Bacco: le molteplici trasfigurazioni di Caravaggio

La possibilità di fornire diverse interpretazioni di una stessa opera è certamente un punto di forza della pittura di Caravaggio: mai univoco nelle proprie dichiarazioni artistiche, il genio lombardo, già nel periodo che precede la maturità delle commissioni pubbliche, affascina per la capacità di osservare la realtà del tempo che vive e trasferire nei propri dipinti cose e persone caricate di elevato significato simbolico.

Forse commissionato dal cardinal Del Monte per farne dono, anche il Bacco appartenente alla Galleria degli Uffizi rientra in questa ottica: a fare da modello con aspetto languido e sensuale è ancora Mario Minniti, amico intimo di Michelangelo Merisi e già protagonista del “giovane con un canestro di frutti”, qui coronato da meravigliosi pampini d’uva e ritrattato mentre offre il vino nei cristalli, dei quali si apprezza la pittura delicatissima per trasparenze e riflessi. L’allusione è a Dioniso, dio del vino e dell’ispirazione artistica, ma potrebbe anche riferirsi a Cristo che offre il proprio sangue per la salvezza dell’umanità.

Il dipinto è straordinario per la luminosità dell’incarnato e della veste argentea che lo avvolge, contrastati dallo sfondo scuro e completati dall’evidenza e dai colori di una moderna natura morta.

Databile alla fine del ‘500, il Bacco può essere ammirato presso le Scuderie del Quirinale (http://www.questidenari.com/?tag=scuderie-quirinale).

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