BCE: costo del denaro fermo all’1%, ma si muove l’exit strategy

Prosegue a ritmi moderati la ripresa economica e l’inflazione continua a non preoccupare. I PIGS non hanno bilanci pubblici in buona salute, e forse alcuni numeri hanno subìto una “sofisticazione” – meglio ribadire che tra i Paesi europei a rischio default di Portogallo, Irlanda (non Italia come qualcuno aveva frainteso), Grecia e Spagna, non c’è il nostro che tempo fa ha sfiorato una raffica di vendite sugli asset.

Che altro poteva fare la Bce se non lasciare invariato il costo del denaro all’1%, come i mercati davano per ampiamente scontato già da tempo?

Per di più, gli esperti prevedono il mantenimento della stessa soglia in Eurolandia per tutto il 2010 (fonte: IlSole24Ore).

Eppure oggi è arrivato un altro passo avanti sul fronte della exit strategy: il presidente Bce, Jean Claude Trichet, ha annunciato che le aste di rifinanziamento a tre mesi passeranno dal tasso fisso a quello variabile. Maggiori oneri, dunque, graveranno sugli istituti primari che chiederanno prestiti in denaro all’Eurotower; come a dire, meno liquidi in circolazione.

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