi possono essere spesi, investiti o sperperati.

Tralasciando quest’ultima possibilità su cui non c’è bisogno di consiglio alcuno – come disse George Best: “In vita mia ho speso soldi per donne, auto e alcool, tutti gli altri li ho sperperati” – la differenza tra la spesa e l’investimento è piuttosto chiara quando si pensa ai soldi utilizzati per i viaggi e a quelli portati in banca per comprarci i Buoni del Tesoro.

L’investimento, dunque, presuppone la rinuncia all’utilizzo immediato del denaro in cambio di un premio futuro (gli interessi).

Quanti pensano che il rendimento dei titoli di Stato è sicuro?

Scommetto che siete in tanti, perché se avete lasciato in banca 100, dopo 1 anno vi hanno restituito 103.

E l’inflazione? E se dopo aver rinunciato ad acquistare il pane con quei 100, dopo 1 anno il fornaio vi chiede 104?

Senza creare allarmismi, è giusto che tutti siano consapevoli che a questo mondo non esiste nulla di certo quando si parla di impiego dei soldi, ma esistono sempre dei rischi qualificabili (e purtroppo non quantificabili) da tenere sotto controllo, se possibile, se siamo bravi, o se ci danno il suggerimento giusto che nella quasi totalità dei casi coincide con quello disinteressato.

Quando il risparmiatore rivolge al proprio consulente (bancario, assicuratore o promotore che sia) la fatidica richiesta “voglio guadagnare”, il bravo professionista risponde: “rispetto a cosa? All’inflazione? Ai Bot? Alle Borse?”. Questo perché ogni livello di guadagno è correlato ad un certo grado di rischio, e l’etica professionale impone ad ogni consulente di rendere cosciente il proprio assistito che elevati margini di guadagno sperato si collegano ad altrettanto elevati rischi di oscillazione del valore dei propri investimenti (in accezione negativa, nella fattispecie) e a tempi lunghi di maturazione dei benefici, anche decenni. Il guadagno “tanto, facile e subito” non esiste, toglietevelo dalla testa!

Focalizzatevi sul COME, più che sul COSA. Ai tanti che mi hanno chiesto dove investire i propri risparmi, ho sempre risposto e continuerò a rispondere di investire in previsione dei tempi necessari a recuperare quei soldi per le spese programmate, pretendere di essere messi in condizione di sapere cosa accade nella migliore come nella peggiore delle ipotesi sui possibili scenari dei mercati finanziari, ed infine scegliere più di una forma di investimento: se il mare si agita, meglio caricare le merci su 10 navi diverse anziché rischiare il naufragio dell’unico mezzo utilizzato per il trasporto.

2 pensieri su “Investi responsabilmente”

    1. Gentile Samuele C., la scelta di investire esclusivamente in Etf implica l’assunzione di un grado di rischio non trascurabile di oscillazione del valore del patrimonio mobiliare, per cui le consiglio di confrontarsi col suo consulente per decidere una più ponderata ripartizione dei risparmi che faccia uso di ulteriori strumenti come fondi liquidità e polizze vita.
      Se le caratteristiche più apprezzabili degli Etf (trascuro quelli attivi presenti sul mercato da poco tempo, la cui statistica non è rilevante e i cui primi risultati, peraltro, appaiono disastrosi) sono rappresentate dalla diversificazione e dal contenimento dei costi e tempi di transazione, tutto ciò è conseguenza della natura stessa di questi strumenti che limitano il principio fondamentale dell’investimento borsistico inteso come scommessa basata sulle proprie aspettative o su quelle della società di gestione del risparmio cui ci si affida. E difatti, chi sceglie gli Etf non punta sul cavallo vincente, ma si accontenta di arrivare a metà del gruppo.
      Pertanto, replicare i rendimenti medi di un mercato geografico o di un settore economico non significa massimizzare il profitto ma più semplicemente contenere i costi, come già affermato, perché manca la remunerazione di un soggetto che opera professionalmente la scelta tipica della gestione attiva (market timing, momentum strategies/contrarian strategies, value/growth): a tal proposito, la invito a riflettere sull’ipotesi alla base della gestione passiva secondo cui i mercati sarebbero efficienti, ovvero sul presupposto che tutte le informazioni rilevanti sarebbero incorporate nel prezzo dei titoli.

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