Flagellazione di Cristo: bruttezza e sensualità a contrasto per Caravaggio

Per la tela raffigurante la “flagellazione di Cristo”, destinata alla chiesa di San Domenico Maggiore, Caravaggio ricevette pagamenti nel maggio 1607, anno successivo a quello dell’omicidio del notaio Ranuccio Tommasoni. L’esecuzione dell’opera, oggi in deposito presso il Museo di Capodimonte a Napoli, non può che aver risentito della particolare condizione esistenziale vissuta da Merisi in quel periodo, riflettendone la tragicità.

Tuttavia, la violenza espressa dai carnefici è sapientemente inquadrata in un contesto pittorico caratterizzato dalla consueta razionalità dello spazio e della luce. Staccati dalla colonna centrale, i personaggi si distribuiscono in maniera simmetrica ad eccezione del più lontano, chino e quasi completamente immerso nell’ombra. Lo sfondo è nero o scurissimo, e le espressioni di malvagità sono appena visibili ma eloquenti sui volti degli aguzzini nerboruti, intenti a procurare martirio sulla carne di Cristo, così debole eppure sensuale nella rappresentazione di un corpo magnifico ed illuminato.

La bellezza del Cristo appare esaltata, anziché impoverita, dalle violenze patite, secondo una descrizione non nuova per l’Artista milanese: uso a proporre il paradosso a lui molto caro, Caravaggio accentua i lineamenti rozzi e brutali dei modelli tratti dal popolo per dare maggiore risalto al candore del protagonista, a sua volta sconcertante per la capacità di comunicare un impulso di carnalità profana.

Solo a partire dal 14 aprile 2010, la Flagellazione potrà essere ammirata presso le Scuderie del Quirinale (http://www.questidenari.com/?tag=scuderie-quirinale).

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