Canestra di frutta: la natura morta secondo Caravaggio

Forse ricevuta in dono dal cardinal Del Monte, la proprietà della “fiscella” di Caravaggio fu poi trasferita dal dotto cardinale Federico Borromeo (figura di cui ci parla Manzoni nei Promessi Sposi) all’Accademia ambrosiana di Milano, sempre a titolo gratuito. Ad oggi la critica non ritiene che la mancanza di un corrispettivo pattuito possa essere stata imputata alla cattiva reputazione alimentata dal comportamento del pittore, dato che in ogni caso il cardinal Borromeo lasciò testimonianza scritta di grande considerazione per l’opera.

La “canestra di frutta” costituisce una pietra miliare nella storia dell’arte: Caravaggio, a differenza degli artisti che lo avevano preceduto, non usa la natura per farne paesaggio a sfondo della scena descritta, ma rappresenta i personaggi reali o le presenze ideali a mezzo della natura, i cui frutti racchiudono elevato valore simbolico.

Accanto agli appetibili fichi e al limone, l’uva nera e bianca invitante che strabocca dal cesto, in parte matura oltre il giusto grado, la mela bacata o la pera corrotta, e le foglie appassite sulla destra della cesta in “disequilibrio”, su un piano di appoggio non meglio definito e senza uno sfondo, assurgono a simbolo di vita e di morte umana, in contrasto fra loro come contraddittoria era stata e rimarrà la personalità di Caravaggio.

La descrizione non di uno stato, ma di una trasformazione della materia che invecchia e si deturpa, e quindi della forza umana che si fa debolezza, è senza dubbio il tocco più geniale tra quelli che Michelangelo Merisi mette in quest’opera ritenuta la prima creazione in ordine cronologico. Anch’essa di attribuzione certa (http://www.questidenari.com/?tag=scuderie-quirinale), la “fiscella” potrà essere ammirata a Roma presso le Scuderie del Quirinale.

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