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Previsioni Euribor e Irs a febbraio 2013
Pubblicato da L'Autore in Investimenti borsistici il 10 febbraio 2013
Almeno per questo mese ancora, con la discesa dell’inflazione e la stima del vicino raggiungimento dell’obiettivo 2%, non saranno i tassi base confermati dalla Bce (P/T 0,75%; tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale 1,5%; tasso sui depositi 0%) a determinare cambiamenti nelle condizioni di scambio della liquidità sul mercato interbancario.
Piuttosto la quantità di denaro restituito a discrezione delle banche europee, qualificata dalla provenienza core o periferica, è la variabile che determina la direzione dell’Euribor 3 mesi: due settimane fa, sulla scorta del primo cospicuo rimborso da 137,2 miliardi di euro senza dubbio superiore alle attese, il tasso era salito velocemente ma poi, nel corso dell’ultima settimana, è tornato in lieve discesa a causa della deludente seconda tranche che ha comportato la restituzione di appena 3,4 miliardi.
Infine, dopo la diffusione dell’annuncio di venerdi mattina sui 5 miliardi di euro relativi alla prossima terza “finestra” con valuta 13 febbraio, l’Euribor 3 mesi ha ripiegato a 0,227% (fixing 8 febbraio 2013).
Il processo di restituzione del denaro, produttivo di effetto opposto alla discesa dei tassi giunti ai minimi storici nell’anno 2012, dovrebbe comunque originare variazioni marginali, oltre che ritardate per via dei meccanismi a media mobile, sulle rate di mutuo a tasso variabile se è vero che (stima Bce) l’eccesso di liquidità nel sistema continuerà ad aggirarsi sui 200 miliardi di euro quando saranno stati completati i rimborsi relativi al secondo finanziamento triennale; inoltre la politica monetaria rimarrà accomodante ovvero la Bce sarà pronta ad offrire liquidità in base alle esigenze (in ogni caso il Direttivo rimane fermo nella posizione di non sperimentare tassi negativi: cfr. depositi overnight, giovedi a 152 miliardi di euro che sommati ai conti correnti fanno un totale in aumento a quota 602 miliardi).
Si aggiunga la difficoltà di ipotizzare restituzioni immediate e considerevoli quando si valuta la proporzione di oltre il 60% della liquidità erogata (con entrambe le Ltro) alle banche italiane e spagnole che hanno investito su titoli pubblici a cedola ben più alta del costo di fornitura del denaro. Come si nota dai tassi future che gli operatori del Liffe hanno corretto nell’ultima settimana, l’Euribor 3 mesi dovrebbe aumentare a quota 0,25% per metà marzo e proseguire con lievi rialzi superando la soglia dello 0,4% per fine anno.
Le ultime stime Bce, confortate dal dato mensile positivo riguardante gli ordinativi dell’industria manifatturiera tedesca nel dicembre ‘12, hanno consentito di ribadire le aspettative per la ripresa dell’economia europea nella seconda parte dell’anno.
Se alla fiducia per l’uscita dall’attuale fase recessiva continua ad accompagnarsi la visione dell’istituto centrale europeo come agente a contrasto della speculazione e si procede a stimare nell’importo di circa 200 miliardi di euro la liquidità che quest’anno dovrebbe percorrere la strada inversa per tornare sui Paesi periferici, rispetto ai 900 trasferiti verso Germania e altri virtuosi nel corso dell’ultimo quinquennio, allora si comprende che l’orientamento dei gestori professionali è rivolto ad alleggerire il peso dei Bund nel portafoglio.
Tuttavia, dopo un mese di gennaio trascorso allegramente, l’attuale fase di risk-off risulta condizionata dai fattori negativi per l’incertezza sull’esito delle elezioni politiche italiane, dalle quali potrebbe uscire una classe dirigente incline alla frammentazione economica e finanziaria europea, per l’inchiesta giudiziaria sul Monte dei Paschi di Siena e per lo scandalo che tocca il partito del primo ministro spagnolo: in questo senso può essere letta la variazione in aumento del future sul Bund nello stesso giorno di venerdi scorso in cui tutte le Borse europee hanno chiuso positive, il decennale tedesco ha guadagnato un punto base in termini di rendimento finendo a quota 1,61% e si è realizzato un leggero restringimento dello spread italiano a 294 punti base.
