Adorazione dei pastori: l’apparente serenità negli anni tormentati di Caravaggio

La rappresentazione quieta e dolce di questo attimo di devozione messo in scena da Caravaggio, oggi presso il Museo Regionale di Messina, nasconde significati più profondi di quanto possa comunicare la sua apparente semplicità.

Dipinto nel penultimo anno di vita su commissione del senato di Messina per la cifra favolosa di oltre mille scudi, l’Adorazione dei pastori del 1609 ripropone la ricerca stilistica delle opere precedenti e la fonde con l’uso degli spazi vuoti. Nuovamente, la paura del pittore condannato a morte si trasmette nell’opera, qui nell’espressione della Vergine rannicchiata a protezione del Bambino.

Con una soluzione simile a quella delle linee sperimentate nel Martirio di San Matteo, le diagonali della croce luminosa, disegnata dalla figura di Maria e dalla “discesa” dei pastori così mirabilmente definita, si pongono con evidenza a contrastare la tettoia e le restanti pareti, sfondo scuro e quasi incompiuto dell’opera.

Completano il dipinto gli elementi della natura morta raffigurati dagli strumenti del falegname e dai fili di paglia, un’altra costante di tutte le opere di Michelangelo Merisi che, a parere della critica, sarebbero completamente assimilabili alle nature morte, senza esclusione degli stessi personaggi ritrattati.

Oggetto di recente restauro, l’Adorazione dei pastori è attualmente in mostra presso le Scuderie del Quirinale (http://www.questidenari.com/?tag=scuderie-quirinale).

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