Bernanke aumenta il tasso di sconto allo 0.75%, ma non si sente fuori dalla crisi

Si tratta solo di una manovra di normalizzazione della politica monetaria, secondo cui un aumento degli spread e un accorciamento delle durate indurrebbero le istituzioni a fare ricorso ai fondi dei privati. Nessun cambiamento per le prospettive economiche o per la politica monetaria; i tassi rimarranno bassi per un lungo periodo di tempo.

Così Ben Bernanke ha motivato l’aumento del tasso di sconto statunitense di 25 basis points che fa salire il costo del denaro per le banche USA dallo 0,5% allo 0,75% (fonte IlSole24Ore).

Nel vecchio continente le variabili da tenere sott’occhio sono più di una: forse questa mossa attesa non cambia di molto lo scenario, ma certo ammonirà Trichet e soci sui tempi della stretta creditizia, non più biblici.

Intanto la risposta immediata del cambio, col dollaro che manda l’euro sotto quota 1,35. Occhio alle quotazioni delle materie prime (http://www.questidenari.com/?p=1829).

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