E’ ipotizzabile pertanto che l’Irs 10 anni (fixing 1,88% in data 8 febbraio 2013), dopo una fase di propensione al rischio che lo ha spinto fino all’1,94% al termine di gennaio, abbia iniziato ad attraversare un periodo caratterizzato dal protrarsi o dall’aggravamento delle criticità indicate: ne deriverebbero conseguenze in termini di stabilità o lieve contrazione dei tassi per le prossime settimane.
(per le previsioni sui tassi variabili dei mutui per la prossima settimana: “Previsioni Euribor 3 mesi del 15 febbraio 2013“)
(per le previsioni del mese prossimo sui tassi fissi dei mutui: “Previsioni Euribor e Irs a marzo 2013“)
L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.
Previsioni Euribor e Irs a gennaio 2013
Pubblicato da L'Autore in Investimenti borsistici il 13 gennaio 2013
I contenuti emersi dalla conferenza post riunione del consiglio direttivo Bce di gennaio non si discostano da quelli espressi il mese scorso: inflazione invariata, vista sotto il 2% per il 2013 ma a rischio per imposte indirette e prezzo del petrolio; dati congiunturali che mostrano ulteriore debolezza e aspettative di ripresa economica per la seconda metà dell’anno.
La politica monetaria della Bce resta accomodante, coi tassi fermi anche a gennaio (da luglio 2012: P/T 0,75%; rifinanziamenti marginali 1,5%; depositi overnight 0%) secondo corretta previsione degli operatori del Liffe.
Venerdi increspatura dei tassi interbancari (360): l’Euribor 3 mesi, che ha proceduto piatto dalla seconda metà di novembre, chiude la settimana in rialzo a 0,195% (fixing 11/01/2013) ma non troppo lontano dal minimo storico dell’11 dicembre scorso (0,181%). Lunedi 7 è risultato stabile a 12,4 punti base il differenziale Euribor-Ois.
Sul brevissimo termine, invece, rimangono fermi i tassi a 1-2-3 settimane nel corso delle ultime tre sedute. Eonia a 0,067% l’11 gennaio.
Nonostante il governatore della Banca centrale abbia riferito espressamente che non è in programma una exit strategy dalle misure straordinarie e che, oltre alla stabilizzazione dei mercati, si renderebbero necessarie condizioni macro migliorate, gli operatori di Londra hanno deciso di rialzare le previsioni dell’Euribor 3 mesi lungo tutta la scaletta, con punte di 9 centesimi sulle scadenze di medio periodo rispetto alla settimana prima. Al giorno 11 gennaio 2013 non si rilevano attese di manovre sui tassi che la Bce potrebbe operare per inizio febbraio.
Draghi ha sottolineato il miglioramento delle condizioni di accesso al credito ma, nel contempo, l’indispensabile contributo della domanda perché i flussi raggiungano in quantità soddisfacente l’economia reale. In lieve crescita depositi giornalieri presso Bce e conti correnti, complessivamente a quota 733 miliardi di euro giovedi scorso, a cinque giorni dalla chiusura del periodo di mantenimento della riserva obbligatoria.
La decisione unanime sui tassi è stata presa dal Consiglio Bce anche in virtù dei riscontrati miglioramenti sui mercati finanziari, dove è tornata la fiducia: stabilizzazione negli ultimi sei mesi con volatilità ai minimi e rendimenti in discesa significativa.
Grande sollievo suscita il debito pubblico tricolore, anzitutto, per il quale riscoprono interesse gli investitori stranieri in uscita dai mercati emergenti: con la più marcata reattività tra i periferici, i Btp triennali tornano alle percentuali di rendimento lordo del primo trimestre 2010, quando convincimenti radicati rappresentavano quello italiano come l’unico investimento “sicuro” e lo spread come un imbroglio da anglofili, mica competenza da primi ministri col francese facile.
Fa da contraltare l’alleggerimento (ma non certo l’abbandono che lascerebbero intendere le apparenze euforiche degli ultimi brindisi festivi) del tradizionale rifugio dei titoli tedeschi nei portafogli degli investitori istituzionali che dispongono da tempo di notevole liquidità.
Dopo l’ultimo mese del 2012 caratterizzato da oscillazioni modeste del rendimento del Bund e dello stesso Irs 10 anni, il cui andamento tra 1,58% e 1,71% ha ricalcato perfettamente le attese del movimento laterale del decennale tedesco, l’interrogativo più attuale riguarda la stima del valore vero del titolo federale. In forza dell’analisi di un percorso storico che vedeva lo stesso governativo superare l’1,8% quando, a fine 2011, periferici col Prodotto Interno Lordo “pesante” sembravano mandare in frantumi l’Euro, il Bund è stato ultimamente rivisitato per restituire ben oltre l’1,58% di venerdi scorso, nonostante i derivati sull’Eurex suggeriscano cifre più miti.
Tra i recenti segnali indicativi della giusta direzione: il raggiungimento dell’accordo politico statunitense per evitare il fiscal cliff, il soddisfacente esito delle ultime aste spagnole e italiane e l’emissione a tasso negativo dei bond del Fondo Salva Stati (ESM), organismo a cui possono ricorrere i Paesi impossibilitati a finanziarsi sul mercato, ma solo dopo aver concordato condizioni riguardanti l’austerità fiscale o le liberalizzazioni.
Se il decennale tedesco venisse ancora venduto, pur nei limiti della consueta logica del trading range che contempera l’operatività allo scenario recessivo e al lento ma progressivo rafforzamento del progetto europeo, nelle settimane successive si assisterebbe all’avvicinamento dell’Irs 10 anni a quota 2% con andamento al rialzo dal fixing 1,82% dell’11 gennaio 2013.
(per le previsioni della settimana prossima sui tassi variabili dei mutui: “Previsioni Euribor 3 mesi del 18 gennaio 2013“)
(per le previsioni del mese prossimo sui tassi fissi dei mutui: “Previsioni Euribor e Irs a febbraio 2013“)
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Previsioni Euribor e Irs a dicembre 2012
Pubblicato da L'Autore in Investimenti borsistici il 10 dicembre 2012
Dopo l’ultima riunione del consiglio direttivo non cambia la politica accomodante della Bce a dicembre, come era prevedibile per via della crescita economica che viene nuovamente rinviata a fine 2013. Secondo stime l’inflazione scenderà sotto il cancelletto del 2%. Scontata l’impossibilità dell’attuazione della vigilanza bancaria entro fine anno.
La stabilità dei tassi base (P/T 0,75%; rifinanziamenti marginali 1,5%, depositi 0%) era stata preventivata largamente dagli operatori del mercato Liffe, ma sembra aver sorpreso quanti si aspettavano la novità del tasso negativo per disincentivare i depositi overnight. La discussione tra i membri del consiglio riguarda i pro e i contro di una manovra che dovrebbe apportare necessariamente integrazioni all’automatismo del “corridoio” tassi (differenza 75 p.b.): alle attuali condizioni, infatti, un ulteriore taglio indurrebbe le banche a svuotare i depositi Bce per “travasare” il denaro nei conti correnti, dove maturano interessi al tasso principale nel limite della riserva obbligatoria (oltre limite: 0%); i fondi così girati, in ogni caso, non finanzierebbero l’economia reale. Giovedi scorso, tra depositi e conti correnti, erano presenti 721 miliardi di euro: un livello quasi uguale a quello del giovedi prima e ancora vicino ai circa 800 miliardi registrati quando il tasso sui depositi era allo 0,25%.
Venerdi mattina c’è stata una minima ma significativa reazione proveniente dal circuito interbancario, dove il denaro è stato scambiato a saggi più bassi su tutte le scadenze: dopo alcune sedute caratterizzate da un andamento quasi piatto, in data 7 dicembre 2012 l’Euribor 3 mesi ha fatto registrare il nuovo minimo storico (fixing 0,187%) ed il parametro a scadenza 12 mesi è sceso di dodici millesimi. In ogni caso, con la stessa logica del programma di acquisti Otm che finora ha disinnescato le fiammate speculative sui debiti sovrani, la Bce intende prevenire il surriscaldamento del settore fornendo liquidità illimitata alle banche con aste trimestrali fino al 9 luglio 2013.
Gli operatori di Londra, sempre al 7/12/2012, danno credito alle voci di un prossimo taglio al costo del denaro nell’ordine di un quarto di punto, collocando temporalmente la manovra nel primo trimestre dell’anno prossimo, e rivedono al ribasso tutte le scadenze dei tassi impliciti nei futures sull’Euribor 3 mesi con punte di 15 centesimi sul lungo termine per via della sempre più fosca situazione economica. Il nuovo minimo, ancora una volta spostato avanti a significare il trascinamento di una crisi sempiterna, tocca quota 0,1% a metà 2013.
Le settimane trascorse, non certo per motivi macroeconomici, si è verificata la caduta dell’avversione al rischio e degli spread periferici: dagli oltre 360 punti base di inizio novembre, il differenziale italiano sul decennale tedesco è sceso sotto il 3%, per poi risalire alla notizia della probabile fine anticipata del Governo tecnico che ha restituito parte di credibilità alla carta italiana.
Le scelte degli investitori istituzionali hanno privilegiato i Paesi europei al Nord America alle prese col fiscal cliff ma gli acquisti dei Btp italiani, come quelli dei Bonos, non sono stati eseguiti per effetto della vendita delle obbligazioni emesse dalla Repubblica federale tedesca che, in tal modo, hanno dato ulteriore dimostrazione di affidabilità tenendo saldo il rendimento sul decennale non troppo sopra l’1,4%.
Anche nelle ultime sedute gli investitori hanno mantenuto vivo l’interesse per i titoli tedeschi (venerdi 1,29% per il decennale e addirittura rendimento negativo per il triennale) ed il future sull’Eurex ha fatto segnare +0,12% per la scadenza di marzo (al 7 dicembre Euro-Bund 10 anni: 145,73), rafforzato dalle aspettative inflazionistiche sotto al 2%.
Nonostante la discesa degli ordinativi provenienti dai Paesi vicini stia mettendo a dura prova la solidità del settore manifatturiero della Germania, isola sempre meno felice del centro Europa, il debito tedesco non viene abbandonato.
In quest’ottica si mantengono pressoché inalterate le aspettative ribassiste del tasso Irs 10 anni per le prossime settimane, in continuità con la fase apertasi il mese scorso.
(per le previsioni della settimana prossima sui tassi variabili dei mutui: “Previsioni Euribor 3 mesi del 14 dicembre 2012“)
(per le previsioni sui tassi fissi dei mutui del mese prossimo: “Previsioni Euribor e Irs a gennaio 2013“)
L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.
Previsioni Euribor e Irs a novembre 2012. Obamanomics is yet to come
Pubblicato da L'Autore in Investimenti borsistici il 11 novembre 2012
Inflazione ancora abbastanza alta, ben al di sopra del 2%, ma tassi di interesse confermati per la quarta volta consecutiva dalla Banca centrale europea (operazioni di rifinanziamento principali 0,75%; operazioni di rifinanziamento marginale 1,50%; depositi presso la banca centrale 0,00%) che, con un comportamento in linea con le attese, non ha determinato variazioni significative nelle condizioni di scambio del denaro all’interno del circuito interbancario.
L’Euribor 3 mesi, che nelle ultime due settimane è risultato in vistoso rallentamento e si è fermato per più di qualche seduta, ha toccato venerdi 9 novembre 2012 il nuovo minimo storico a quota 0,193%. Praticamente piatto anche l’andamento delle scadenze più brevi, mentre sembrano esserci altri margini di erosione per l’Euribor 6 mesi (fixing 0,366%) e per l’Euribor 12 mesi su base 360.
Con l’election day i tassi future sul Liffe, dopo giornate abuliche, hanno conosciuto ribassi da 1 a 7 centesimi lungo tutta la scaletta che si sono ripetuti, con minor intensità, venerdi scorso a causa delle continue preoccupazioni per il quadro economico generale, per la solita Grecia e per la Spagna intenzionata a rinviare a data da destinarsi la richiesta di aiuti finanziari.
Al 9 novembre 2012 l’Euribor 3 mesi è visto ancora in calo di circa due centesimi per metà dicembre 2012, quindi al minimo per marzo dell’anno prossimo e poi di nuovo in quota 0,19% a fine 2013.
Nulla di nuovo sul fronte depositi overnight presso Bce e conto corrente: 257 + 519 miliardi di euro rappresentano l’enorme massa di liquidità che giovedi scorso è rimasta custodita nell’istituto centrale senza raggiungere l’economia reale di alcuni Paesi dove l’accesso al credito per famiglie e imprese non è aiutato, e dove le banche – ha ricordato Draghi – devono rafforzare i bilanci per evitare richieste di aiuti.
La Bce continua a monitorare la condizione economica europea improntata all’incertezza e alla debolezza, con un rallentamento generale a cui fa riscontro un atteggiamento benevolo dei mercati indotto più dalle dichiarazioni di intervento con lo scudo anti-spread che dall’analisi dei dati macro.
La politica dei singoli Stati è impegnata nella realizzazione di riforme strutturali che sinora evidenziano progressi apprezzabili, soprattutto nel campo del lavoro, ma molto lenti.
L’effetto congiunto del consolidamento fiscale e della prontezza con cui può intervenire sui mercati l’istituto centrale, tuttavia, ha prodotto effetti incoraggianti visibili nella ripresa delle emissioni corporate e nell’abbassamento dei rendimenti delle obbligazioni pubbliche europee.
Nell’ultimo mese e mezzo le oscillazioni del prezzo del Bund sono state relativamente contenute grazie all’intervento della Bce, basato sulle intenzioni anti-spread non ancora messe in pratica ma sufficienti, non appena dichiarate con l’acronimo Omt, a far desistere i mercati dal porre in essere pratiche speculative. In sostanza, sotto l’ombra protettrice della banca centrale non sussistono motivi di panico per fare incetta del titolo rifugio né per liberarsene del tutto, considerato che la Germania scivola verso la stagnazione e che la Francia si è unita ai Paesi periferici in recessione, fra i quali Italia e Spagna.
In aggiunta la scarsa volatilità sarebbe stata favorita dall’attesa per l’esito delle presidenziali americane, coi mercati finanziari in stand-by a tifare per il candidato Romney supportato dalle grandi banche che, in caso di vittoria, avrebbe dato forza alle tesi di austerity sposate nell’Europa centrale in contrapposizione al modello negativo rappresentato per decenni dall’Europa del Sud.
La vittoria di Obama, la cui candidatura è stata finanziata dall’industria hi-tech e delle comunicazioni, ha sancito la conferma del presidente che più di ogni altro, nell’arco della storia americana, ha aumentato il debito pubblico (+50%) nel corso del mandato quadriennale ma non costituirà per forza di cose un elemento di continuità col passato. Dopo aver lanciato l’ultimo slogan sul “meglio che deve ancora venire” e dopo aver messo d’accordo le piazze finanziarie, da Wall Street alle europee tutte in rosso, il numero uno della Casa Bianca dovrà anzitutto valutare la vera natura del Congresso americano, con i ricchi repubblicani in maggioranza nella Camera dei Rappresentanti difficilmente disposti ad aumentarsi la pressione fiscale; quindi fare i conti con l’automatismo dei tagli alle spese (600 miliardi di dollari) e dell’aumento delle tasse (fiscal cliff) per la riduzione del disavanzo a stelle e strisce che, senza una proficua intesa tra forze politiche, si stima possa portare gli States in recessione con un abbattimento del Pil fino a 4,5 punti percentuali. Un’ipotesi devastante, in stile hurricane Sandy, alla luce del minacciato declassamento del giudizio sul debito federale e della mole ingente di titoli di Stato (Treasuries) acquistati dalla Federal Reserve, che ultimamente ha dato il via al terzo quantitative easing dagli effetti piuttosto blandi.
E’ questo, tra l’altro, uno dei motivi per cui in Europa le autorità si guardano bene dall’attivare ulteriori misure di politica monetaria che fanno uso di strumenti convenzionali e non, dalle quali scaturirebbero condizioni di rischio più che benefici.
Sia pur in considerazione della ben diversificata economia mondiale, lo scenario di un Nord-America in recessione avrebbe ricadute spiacevoli per l’economia del vecchio continente e di altre realtà come la Cina, alle prese con le riforme e con una crescita “rallentata” al 7,4% rispetto all’incremento medio pari al 10% del Pil sperimentato negli ultimi 33 anni.
Non a caso negli ultimi giorni sono piovute vendite sui periferici (spread italiano a 362 p.b. in risalita sui valori di fine settembre), sono stati effettuati acquisti sul Bund che hanno depresso il rendimento sul secondario a quota 1,35% e si è assistito ad una nuova impennata del future sull’Eurex (venerdi +0,1% per la scadenza di dicembre 2012).
Le attese sui tassi fissi dei mutui, dalle rilevazioni sui derivati, sembrano ricalcare l’iniziale calma piatta dei tassi variabili e segnano un punto di discontinuità con lo scenario delineato dai primi di settembre a causa dei ritardi con cui la politica europea risponde alla crisi. Il tasso Irs 10 anni potrebbe trovarsi all’inizio di una fase di lieve ribasso che, nelle prossime settimane, difficilmente farà registrare valori sotto quota 1,5%. Rimangono valide le considerazioni sopra riportate in ordine al movimento orizzontale del Bund e alla conseguente oscillazione del tasso Irs entro limiti non troppo ampi.
(per le previsioni sui tassi variabili della settimana prossima: “Previsioni Euribor 3 mesi del 16 novembre 2012“)
(per le previsioni del mese prossimo sui tassi fissi dei mutui: “Previsioni Euribor e Irs a dicembre 2012“)
L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.
Previsioni Euribor e Irs a giugno 2012
Pubblicato da L'Autore in Investimenti borsistici il 10 giugno 2012
La riduzione degli scambi registrata ultimamente sul mercato interbancario ha avuto effetto sulla stabilizzazione del fixing dell’Euribor 3 mesi, per quattro sedute consecutive a quota 0,663% (venerdi 8 giugno 2012), e sulla manifestazione di lievi increspature per le altre scadenze (alla stessa data: Euribor 1 mese a 0,383%; Euribor 6 mesi a 0,939%; Euribor 12 mesi a 1,222%).
A metà settimana il governatore Draghi, preso atto dell’abbondante liquidità presente nel sistema (e tuttavia male utilizzata, visti i 756,573 miliardi di euro depositati overnight giovedi scorso presso la Bce), ha escluso un ulteriore ricorso alle aste straordinarie a lungo termine ma ha rassicurato sull’utilizzo di prestiti agevolati a tasso fisso a tre mesi a favore degli istituti di credito: ne è derivato il raffreddamento delle quotazioni sulle scadenze più corte (in particolare, Eonia a 0,312% al 7 giugno).
Pertanto neppure questo mese la Bce ha ritenuto opportuno il ricorso allo strumento principale della politica monetaria: sono rimasti fermi tutti i tassi di riferimento (P/T 1%; depositi 0,25%; rifinanziamenti marginali 1,75%) ma le reazioni sono state in ogni caso positive in considerazione del fatto che gli istituti di credito commerciali continueranno ad essere assistiti con liquidità illimitata sino a metà gennaio dell’anno prossimo. Dopo l’iniziale delusione per l’esclusione di una nuova Ltro, i mercati hanno ripreso slancio e trascinato al rialzo i tassi future sull’Euribor 3 mesi, in salita da 2 a 9 centesimi su tutta la scaletta mercoledi scorso; tra i segnali di allarme in chiusura di settimana, invece, si è manifestata di nuovo una certa tendenza all’allargamento dello spread Euribor-Ois, risalito venerdi a 40 punti base.
Il mantenimento del costo del denaro – rimasto fermo anche per via delle stime sull’inflazione attesa sopra il 2% per il resto del 2012 e al di sotto della stessa soglia a inizio 2013 – non ha sorpreso la maggior parte degli osservatori né gli operatori del Liffe, che si aspettano tassi Euribor 3 mesi ancora in discesa fino al minimo di marzo 2013 (0,56%) e poi l’inversione di tendenza col ritorno ai livelli attuali per la fine dell’anno prossimo.
Il governatore Draghi non ha mancato di sottolineare gli sforzi intrapresi dagli Stati europei che devono perseverare a consolidare i conti attraverso i tagli della spesa pubblica senza aumentare la pressione fiscale, e al tempo stesso devono attuare riforme strutturali per la crescita.
L’unificazione della politica fiscale non è un processo che si può realizzare in poco tempo e con facilità, ma in ogni caso la posizione di non-decisione tenuta da Berlino è considerata opportunistica da alcuni osservatori per ragioni riconducibili all’attuale facilità di finanziamento per la Germania (tasso 0% sui titoli pubblici a 2 anni e tasso all’1,3% sulla durata decennale) e per le imprese locali (1,5%, cioè 5 volte meno del costo sostenuto dagli imprenditori italiani e spagnoli), mentre sarebbero i tassi crescenti sino a divenire insostenibili a fare piazza pulita dei periferici Grecia, Portogallo e forse anche Spagna.
Nelle settimane passate i titoli governativi tedeschi erano stati fortemente acquistati da investitori che li avevano considerati difensivi in un contesto futuro di disgregazione del sistema e di ritorno al Marco: solo così si può giustificare un tasso di rendimento del decennale sceso sino all’1,14% che, con l’inflazione europea ben al di sopra, comporta il pagamento (anziché la remunerazione!) di una percentuale sul capitale affidato in custodia dagli investitori.
Successivamente, come accade di solito quando un’attività finanziaria è iper-comprata, il brusco processo opposto di vendita dei titoli tedeschi ha rialzato i rendimenti (1,33% venerdi scorso) e risollevato l’Irs 10 anni (fixing 1,79% in data 08/06/2012). Il parametro preso a riferimento per i mutui a tasso fisso di durata decennale, negli ultimi trenta giorni, è sceso in maniera quasi continuativa dal 2,07% all’1,66% del 1° giugno, per poi risalire.
Tuttavia, più che individuare una tendenza al rialzo dei tassi Irs ovvero il ritracciamento profondo del Bund e l’appiattimento dei rendimenti del Btp, per il quale si riscontra rinnovato interesse da parte degli investitori d’oltreoceano, sembra corretto segnalare che l’attuale fase di mercato potrebbe contraddistinguersi anzitutto per l’elevata volatilità derivante dalla complicata soluzione della crisi del vecchio continente. E’ tornato a puntare verso l’alto il future sull’euro-Bund venerdi scorso, segnando +0,25% sulla scadenza di settembre del mercato telematico Eurex.
La fissazione di un limite massimo di 100 miliardi di euro concessi sabato dall’Eurogruppo per il sostegno alla ricapitalizzazione del sistema bancario spagnolo costituisce solo l’ennesima tappa di un processo di integrazione politica e fiscale tortuoso sul quale, negli ultimi giorni, hanno voluto far sentire il loro peso anche gli Stati Uniti, preoccupati per le sorti di un importante partner commerciale.
(per le previsioni Euribor della prossima settimana: “Previsioni Euribor 3 mesi del 15 giugno 2012“)
(per le previsioni sui tassi fissi del mese prossimo: “Previsioni Euribor e Irs a luglio 2012“)
L’autore, Gianluca Libbi, nega ogni autorizzazione a copiare e ripubblicare per intero i testi presenti su questo sito web, "www.questidenari.com", in qualsiasi altro luogo. Leggere le informazioni di copyright per ulteriori dettagli.








